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Quanto è cresciuto il costo del lavoro in Europa

Nel primo trimestre 2019 in aumento del 2,4% nella zona euro e del 2,6% nell’Unione europea, afferma l’Eurostat

di Redazione

Nel primo trimestre 2019, il costo del lavoro orario è cresciuto del 2,4% nella zona euro e del 2,6% nell’Unione europea. L’aumento si registra dopo il dato dell’ultimo trimestre del 2018, in cui l’incremento del costo orario è stato per le due aree in considerazione, rispettivamente del 2,3% e del 2,8%.  Per quanto riguarda i singoli Stati membri, quelli che hanno registrato un incremento maggiore per l’intera economia, su base annua sono stati: la Romania e la Bulgaria, rispettivamente +16,3% e +12,9%, mentre l’unico paese che ha mostrato un decremento, seppur lieve, del costo del lavoro è stata la Grecia, che segna -0,2% rispetto al primo quarto del 2018. A livello settoriale, nella zona euro, l’aumento maggiore è stato del 2,5% del settore industriale, seguito dal +2,3% delle costruzioni e dalla crescita del 2,3% nei servizi.

Il rapporto Eurostat evidenzia che il costo del lavoro si compone dei costi relativi agli stipendi e i costi non salariali, quindi tasse e contributi, e che nell’eurozona il primo è aumentato del 2,5%, mentre la seconda del 2,2%. Mentre nell’Unione Europea il costo orario per stipendi è cresciuto del 2,7%, mentre quello della componente non salariale del 2,1%.

Per quanto riguarda l’Italia la crescita del costo del lavoro è in linea con la media europea, infatti registra la stessa percentuale di crescita del 2,6%. Ma la differenza evidente che si nota è il diverso aumento distribuito nelle due componenti: i salari sono aumentati dell’1,9%, mentre la parte del costo non salariale è risultata in crescita del 4,2%. Relativamente all’Italia, il settore che mostra la crescita maggiore del costo del lavoro orario è l’industria, +3,3%, a cui seguono servizi e costruzioni, rispettivamente 2,6% e 3%.

Sempre oggi, l’istituto di ricerca europeo ha reso noto il report sul tasso di posti di lavoro vacanti nel primo trimestre dell’anno, percentuale che resta stabile sia nell’Eurozona al 2,3% (nel primo trimestre del 2018 si attestava a 2,1%), che nell’UE28 a 2,4% (rispetto al 2,3% dell’anno precedente). Nello specifico degli Stati, il tasso maggiore è stato registrato in Croazia, al 6,4%, e a distanza in Belgio, 3,6%, al contrario i tassi minori sono quelli di Grecia e Spagna, rispettivamente 0,6% e 0,9%. In questa classificazione l’Italia non compare – insieme ad altri paesi quali Francia, Malta e Danimarca – perché non confrontabile con gli altri Stati, poiché come specifica l’Eurostat, per comporre il tasso sono state prese in considerazione solo le imprese con almeno dieci dipendenti.

 

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