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Il Mezzogiorno (di nuovo) in difficoltà

I recenti studi di Confindustria e Confcommercio descrivono un Sud distante dal resto dell’Italia e dall’Europa

di Redazione

L’economia del Sud Italia rischia di cadere in una nuova crisi, queste sono le preoccupazioni riscontrate da Confindustria e da Confcommercio, che in due studi separati sono giunti alle stesse conclusioni. Dopo i segnali di crescita che mostravano una ripresa dalla crisi del 2008, il Sud per questi primi mesi del 2019 mostra un affievolimento della sua capacità di spinta, che si era manifestato secondo Confindustria già nella fine del 2018. 

Come emerge dall’analisi di mezza estate condotta da Confindustria e dal centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno di Intesa San Paolo, l’indice sintetico dell’economia meridionale nel 2018 continua a crescere, anche se a ritmi più lenti se confrontato con l’andamento dell’anno precedente.

A pesare maggiormente sono in particolar modo gli indicatori che riguardano il Pil, l’occupazione e le imprese. Per quanto riguarda quest’ultimo indicatore, Confindustria rileva che il numero delle imprese ha smesso si crescere, fermandosi a 1,6 milioni di attività. Mentre allarmante è la situazione dal punto di vista del lavoro: i primi tre mesi del 2019 rappresentano il terzo trimestre di fila che fa registrare al Sud Italia un calo dell’occupazione, con tassi particolarmente elevati di disoccupazione giovanile, arrivata fino al 51,9% il che equivale a dire che più di un ragazzo su due in quest’area geografica non lavora. Un’emergenza quella del lavoro che unita ai preesistenti dislivelli strutturali, amplifica sempre più il divario tra Nord e Sud, ma soprattutto tra Sud Italia e Europa.

Come emerge dal rapporto di Confcommercio Nord-Italia verso l’Europa, Sud altrove, che mira a presentare i cambiamenti dell’economia delle regioni e l’evoluzione dei divari territoriali. A partire dall’Italia centrale e settentrionale che ha già raggiunto l’obiettivo europeo del tasso di occupazione nazionale al 67% entro il 2020. Nel Mezzogiorno meno della metà delle persone tra i 24 e i 65 anni è occupata, il tasso, nel 2018, è ancora al 48,2%, mentre al Centro è poco superiore all’obiettivo, 67,8% e al Nord arriva al 72,2%. In questo modo la media nazionale si registra al 63%.

Appare evidente, in aggiunta alla diminuzione dell’8,1% in dieci anni del Pil pro capite nel mezzogiorno – mentre nel Nord-Est il calo è stato dell’1,8% -, il ruolo fondamentale che gioca il divario di possibilità lavorative e di opportunità tra Nord e Sud Italia, tanto da far parlare del meridione italiano come di «un luogo di passaggio per chi ha possibilità di andare altrove», come lo definisce il direttore dell’ufficio studi Confcommercio Mariano Bella, commentando i dati.

Il tutto, in mancanza di una reale soluzione che faccia intravedere prospettive di crescita, comporta un conseguente spopolamento: tra il 2015 e il 2018 la popolazione nella macro-regione è diminuita di oltre 222 mila unità (a fronte delle 300 mila contate in tutta Italia), valore che si prevede crescerà nei prossimi 20 anni. 

 

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