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In Italia sono sempre meno le imprese artigiane

Tra il 2017 ed il 2018 lo stock di imprese artigiane è sceso di oltre 16.300 unità, registrando un -1,2% e confermando il calo medio annuo registrato nell’ultimo decennio.

di Redazione

Nonostante la lieve ripresa registrata nel secondo trimestre, nell’arco dei primi sei mesi del 2019 si è confermato il preoccupante stato di salute dell’artigianato italiano. A disegnare un quadro sulla situazione del settore è la CGIA di Mestre, secondo la quale nel primo semestre il numero di imprese artigiane è diminuito di oltre seimila unità (6.564 per la precisione), registrando cali in tutte le regioni italiane fuorché in Trentino Alto Adige. La diminuzione più consistente ha interessato l’Emilia Romagna, con 761 imprese in meno, seguita da Sicilia, con -700, e Veneto, -629.

In generale tra il 2017 ed il 2018 lo stock di imprese artigiane è sceso di oltre 16.300 unità, registrando un -1,2%, e confermando il calo medio annuo registrato nell’ultimo decennio. Tra il 2009 ed il 2018, infatti, le imprese del settore sono diminuite di 165.500 unità. Una caduta, spiega l’associazione di categoria, che non ha registrato soluzioni di continuità in tutto l’arco temporale analizzato.

A livello territoriale è il Mezzogiorno la macro area dove la caduta è stata maggiore, mentre a livello regionale la diminuzione più marcata ha interessato la Sardegna dove il numero il

numero di imprese artigiane attive è sceso del 18% (-7.664). Seguono l’Abruzzo con una contrazione del 17,2% (-6.220), l’Umbria con un -15,3% (-3.733), la Basilicata con il -15,1% (-1.808) e la Sicilia, che con una calo della stessa entità, ha perso 12.747 imprese.

Le cause di questa emorragia, che dura ormai da dieci anni, secondo il coordinatore dell’Ufficio Studi di CGIA, Paolo Zabeo, è da ricercarsi nella «crisi, nel calo dei consumi, nelle tasse, nella mancanza di credito e nell’impennata degli affitti». Per rilanciare l’artigianato, spiega ancora Zabeo, «è necessario, oltre ad abbassare le imposte e ad alleggerire il peso della burocrazia,

rivalutare il lavoro manuale. Negli ultimi 40 anni c’è stata una svalutazione culturale che è stata spaventosa. L’artigianato è stato dipinto come un mondo residuale, destinato al declino e per riguadagnare il ruolo che gli compete ha bisogno di robusti investimenti nell’orientamento scolastico e nell’alternanza tra la scuola e il lavoro, rimettendo al centro del progetto formativo gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese».

 

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