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L’Europa secondo i cittadini, tra timori e speranze

Il 40% dei cittadini pensa che, se non rafforza il suo ruolo, nel giro di 10-20 anni l’UE potrebbe disgregarsi, secondo lo studio pubblicato dall’ECFR (European Council on Foreign Relations)

di Redazione

La nuova Commissione europea si sta insediando in un clima ben descritto dallo studio pubblicato per l’occasione dall’ECFR (European Council on Foreign Relations) sulla base di 60 mila interviste. La ricerca è stata condotta in 14 paesi membri, che sono poi stati classificati in tre gruppi, a seconda del sentimento predominante dei cittadini: stressati (Italia, Ungheria e Grecia), impauriti (Francia, Repubblica Ceca e Slovacchia) e ottimisti (tra cui Germania, Spagna e Austria). Comune a tutti i paesi, eccetto che in Spagna, è però è la sfiducia: il 40% dei cittadini europei pensa che, se non rafforza il suo ruolo, nel giro di 10-20 anni l’Unione europea potrebbe disgregarsi e che i conflitti tra gli stati membri non siano una possibilità così remota (un terzo degli intervistati lo ritiene “possibile”).

Nel caso di disgregazione la più grande paura dei cittadini europei intervistati sarebbe quella di perdere forza contrattuale e autonomia rispetto a potenze quali USA, Russia e Cina, infatti come spiega Susi Dennison, autrice della ricerca, «gli europei hanno più fiducia nell’Unione che nel governo nazionale quando si tratta di difendere i propri interessi rispetto alle potenza globali».

Il sondaggio rivela il desiderio degli intervistati di vedere un’UE agire come attore forte e indipendente spinto da un sentimento paneuropeo, ma nonostante la fiducia che ripongono nelle istituzioni sovranazionali, la maggior parte di essi ammette di essere scettico sulle reali capacità dell’UE di proteggere i loro interessi nazionali.

Emergono quindi in molti paesi, almeno per quanto riguarda la questione commerciale, opinioni contrastanti e l’Italia rispecchia questo sentimento: se il 32% degli italiani sostiene che il miglior rappresentante degli interessi nazionali sia il governo, il 17% crede nelle capacità dell’Europa, un ulteriore 17% in entrambi, mentre il 16% in nessuna delle due istituzioni.

Tra i paesi che più credono nella capacità di proteggere i propri interessi dei governi nazionali lo studio annovera la Repubblica Ceca, dove il 46% dei cittadini lo sostiene contro solo l’8% che affiderebbe le negoziazioni commerciali all’UE, e l’Austria, dove le quote sono rispettivamente 41% e 17%. La maggior parte dei cittadini europei però auspica una risposta unitaria non solo in campo commerciale, ma anche sulla questione dei cambiamenti climatici: il 62% degli intervistati – la maggior parte in tutti gli stati, meno che i Paesi Bassi – crede che il tema ambientale deve essere prioritario nell’agenda europea. 

 

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