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Il rischio povertà in Europa e in Italia

Nonostante nell’UE si registri un tendenziale calo della popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale, il dato è ancora lontano dagli obiettivi della strategia Europa 2020. Nel 2018 nel nostro paese il dato si attesta al 27,3%, in aumento rispetto al 2008

di Redazione

Nel 2018 oltre 109 milioni di persone, che rappresentano il 21,7% della popolazione nell’Unione europea, secondo i dati diffusi dall’Eurostat in occasione della Giornata internazionale per estirpare la povertà, era a rischio povertà o esclusione sociale. L’istituto europeo di statistica specifica che per essere considerati tali è necessario essere almeno in una delle tre situazioni identificate: essere sotto la soglia di povertà del proprio paese anche dopo aver ricevuto un sussidio monetario, essere in grave deprivazione materiale o vivere in una famiglia con un’intensità di lavoro molto bassa. Il trend evidenzia dopo l’incremento registrato dal 2009 al 2012, anno in cui si è raggiunto il picco massimo del 24,7% della popolazione a rischio, un calo progressivo del dato, arrivando anche a livelli più bassi del 2008 (due punti percentuali in meno).

Nonostante la tendenza in diminuzione, solo rispetto al 2017 si è registrato un -0,7% di popolazione nella fascia, solo 8,2 milioni di persone sono state escluse dal rischio di povertà ed esclusione sociale rispetto al 2008, preso come anno di riferimento, mentre l’obiettivo europeo, che è anche uno degli obiettivi chiave della strategia Europa 2020, era quello di far uscire 20 milioni di europei rispetto allo scenario precedente.

Con riferimento al 2018 dal report emerge che tra gli stati membri quello che registra il tasso più alto è la Bulgaria, dove il 32,8% della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale, seguito da Romania e Grecia, in cui è nella stessa situazione rispettivamente il 32,5% e il 31,8% dei cittadini. Al versante opposto della scala invece, Repubblica Ceca e Slovenia, dove situazioni di rischio sono individuate per il 12,2% e 16,2% della popolazione. Comunque i paesi scandinavi, la Germania e la Francia riportano tutti percentuali al di sotto della media UE.

Tra gli Stati che invece hanno evidenziato una tendenza opposta a quella mostrata dalla media UE, il Lussemburgo, l’Estonia, la Greci e la Spagna hanno registrato nell’ultima rilevazione tassi più alti di quella effettuata dieci anni prima.

Analizzando le tre sottocategorie individuate dall’Eurostat si nota che la maggior parte degli europei a rischio rientra nella prima situazione: circa una persona su sei a rischio povertà lo è anche dopo aver ricevuto sussidi monetari, il che significa che il loro reddito disponibile rimane sotto la soglia di povertà del loro paese: il 5,8% si trova in una situazione di grave deprivazione materiale e uno su 11 vive invece in una famiglia a bassa intensità di lavoro, ovvero in cui gli adulti lavorano meno che il 20% del loro orario di lavoro potenziale.

Per quanto riguarda l’Italia, il paese è il primo tra gli Stati membri europei “avanzati” per tasso di popolazione a rischio povertà, sono infatti il 23,7% degli italiani, ed è anche uno tra le nazioni che ha registrato un aumento della quota rispetto al 2008, di circa l’1,8%. Guardando il dato a livello territoriale, sempre secondo l’Eurostat, le regioni più esposte sono la Campania, dove la percentuale di coloro a rischio povertà o esclusione sociale sale al 41,4% e la Sicilia, in cui arriva al 40,7%. di popolazione nella fascia.

 

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