Approfondimenti – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Tue, 14 Jul 2020 14:21:54 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.4 Coronavirus, la situazione nel mondo https://www.t-mag.it/2020/07/14/coronavirus-la-situazione-nel-mondo/ https://www.t-mag.it/2020/07/14/coronavirus-la-situazione-nel-mondo/#respond Tue, 14 Jul 2020 14:21:50 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148994 L’emergenza non è ancora passata e in alcuni paesi si torna a fare ricorso ai lockdown, totali o locali. In Italia si continuerà con l’uso di mascherine nei luoghi chiusi, distanziamento sociale e igienizzazione

di Redazione

La situazione coronavirus non è ancora risolta, né del tutto sotto controllo a livello mondiale: i casi sono ormai oltre 13 milioni, la curva continua a crescere, le vittime accertate sono 573 mila e si hanno ogni giorno numeri record negli Usa e in America Latina, ma nuovi casi e focolai si stanno verificando, come in Italia, anche in paesi che hanno superato il periodo di vera e propria emergenza.

Per evitare nuovi stati di emergenza molti paesi che già hanno vissuto esperienze di lockdown, più o meno totale, hanno deciso di adottare di nuovo misure protettive.

In Australia, che grazie ad un lockdown parziale e molti tamponi effettuati ha potuto vantare solo 9 mila casi di contagio nella prima ondata di coronavirus, si teme un “ritorno” tanto che è stata confinata per sei settimane tutta la zona metropolitana di Melbourne e feste e assembramenti sono stati vietati anche nelle zone limitrofe.

In Spagna per un improvviso aumento dei contagi sono stati dichiarati zona rossa otto comuni da cui non è consentito uscire né entrare, nei quali rimarranno aperte solo le attività essenziali e gli spostamenti per necessità.

Nuove chiusure a causa di casi che hanno fatto temere nuove ondate di contagi sono poi state applicate in Cina, a Hong Kong, Iran e Giappone.

Diverso è il caso degli Stati Uniti, in cui negli ultimi giorni si sono registrati aumenti anche di oltre 60 mila casi e il bilancio dei contagi è così salito a oltre 3,36 milioni. Per questo motivo alcuni Stati hanno riproposto di tornare a misure di chiusura adottate – anche se non in modo massiccio, almeno non da evitare la diffusione del virus – già nei mesi precedenti: la California ha deciso di reintrodurre restrizioni, tra cui la chiusura di ristoranti, bar, parrucchieri, musei e luoghi di culto.

In Italia, non esente da focolai localizzati, il ritorno ad una completa normalità potrebbe tardare ulteriormente, infatti oltre alle ipotesi di proroga dello stato di emergenza – che dovrebbe decadere il 31 luglio – per altri tre mesi o fino al 31 dicembre 2020, si attende un nuovo DPCM per aggiornare le regole per le prossime settimane.

Per quanto riguarda l’uso obbligatorio di mascherine nei luoghi chiusi, sul distanziamento sociale e sull’igienizzazione, questi resteranno i pilastri. Inoltre, la riapertura di discoteche al chiuso e la possibilità di organizzare fiere e sagre, inizialmente previste per il 14 luglio, verranno posticipate probabilmente di altri 15 giorni. Mentre per i viaggi, si conferma il blocco per 13 paesi a rischio, esclusi gli Stati Uniti anche se i cittadini americani che arrivano in Italia dovranno sottoporsi a due settimane di quarantena. Come ultima novità, dovrebbero ulteriormente cambiare le regole per chi viaggia in aereo: dovrebbe essere eliminato il divieto di portare a bordo e riporre il bagaglio a mano nelle cappelliere, precedentemente imposto dall’Enac.

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Il lavoro in Europa nel primo trimestre 2020 https://www.t-mag.it/2020/07/13/il-lavoro-in-europa-nel-primo-trimestre-2020/ https://www.t-mag.it/2020/07/13/il-lavoro-in-europa-nel-primo-trimestre-2020/#respond Mon, 13 Jul 2020 14:02:09 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148963 I dati Eurostat sul flusso del mercato del lavoro, mostrano che i primi effetti delle misure adottate dai singoli Stati contro il coronavirus hanno comportato una riduzione degli occupati e dei disoccupati in favore di un aumento dei lavoratori transitati nell’inattività

di Redazione

Il primo trimestre del 2020 è stato il primo periodo in cui il mercato del lavoro ha subito gli effetti, seppur limitati nel tempo, delle misure anti-contagio da coronavirus adottate dagli Stati dell’UE. Secondo i dati dell’Eurostat sui flussi del mercato del lavoro europeo, tra il quarto trimestre del 2019 e il primo di quest’anno, è stato registrato un record negativo – dal 2010, anno di inizio della serie storica – di persone che hanno trovato lavoro, solo 2,6 milioni di europei. Il che significa che solo una quota corrispondente al 20,4% della popolazione disoccupata tra ottobre e dicembre 2019 ha trovato lavoro tra gennaio e marzo 2020, mentre nello stesso periodo i disoccupati sono rimasti 6,9 milioni e invece la restante parte, circa 3,3 milioni di persone, è diventata economicamente inattiva.

Il numero delle persone disoccupate che hanno trovato un’occupazione nei primi tre mesi del 2020, è attenuato da quei 2,2 milioni di persone che invece hanno subito il processo opposto, cioè da occupati nell’ultimo quarto del 2019 sono diventati disoccupati nel nuovo anno. Mentre un numero record di persone, 3,9 milioni di europei, è invece transitato dall’avere un lavoro ad essere classificato come inattivo.

Per quanto riguarda la quota di inattivi che ammonta a oltre 93 milioni di persone, la percentuale di coloro che sono passati allo stato di occupati è pari al 3,3%, corrispondente a quasi 3,3 milioni di persone, e al 3,2% per coloro che invece sono transitati allo stato di disoccupati.

Alla fine, in base ai dati Eurostat, i flussi in valore assoluto mostrano che il primo trimestre del 2020 chiude in negativo, rispetto ai tre mesi precedenti, per quanto riguarda gli occupati, che perdono 200 mila unità, la categoria dei disoccupati perde 500 mila unità, ma quella che ne risulta dai trasferimenti è quindi un aumento sostanziale del numero degli inattivi.

In Italia

I dati riferiti al contesto europeo mostrano una tendenza simile a quelli diffusi dall’Istat sul mercato del lavoro italiano. Infatti, anche nel caso nazionale, nel primo trimestre 2020, il numero di persone occupate diminuisce dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, inoltre, specularmente al caso europeo, i dati mostrano che il primo trimestre 2020 si caratterizza per il significativo calo del numero dei disoccupati contestualmente all’aumento di quello degli inattivi.

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Balzo della produzione industriale, cosa significa https://www.t-mag.it/2020/07/10/balzo-della-produzione-industriale-cosa-significa/ https://www.t-mag.it/2020/07/10/balzo-della-produzione-industriale-cosa-significa/#respond Fri, 10 Jul 2020 12:22:13 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148939 Occorre ricordare che l’aumento fa riferimento alla fase più alta del blocco delle attività avvenuto in aprile e che, con la ripresa della produzione in diversi settori fino ad allora fermi, il dato era prevedibile

di Fulvio Fammoni*

A maggio la produzione industriale aumenta del 42,1% rispetto al mese precedente. Può sembrare un incremento notevole, ma occorre considerare che fa riferimento alla fase più alta del blocco delle attività avvenuto in aprile e che, con la ripresa della produzione in diversi settori fino ad allora fermi, il dato è alto ma era prevedibile.

L’ampiezza del crollo precedente può invece essere così interpretata: nonostante questo forte rimbalzo la media degli ultimi tre mesi è ancora più bassa del 30% rispetto al trimestre precedente, e facciamo riferimento ad un periodo con una dinamica di crescita bassa. Le letture degli indici, in questo caso della produzione industriale, devono dunque rapportarsi con le diverse fasi che il nostro paese ha vissuto e sta vivendo: l’andamento stagnante o in leggero calo della produzione iniziato a fine 2018 e poi per tutto il 2019; la situazione dei mesi di gennaio-febbraio 2020; il successivo periodo legato alla crisi pandemica. Solo così si possono trarre giudizi realistici.

Su base annua, ad esempio, il calo del 20% di maggio è inferiore rispetto al mese precedente (ma occorre considerare le correzioni per i giorni lavorativi).

In questa situazione, nonostante che le più forti percentuali di aumento riguardino i beni durevoli, chi continua a soffrire di più sono le industrie tessili, quelle della fabbricazione di macchinari e attrezzature e la produzione di mezzi di trasporto. Meglio, anche se comunque in calo, la performance della produzione farmaceutica e delle industrie alimentari, come accaduto durante tutto il periodo pandemico.

Sulla base di questi andamenti, servono allora non solo le iniziative necessarie per evitare chiusure (Istat pochi giorni fa ha indicato pericoli di chiusura per il 38% di piccole imprese) che ovviamente affosserebbero ulteriormente occupazione, produzione e Pil, ma è necessario impostare  una nuova fase della produzione industriale in Italia a partire dal suo indirizzo e dalla sua qualità, a questo vanno particolarmente finalizzati gli investimenti pubblici già previsti e quelli realizzabili con i fondi europei.

Occorre chiamare il sistema imprenditoriale italiano ad uno scatto progettuale, di iniziativa e anche di nuovi investimenti privati; occorre agire sul clima di fiducia dei cittadini per far ripartire i consumi, elemento indispensabile per una ripresa anche della produzione.

Per questo, la premessa è non perdere ancora lavoro (il dato più importante relativo alla fiducia) ma anzi creare nuove occasioni di occupazione e servono risorse, non solo una tantum, fra cui il rinnovo di CCNL scaduti per oltre 10 milioni di lavoratori, che sono giustamente considerate a differenza di altri interventi, stabili nel tempo e quindi con una incidenza molto di più alta sul clima di fiducia.

*Presidente Fondazione Di Vittorio

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I consumi culturali sono sempre più digitali https://www.t-mag.it/2020/07/09/i-consumi-culturali-sono-sempre-piu-digitali/ https://www.t-mag.it/2020/07/09/i-consumi-culturali-sono-sempre-piu-digitali/#respond Thu, 09 Jul 2020 11:37:00 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148789 Il trend si è consolidato nella fase di lockdown durante l’emergenza sanitaria, ma già da prima le piattaforme e i servizi online erano tra gli strumenti più utilizzati per la fruizione di contenuti

di Redazione

Il digitale ha accompagnato il periodo del lockdown ed è stato il canale fondamentale e privilegiato, anche perché in molti casi l’unico possibile, di tutta una serie di attività quali la spesa, lo shopping, l’intrattenimento e il consumo culturale. Già dall’inizio della chiusura del paese si è rilevato l’incremento di servizi quali piattaforme di streaming e utilizzo di internet, che si sono dimostrati ottimi canali anche per la diffusione della cultura.

Un’indagine condotta da Impresa cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con la società di ricerca Swg, ha evidenziato sei cambiamenti e un effetto fortissimo del coronavirus e del lockdown sui consumi culturali degli italiani, mostrando proprio una crescita significativa dei consumi e dei servizi digitali e una profonda crisi dell’offerta dal vivo che si stava vivendo già prima dell’emergenza.

In generale si è assistito ad un aumento del 47% dei consumi televisivi durante il lockdown, con una crescita marcata per le piattaforme streaming in abbonamento, che in questo periodo hanno registrato un incremento del 34% dell’utilizzo, quindi di coloro che hanno ammesso di averne fruito di più, e dei canali a pagamento, del 20%.

Anche la lettura di libri è stata un’attività incrementata nei mesi appena passati, per il 14% degli intervistati. Nello specifico, anche in questo caso, il digitale ha contribuito all’aumento registrato: durante il lockdown un lettore su sei ha dichiarato di avere abbandonato la versione cartacea in favore di quella digitale. In particolar modo sono state preferite le versioni online di quotidiani, riviste e fumetti, mentre solo l’8% dei lettori di libri è passato nei mesi di chiusura, completamente alla lettura di e-book e il 18% che ha letto più spesso che in passato libri versione digitale.

Pur con l’incremento rilevato della lettura e pur essendo state le librerie le prime attività economiche a riaprire, secondo il primo Osservatorio Ali di Confcommercio, dopo il periodo di emergenza oltre il 90% delle librerie italiane ha segnalato un peggioramento dell’andamento economico della propria attività a causa della pandemia.

Al contrario delle altre attività culturali la cui digitalizzazione era già utilizzata prima del lockdown, la versione “smart” non è decollata per gli spettacoli dal vivo, che sono stati seguiti principalmente da quei fruitori che già prima della pandemia tendevano ad assistere a queste attività soprattutto in forma gratuita, e per le visite virtuali nei musei e siti archeologici. Infatti, solo il 4% ha usufruito di quest’ultima offerta culturale, mentre la maggior parte non ha sfruttato di questa possibilità sia perché non ne era a conoscenza, il 28% del totale, sia per libera scelta, il 51%.

Per quanto riguarda gli spettacoli dal vivo, seppure poco seguiti durante il lockdown, segnano la voglia di ripartire con circa un intervistato su tre che si dice disponibile a pagare di più per assistere a eventi culturali di questo tipo, mentre la quota supera 50% tra gli appassionati.

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L’andamento dell’economia in Italia e in Europa https://www.t-mag.it/2020/07/08/landamento-delleconomia-in-italia-e-in-europa/ https://www.t-mag.it/2020/07/08/landamento-delleconomia-in-italia-e-in-europa/#respond Wed, 08 Jul 2020 12:32:43 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148864 I segnali vanno letti nel loro insieme e che vanno tradotti in una strategia di ripresa. Le possibilità future sono strettamente legate alle scelte di prospettiva che saranno fatte

di Fulvio Fammoni*

Molti dati, anche tra loro apparentemente diversi, delineano l’andamento dell’economia in Italia e in Europa dopo il lockdown. Quello maggiormente negativo è della Commissione europea che, nelle sue stime relative alle previsioni del Pil 2020 peggiora il dato relativo all’Italia (-11,2% di Pil) più basso dell’1,7% di quello precedente, mentre non migliora quello sul 2021 che dal +6,5% passa al +6,1%.

I problemi riguardano in modo simile molti altri paesi (Spagna -11,2%; Francia -10,6%), dimostrando la pericolosità e pervasività della recessione causata dalla pandemia e confermando quanto sia essenziale il varo con effetti immediati del Recovery fund per i paesi più colpiti dal virus come l’Italia, ma per tutta l’Europa che comunque si prevede chiuda il 2020 con un -8,7% di Pil.

Queste pessime previsioni vanno confrontate con alcuni dei dati, sempre proposti dall’Istat, nella Nota mensile sull’andamento dell’economia e sul commercio al dettaglio. Il quadro internazionale resta complicato, particolarmente in alcuni settori (trasporti, turismo, ristorazione, ecc.) e nei primi segnali di ripresa dell’attività produttiva si possono leggere atteggiamenti difensivi di vari paesi verso le importazioni di prodotti esteri. Non ancora la riproposizione di dazi o vere e proprie forme di protezionismo ma da tenere sotto attenta osservazione.

Migliora il clima di fiducia a livello europeo così come in Italia, ma rimane lontano dai dati pur non brillanti del 2019 soprattutto per le imprese, mentre per le famiglie la maggior preoccupazione, oltre a quella sanitaria, sta diventando la disoccupazione.

Imprese

Il focus Istat sulle imprese allegato alla Nota economica conferma questa realtà. Il 38,8% delle imprese italiane (per circa 3,6 milioni di addetti) ha denunciato rischi di sopravvivenza nel corso dell’anno.

Ovviamente, questo pericolo è esponenzialmente più alto fra le piccolissime aziende e nei settori ancora oggi più colpiti dalle conseguenze della pandemia.

Sono rischi ovviamente collegati ad una caduta del fatturato e alla contrazione della domanda, ma la crisi evidenzia ed amplifica un problema storico dell’imprenditoria italiana: la mancanza di capitalizzazione con problemi di liquidità e accesso al credito che riguardano queste imprese e che occorre tenere in debito conto rispetto alle misure in atto e al ruolo dello stato e dei finanziamenti pubblici.

Una quota così ampia, se non si riduce drasticamente (non solo con risorse, ma anche con incentivi alle concentrazioni, infrastrutturazione e servizi comuni almeno a livello distrettuale) potrebbe ridurre notevolmente la nostra base produttiva, rallentando ancora di più le prospettive di ripresa dal 2021 in poi.

Va perciò indotta una strategia di ripresa del sistema produttivo basata su investimenti mirati, qualità nuova della produzione, aumento dei consumi e dell’occupazione; preoccupa invece che l’Istat indichi che più di un terzo delle imprese manchi di una strategia di reazione.

Commercio al dettaglio

L’ultimo dato disponibile è quello del commercio al dettaglio del mese di maggio. C’è un aumento consistente rispetto ad aprile, in parte previsto dopo il periodo di blocco totale, concentrato sui beni non alimentari, ma anche in questo caso la strada per il recupero rispetto alla situazione precedente è ancora lunga.

Sono segnali che vanno letti nel loro insieme e che vanno tradotti in una strategia di ripresa che veda partecipi in una vera e propria cabina di regia rappresentata da un’agenzia dello sviluppo che coinvolga anche le parti sociali. Le possibilità future sono adesso strettamente legate alle scelte di prospettiva che saranno fatte. I dati dimostrano che la propensione al consumo è ancora bassa mentre è in ripresa anche come forma difensiva quella verso il risparmio, condizioni legate ad attesa sull’andamento della situazione e a scarsa fiducia verso il futuro che solo interventi straordinari nella quantità e nella qualità e percepiti come immediatamente realizzabili a sostengo dell’economia e dell’occupazione possono cambiare.

*Presidente Fondazione Di Vittorio

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Commercio: recupero a maggio per le vendite al dettaglio https://www.t-mag.it/2020/07/07/commercio-recupero-a-maggio-per-le-vendite-al-dettaglio/ https://www.t-mag.it/2020/07/07/commercio-recupero-a-maggio-per-le-vendite-al-dettaglio/#respond Tue, 07 Jul 2020 14:30:44 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148850 L’Istat stima un aumento rispetto ad aprile del 24,3% in valore e del 25,2% in volume. Ma su base tendenziale si registra una diminuzione delle vendite del 10,5% in valore e dell’11,9% in volume

di Redazione

Consumi in risalita a maggio, con l’Istat che stima, per le vendite al dettaglio, un aumento rispetto ad aprile del 24,3% in valore e del 25,2% in volume. A determinare la variazione positiva sono le vendite dei beni non alimentari, che crescono del 66,3% in valore e del 66,6% in volume, mentre quelle dei beni alimentari diminuiscono in valore (-1,4%) e in volume (-1,6%).

Nel trimestre marzo-maggio 2020, le vendite al dettaglio registrano un calo del 20,6% in valore e del 21,8% in volume rispetto al trimestre precedente. Diminuiscono le vendite dei beni non alimentari (-37,4% in valore e -37,8% in volume), mentre le vendite dei beni alimentari mostrano variazioni positive (rispettivamente +1,5% in valore e +0,4% in volume).

«A maggio – è il commento dell’Istituto nazionale di statistica – i provvedimenti connessi all’emergenza sanitaria Covid-19 hanno consentito la progressiva riapertura degli esercizi commerciali, determinando un marcato aumento congiunturale delle vendite dei beni non alimentari, sia in valore sia in volume; tale crescita ha permesso un parziale recupero dei forti cali registrati nei due mesi precedenti. Sempre in termini congiunturali diminuiscono, per la prima volta dallo scorso agosto, le vendite di beni alimentari. Su base annua, le vendite del comparto alimentare restano in crescita, mentre permane molto negativa, pur se in miglioramento, la dinamica tendenziale dei beni non alimentari. Tra le differenti forme distributive, il commercio elettronico registra una ulteriore e forte accelerazione, confermandosi come l’unico settore in crescita in termini tendenziali».

Su base tendenziale il commercio però arretra, prosegue la nota. Si registra infatti una diminuzione delle vendite del 10,5% in valore e dell’11,9% in volume. Le vendite dei beni non alimentari sono in calo (-20,4% in valore e -20,6% in volume), mentre crescono quelle dei beni alimentari (+2,8% in valore e +0,1% in volume).

Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti ad eccezione di Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+12,4%) e Utensileria per la casa e ferramenta (+5,6%). Le diminuzioni maggiori riguardano Abbigliamento e pellicceria (-38,1%), Foto-ottica e pellicole, supporti magnetici, strumenti musicali (-37,4%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-34,8%).

Rispetto a maggio 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 4,4% per la grande distribuzione e del 18,8 % per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 23,0% mentre è in deciso aumento il commercio elettronico (+41,7%).

(fonte: Istat)

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La “doppia faccia” dello smart working https://www.t-mag.it/2020/07/06/la-doppia-faccia-dello-smart-working/ https://www.t-mag.it/2020/07/06/la-doppia-faccia-dello-smart-working/#respond Mon, 06 Jul 2020 15:01:42 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148817 Da un lato strumento utile per ottimizzare i tempi lavorativi, dall’altro rivoluzione culturale che avrà un impatto su economia e altri settori: una questione non più rinviabile

di Redazione

Ricorso allo smart working e crollo del turismo: un mix micidiale per bar, ristoranti e le altre attività del food, soprattutto nelle mete turistiche, nei centri cittadini e nei quartieri ad alta densità di uffici. Secondo un recente sondaggio condotto tra circa 300 imprese associate a Fiepet, la federazione italiana dei pubblici esercizi aderente a Confesercenti, un’impresa su tre registra un calo di oltre la metà del fatturato e il 21,8%, oltre due attività su dieci, teme la chiusura. Se la situazione dovesse continuare, l’87,5% degli intervistati valuterà di ridurre i dipendenti definitivamente.

C’è da considerare, poi, rileva Confesercenti, che «lo svuotamento delle città è impressionante»: quest’estate mancheranno all’appello, oltre ai circa 11 milioni di turisti stranieri, almeno 1,6 milioni di dipendenti pubblici in smart working, con serie conseguenze per il settore del food. Lo smart working è dunque da demonizzare? Il dibattito sull’argomento è stato, nelle ultime settimane, piuttosto vivace. Ma si tratta, in ogni caso, di una modalità lavorativa che presenta anche dei vantaggi, a patto che l’economia – nel suo complesso – sappia adattarsi ai nuovi modelli di business e di sviluppo.

In che modo lo smart working è stato utile durante l’emergenza sanitaria? Lo shock organizzativo familiare provocato dal lockdownad esempio risponde l’Istat nel Rapporto annuale 2020 – ha potenzialmente interessato tutti i nuclei con figli minori ed entrambi i genitori, o l’unico genitore, occupati/o. Si tratta di quasi tre milioni di famiglie. Una simulazione porta a stimare in quasi 900 mila quelle più esposte a tale criticità, a causa della professione dei genitori che ha richiesto la presenza fisica sul luogo di lavoro. Per le altre famiglie il lavoro a distanza potrebbe aver facilitato la gestione familiare, offrendo l’opportunità di testare in che misura lo smart working possa aiutare la conciliazione dei tempi di vita, una volta superata l’emergenza.

L’organizzazione del lavoro nel nostro paese è ancora molto rigida. Prima dell’epidemia, osserva l’Istat, lo smart working interessava un segmento limitatissimo di attività e di lavoratori: solo un milione e 300 mila occupati aveva usato la propria casa come luogo principale o secondario/occasionale di lavoro, pur  stimando che fossero almeno sette milioni quelli che esercitavano professioni potenzialmente in grado di consentirlo. Poi l’emergenza sanitaria ha imposto il passaggio repentino al lavoro da casa in molti settori come strumento indispensabile per contenere i rischi sulla salute pubblica. Anche a emergenza conclusa, si legge nel Rapporto, il lavoro a distanza potrà rappresentare uno strumento potente per ottimizzare tempi lavorativi, ridurre costi ed effetti ambientali. In questa prospettiva le competenze digitali si accreditano come fattore cruciale per aumentare la velocità di adattamento del nostro mercato del lavoro e ridurre i rischi di disoccupazione e segmentazione.

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«Quadro economico complesso e incerto» https://www.t-mag.it/2020/07/03/quadro-economico-complesso-e-incerto/ https://www.t-mag.it/2020/07/03/quadro-economico-complesso-e-incerto/#respond Fri, 03 Jul 2020 14:11:44 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148783 Lo sottolinea l’Istat nel «Rapporto annuale 2020 – La situazione del paese», spiegando che «la crisi determinata dall’emergenza sanitaria ha investito l’economia italiana in una fase caratterizzata da una prolungata debolezza del ciclo»

di Redazione

«A metà 2020 il quadro economico e sociale italiano si presenta eccezionalmente complesso e incerto. Al rallentamento congiunturale del 2019 si è sovrapposto l’impatto della crisi sanitaria e, nel primo trimestre, il Pil ha segnato un crollo congiunturale del 5,3%; i segnali più recenti includono: inflazione negativa, calo degli occupati, marcata diminuzione della forza lavoro e caduta del tasso di attività, una prima risalita dei climi di fiducia. Le previsioni Istat stimano per il 2020 un forte calo dell’attività economica, solo in parte recuperato l’anno successivo». È quanto viene spiegato nel Rapporto Annuale 2020 dell’Istat, i cui indicatori sono fortemente condizionati dall’emergenza coronavirus e dai mesi di lockdown.

«Nel 2019 – si legge nel Rapporto Istat – è proseguito il riequilibrio dei saldi di finanza pubblica, ma le azioni di bilancio volte a contrastare la crisi avranno un impatto rilevantissimo. Una rilevazione ad hoc dell’Istat presso le imprese mostra che i fattori di fragilità sono molto diffusi ed è cruciale la questione del reperimento della liquidità, seppure emergano elementi di reazione positiva. Il segno distintivo del Paese nella fase del lockdown è stato di forte coesione. Questa si è manifestata nell’alta fiducia che i cittadini hanno espresso nei confronti delle istituzioni impegnate nel contenimento dell’epidemia e in un elevato senso civico verso le indicazioni sui comportamenti da adottare. Nonostante l’obbligo di restare a casa, emerge l’immagine di una quotidianità ricca ed eterogenea, in cui la famiglia ha rappresentato un rifugio sicuro per molti, ma non per tutti. Le restrizioni non hanno impedito alle persone di dedicarsi alle relazioni sociali, alla lettura, all’attività fisica e ai tanti hobbies, consentendo di cogliere anche le opportunità che la maggiore disponibilità di tempo ha offerto alla gran parte della popolazione».

Nello specifico, la crisi determinata dall’emergenza sanitaria ha investito l’economia italiana in una fase caratterizzata da una prolungata debolezza del ciclo. Lo scorso anno il Pil è cresciuto di appena lo 0,3% e il suo livello è ancora inferiore dello 0,1% rispetto a quello registrato nel 2011. Nel primo trimestre 2020, il blocco parziale delle attività connesso alla crisi sanitaria ha causato effetti diffusi e profondi. Il Pil si è contratto del 5,3% su base congiunturale. Dal lato della domanda, i consumi privati hanno segnato una caduta del 6,6% rispetto al trimestre precedente, gli investimenti dell’8,1%, mentre vi è stato un contributo positivo delle scorte. Sul fronte degli scambi con l’estero, il calo delle esportazioni è stato più intenso di quello delle importazioni (rispettivamente -8,0% e -6,2%). Nella prima fase dell’emergenza sanitaria conclusasi il 4 maggio, il 45% delle imprese ha sospeso l’attività, in gran parte a seguito dei decreti del governo e circa una su sette per propria decisione Tra le imprese che si sono fermate prevalgono largamente quelle di piccola dimensione.

Le misure di contenimento dell’epidemia, prosegue l’Istat, hanno provocato una significativa riduzione dell’attività economica per una larga parte del sistema produttivo: oltre il 70% delle imprese ha dichiarato una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; oltre il 40% ha riportato una caduta maggiore del 50%. I fattori di fragilità sono molteplici. Il problema del reperimento della liquidità è molto diffuso, i contraccolpi sugli investimenti – segnalati da una impresa su otto – rischiano di costituire un ulteriore freno ed è anche preoccupante che il 12% delle imprese sia propensa a ridurre l’input di lavoro. Tuttavia, si intravedono fattori di reazione positiva e di trasformazione strutturale in una componente non marginale del sistema produttivo.

(fonte: Istat)

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Cosa ci dicono i dati Istat sul lavoro https://www.t-mag.it/2020/07/03/cosa-ci-dicono-i-dati-istat-sul-lavoro/ https://www.t-mag.it/2020/07/03/cosa-ci-dicono-i-dati-istat-sul-lavoro/#respond Fri, 03 Jul 2020 12:36:51 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148758 Cassa integrazione e blocco dei licenziamenti hanno attutito un già drammatico calo dell’occupazione e devono proseguire il più a lungo possibile mentre vengono attivate tutte le misure necessarie a far ripartire attività che confermino e sviluppino posti di lavoro

di Fulvio Fammoni*

Nel mese di maggio il calo degli occupati rispetto a febbraio 2020 è di circa 500mila unità. Un calo enorme che riporta il tasso di occupazione italiano indietro di molti anni al 57,6%.

Su base annua il calo è ancora più sostenuto e raggiunge le -613mila unità poiché un decremento degli occupati era già iniziato durante la fase di stagnazione economica di fine 2019. Il dato mensile è di -84mila unità risente della riapertura di alcune attività avvenuta proprio nel mese di maggio.

I dati Istat considerano attualmente tutte le persone in cassa integrazione come occupati. Come è noto, un bacino enorme (a maggio oltre 870 milioni di ore totali di cassa). È già stato evidenziato in aprile che chi paga maggiormente in questa fase gli effetti della crisi sono i precari. Circa il 90% dell’intero calo mensile dell’occupazione riguarda infatti i dipendenti a termine (-79mila) che su base annuale calano addirittura di -592mila unità.

I contratti a termine in scadenza, molti contratti interinali e stagionali non sono stati rinnovati, colpendo in modo evidente la parte più debole dell’occupazione, e questo dato – purtroppo – è destinato ad aumentare ancora con le future scadenze; così come il calo annuale di -204mila indipendenti riguarda in modo importante le prestazioni di chi è economicamente dipendente per una percentuale prevalente della sua attività da un unico committente.

A maggio, l’aumento dei disoccupati è di +307mila unità, mentre gli inattivi tornano a calare di meno 229mila unità. Con la fine del lockdown più estremo inizia a svanire l’effetto ottico del calo di disoccupati che rifluiscono nell’inattività. Non si riassorbe ancora il grande numero di inattivi che era cresciuto nei mesi precedenti ma, purtroppo, assieme al calo dell’occupazione, vedremo crescere molto nei prossimi mesi il numero dei disoccupati.

Va anche evidenziato che l’occupazione cala in tutte le classi di età comprese tra i 15 e i 49 anni, con un picco di -401mila occupati fra 35 e 49 anni; mentre ancora, seppur attenuata, si mantiene una crescita fra gli over 50.

I dati, che rilevano l’effetto drammatico della pandemia sul lavoro, confermano però anche che problemi già esistevano, nella produzione e nei meccanismi di sviluppo italiani. Elementi da tenere in debito conto nelle scelte delle prossime settimane che devono coniugare emergenza con prospettive di sviluppo, la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti hanno attutito un già di per sé drammatico calo dell’occupazione e devono proseguire il più a lungo possibile mentre vengono attivate tutte le misure necessarie a far ripartire attività che confermino e sviluppino posti di lavoro.

*Presidente Fondazione Di Vittorio

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La crisi del turismo estivo https://www.t-mag.it/2020/07/02/la-crisi-del-turismo-estivo/ https://www.t-mag.it/2020/07/02/la-crisi-del-turismo-estivo/#respond Thu, 02 Jul 2020 14:34:16 +0000 https://www.t-mag.it/?p=148732 A giugno si registrano perdite rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, tuttavia le prenotazioni per luglio e agosto e le presenze durante gli ultimi weekend portano a prevedere una ripresa delle attività. Pesa l’incertezza

di Redazione

L’estate 2020, che già si preannunciava difficile, è iniziata con segno negativo per gli operatori e imprenditori balneari che, oltre alle conseguenze sul turismo dovute all’emergenza coronavirus, hanno dovuto fare i conti con un giugno caratterizzato da maltempo anomalo rispetto agli anni passati. In un mese in cui generalmente le spiagge erano già piene, i dati del SIB, il Sindacato Italiano Balneari, confermano un calo delle presenze in tutte le regioni:  le perdite maggiori ci sono state nelle spiagge di Sardegna, Lazio e Molise che rispettivamente hanno fatto segnare l’80% e il 75% in meno di presenze rispetto a giugno del 2019. Seguono poi Campania e Basilicata che perdono il 70% delle presenze e Friuli Venezia-Giulia e Sicilia, che segnano entrambe il 65% in meno. Perdite più contenute, ma significative, si registrano in Emilia Romagna e Puglia, entrambe con il 40% di bagnanti in meno e Toscana, -30%. Le stime e le prenotazioni per luglio e agosto e le presenze durante gli ultimi weekend, portano a prevedere tuttavia una ripresa delle attività.  

Non sono state solo le spiagge a perdere affluenza lo scorso mese, secondo i dati della Coldiretti, quest’anno si contano 10 milioni di turisti in meno in Italia, tra italiani e stranieri, nel solo mese di giugno. Quasi 4 milioni di italiani, un calo del 54% rispetto allo scorso anno, hanno rinunciato a prendere le ferie a giugno per le incertezze e le difficoltà economiche generate dal coronavirus, a cui si aggiungono le partenze bloccate per oltre 6 milioni di turisti stranieri che in media pernottano in Italia nel mese.

Tedeschi e nordeuropei fanno segnare ancora poche presenze dalla riapertura delle frontiere, mentre completamente bloccati sono stati i turisti extraeuropei, soprattutto di Cina, Giappone e Stati Uniti. Un significativo calo delle presenze si verificherà, sempre secondo la Coldiretti, anche nei prossimi mesi protraendosi per tutta la stagione estiva, a causa proprio delle frontiere chiuse per gli statunitensi che sono i più numerosi tra gli extraeuropei e costerebbero all’Italia sia in termini di presenze, con 1,4 milioni di presenze in meno, che in termini economici, la spesa estiva dei turisti Usa è di 1,8 miliardi in Italia.

A tentare di sopperire, almeno in parte, al minor numero di presenze straniere, è il fenomeno delle “vacanze patriottiche”, secondo l’analisi Coldiretti/Ixe’, dei 34 milioni di italiani che andranno in vacanza, il 93% – contro l’86% dello scorso anno – trascorrerà nel paese l’estate 2020. Nello specifico, la maggior parte opterà per il turismo di prossimità, pochi giorni di vacanza in località vicino casa.

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