Vaticano e dintorni – T-Mag | il magazine di Tecnè https://www.t-mag.it Tue, 21 Oct 2014 13:04:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.2 La beatificazione di Paolo VI https://www.t-mag.it/2014/10/20/la-beatificazione-di-paolo-vi/ https://www.t-mag.it/2014/10/20/la-beatificazione-di-paolo-vi/#respond Mon, 20 Oct 2014 12:59:42 +0000 http://www.t-mag.it/?p=85457 paolo_viCon la solenne Celebrazione presieduta da Papa Francesco, e concelebrata da numerosi altri prelati, tra cui il Papa Emerito Benedetto XVI, è stato proclamato Beato Paolo VI, un grande uomo, un grande, e mai sufficientemente apprezzato Papa, che resse le sorti della Chiesa, in un momenti assai difficile.
Uomo colto e riservato, di una famiglia medio borghese della provincia bresciana, classe 1897, Giovanni Battista Montini, frequentate le scuole dai Gesuiti, entra in seminario appena conseguita la maturità. Durante il periodo seminariale ed universitario scrisse per il periodico “La Fionda” e si iscrisse alla FUCI, di cui diverrà assistente nazionale; ordinato sacerdote nel 1919, conseguì le lauree in Utriusque Iuris (doppia, in Diritto Canonico e Diritto Civile) all’Università Gregoriana (Pontificia), ed in Lettere e Filosofia alla Sapienza. Completò la sua formazione con gli studi diplomatici alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, collaborando con la Segreteria di Stato
Un impegno doppio, dunque, per Montini, che provvide a riorganizzare la FUCI, malgrado le difficoltà interne (i dissensi, soprattutto con i Gesuiti, sul ruolo e sull’educazione) ed esterne (le pressioni del Governo fascista, che come ogni dittatura, non sopportava organizzazioni non inquadrate, e che oltretutto minacciavano di rompere il monopolio educativo del regime). Nel 1933 si dimette da assistente nazionale FUCI, dedicandosi totalmente all’impegno diplomatico, divenendo (1937), sostituto della Segreteria di Stato ossia “braccio destro” dell’allora Segretario di Stato (Cardinal Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII). Eletto Pacelli, e scoppiata la II Guerra Mondiale, Montini coadiuvò il nuovo Papa nella diplomazia sotterranea che cercava “dietro le quinte” di salvare, per quanto possibile, la popolazione civile, in particolare ebrei (vennero così salvati dalla deportazione oltre 4000 ebrei romani) e rifugiati politici (esponenti politici del CLN). In quel periodo Montini sviluppò le sue amicizie con i personaggi che sarebbero divenuti protagonisti per decenni della futura Repubblica: Andreotti, Fanfani e soprattutto Moro.
Ala morte del Cardinal Ildefonso Schuster (titolare, per 25 anni, della Cattedra di S. Ambrogio), il Papa nomina (autunno 1954) Montini Arcivescovo di Milano. Era il periodo della grande migrazione dal Sud a seguito dell’ industrializzazione, nel contesto della “guerra fredda” e della durissima contrapposizione tra mondo cattolico e comunismo, e la questione operaia incrociava problematiche sociali di prim’ordine. Il neo Arcivescovo cercò di farsi promotore di un dialogo tra forze sociali, promuovendo le ACLI (Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani). Assai importante (nonostante i risultati inferiori alle aspettative) fu la Missione per Milano, per la quale chiese il supporto materiale delle principali forze economiche della città; la Missione aveva l’intendimento di un nuovo annuncio evangelico in un contesto che già faceva intravedere (come sempre, a Milano, in anticipo sui tempi) i grandi cambiamenti sociali poi esplosi negli anni, compresa la secolarizzazione; e alla società che cambiava, bisognava portare questo nuovo annuncio del Vangelo, in una Chiesa, quella meneghina, in cui vi erano dei fermenti che sarebbero poi esplosi, dal fenomeno delle dimissioni dei sacerdoti, a quello dei preti di frontiera (attivi a livello di impegno sociale, tra cui Don Antonio Mazzi e Primo Mazzolari), alla nascita del movimento Comunione e Liberazione, fondato da Don Giussani.
Morto Pio XII (autunno 1958) fu eletto Papa Angelo Roncalli (Giovanni XXIII), che tra i suoi primi atti, nominò Montini Cardinale. Giovanni XXIII indisse il Concilio Vaticano II, ai cui lavori preparatori destinò tra gli altri proprio il Cardinal Montini. Il Concilio iniziò l’11/10/1962 ma si interruppe quasi immediatamente, per la morte del Pontefice.
Il Conclave elesse come nuovo Papa proprio Montini, che assunse il nome di Paolo VI, il quale riprese i lavori conciliari, portandoli a termine l’8/12/1965. La fine del Concilio segnò l’esplosione dei problemi con lo stesso Pontefice messo in discussione (“si credeva sarebbe venuta una giornata di sole per la Chiesa; è venuta, invece, una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza” com’ebbe a dire il Papa nel 1972, aggiungendo un’espressione che destò scalpore, “da qualche fessura il fumo di satana è entrato nel Tempio di Dio”). Detestato dai conservatori, che mal tolleravano le sue aperture (soprattutto la riforma liturgica, ossia la Messa col nuovo rito, che aboliva la modalità sub secreto di alcune parti, più breve e nelle lingue nazionali; la difesa del rito antico, che – va detto – conferisce un maggior senso del sacro alla liturgia, sarà una delle cause dello “scisma” dei tradizionalisti, al seguito del vescovo Marcel Lefevre), e non sostenuto dai progressisti che le ritenevano timide, seppe mantenere pur in un quasi isolamento, un buon equilibrio nel Governo della Chiesa.
Primo Papa a viaggiare a livello internazionale; significative le visite in Terra Santa ed in Turchia, da cui ripartì il dialogo con le Chiese Ortodosse (resterà memorabile l’abbraccio col Patriarca Atenagora), e il suo discorso all’ONU; tra i suoi viaggi in Italia, si ricordano in particolare la Celebrazione della Messa della notte di Natale, nel 1968, all’acciaieria Italsider di Taranto, in cui gettò un ponte di dialogo verso il mondo del lavoro, con cui “anche da parte della Chiesa vi erano state incomprensioni”; la visita pastorale a Venezia, con la Messa in piazza San Marco al termine della quale tolse la stola papale, per metterla addosso al Patriarca, Albino Luciani, da lui stesso nominato Cardinale, e che sarà il suo primo successore (Giovanni Paolo I); significativa anche la visita a Pescara (1977).
Sua l’istituzione del Sinodo dei Vescovi (1965), uno dei “frutti” del Concilio; importante anche l’impegno per la pace: si deve a lui l’istituzione della Giornata per la Pace, celebrata nella Solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio (Capodanno).
Scrisse diverse Encicliche, tra cui le più significative furono la Populorum Progressio (1967), sullo sviluppo ed il rapporto tra i popoli (“Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario … I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido di angoscia”); e l’Humanae Vitae (1968), che rappresenta il fulcro della morale familiare e sessuale della Chiesa; il concetto centrale è l’inscindibilità tra atto sessuale e finalità procreativa, nel senso di non escludere, nel rapporto sessuale, la finalità procreativa (tramite uso di anticoncezionali, chimici o meccanici). Fu chiamata, con eccesso di semplificazione, l’Enciclica del “no alla pillola”; in realtà, il discorso è più ampio: la dottrina parla di illiceità morale (peccato grave che esclude dall’Eucaristia) di ogni atto sessuale al di fuori del matrimonio (ovviamente per matrimonio si intende quello uomo – donna e solo quello canonicamente valido, quindi, non le seconde nozze civili), e con stringenti limiti, anche all’interno della coppia, pur se regolarmente sposata; l’unico atto moralmente ammissibile è il rapporto proprio tra marito e moglie, senza ricorrere agli anticoncezionali, e men che mai all’aborto; per cui restano moralmente illeciti: aborto, sesso individuale, sesso di gruppo, rapporti diversi da quelli propri, omosessualità, rapporti extra (pre, post, extra) matrimoniali, prostituzione, uso di contraccettivi. Nell’Enciclica si affronta anche il problema della genitorialità responsabile “in rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita”. Problemi tuttora attualissimi. Fu uno dei momenti più duri per Paolo VI anche all’interno della Chiesa, per non parlare delle contestazioni esterne: la decisione del “no alla pillola” fu presa quasi in solitudine; quasi tutti i vescovi erano favorevoli agli anticoncezionali; ad appoggiare il Papa erano in pochissimi, tra cui Monsignor Wojtyla (il futuro Giovanni Paolo II) che da lui sarà nominato cardinale; fu in quell’occasione che Padre Pio scrisse una “lettera aperta” all’ordine dei cappuccini (di cui faceva parte), per pregare in sostegno del Papa.
L’amicizia coi leader democristiani fece di Montini l’ultimo papa “politico” nel senso di vicinanza alla politica italiana. Fu sotto la sua spinta, a ribadire l’indissolubilità del matrimonio anche civile, che nel 1974, all’epoca del referendum sul divorzio, la DC respinse la proposta di Berlinguer di evitare il voto con un compromesso che limitasse la possibilità dello scioglimento ai soli matrimoni celebrati con rito civile, escludendo quelli religiosi (che, pure, producono effetti civili).
Molto amico di Aldo Moro, fu particolarmente segnato dalla vicenda del sequestro e della tragica fine del leader democristiano (primavera 1978): mosse dietro le quinte la diplomazia vaticana per cercare di aggirare “la linea della fermezza” proclamata dalle istituzioni repubblicane, anche radunando del denaro, in vista di un possibile riscatto; rivolse un accorato e drammatico appello agli “uomini delle brigate rosse”, per il “rilascio immediato e senza condizioni dell’on. Aldo Moro” ma com’è noto fu tutto inutile. Alla celebrazione in suffragio (non le esequie, che si tennero in forma strettamente privata: la famiglia dell’ex Premier rifiutò sdegnosamente i funerali di Stato), risuonarono le parole del Pontefice, cariche di dolore, anche verso Dio “le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all’ingresso del sepolcro di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il De profundis, il grido cioè ed il pianto dell’ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra voce. E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo Uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”. Avanti negli anni e segnato da questa tragedia, Paolo VI si spense il 6 agosto dello stesso anno a Castel Gandolfo.

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La canonizzazione dei due Papi https://www.t-mag.it/2014/04/30/la-canonizzazione-dei-due-papi/ https://www.t-mag.it/2014/04/30/la-canonizzazione-dei-due-papi/#respond Wed, 30 Apr 2014 05:53:11 +0000 http://www.t-mag.it/?p=78868 vaticanoUn evento storico, con una partecipazione incredibile. È, in sintesi, quanto successo domenica a San Pietro. La celebrazione, presieduta da Papa Francesco, con numerosissimi prelati (un migliaio tra sacerdoti, vescovi e cardinali), ha visto la presenza di oltre un milione di fedeli, di 93 delegazioni di vari Paesi e il collegamento, in mondo visione, di milioni e milioni di persone. A rendere speciale l’evento anche la presenza del Papa emerito Benedetto XVI (invecchiato, ma in discrete condizioni), che ha goduto dell’affetto immutato dei fedeli.
Nell’omelia il Papa ha sottolineato degli aspetti dei pontificati dei due neo Santi (“coraggiosi nell’accogliere, nei fratelli, la carne di Cristo, e le sue piaghe”, piaghe presenti anche nel Corpo risorto); sia per il “Papa buono”, sia per il “Globetrotter di Dio” un ruolo rilevante lo ha avuto il Concilio Vaticano II: Papa Giovanni lo ha indetto, aprendolo nel 1962 (la chiusura dei lavori sarebbe stata opera di Paolo VI); Giovanni Paolo II, lo ha incarnato, portando la Chiesa nel mondo. Altro tratto comune, la Misericordia (e non a caso, la canonizzazione è avvenuta la II Domenica di Pasqua, dedicata alla Divina Misericordia): Giovanni XXIII ha molto insistito sulla distinzione tra peccato (da condannare) e peccatore (da redimere); a Giovanni Paolo II (autore di un’Enciclica sul tema) si deve l’istituzione della Festa della Divina Misericordia, ispirata, da Cristo stesso, a Suor Faustina Kowalska, canonizzata da Wojtyla proprio in occasione della stessa Festa nel 2000.
Sintetizzare in poche righe i pontificati, o addirittura le vite dei due Papi è impossibile: qualche aspetto però (al di là di quelli già sottolineati) lo si può evidenziare. Per Papa Roncalli, le umili origini; la lunga missione episcopale (significative le nunziature in Bulgaria dove, tra incomprensioni e scetticismi iniziali, avviò un proficuo dialogo con gli ortodossi, godendo del favore del popolo; in Turchia, dove collaborò col regime laico di Ataturk, intrattenendo quei buoni rapporti che gli sarebbero tornati utili durante la Seconda guerra mondiale, per poter salvare migliaia di ebrei, cosa che si rivelerà un ponte per l’apertura di un dialogo col mondo ebraico; ed in Francia, dove, nel sottolineare la vicinanza della Chiesa ai poveri, disapprovò però il nascente fenomeno dei preti operai); ed il suo pontificato, che doveva essere di transizione, ma che seguendo l’ispirazione dello Spirito Santo (come sottolineato da Papa Francesco) rivoluzionò come mai prima la Chiesa, tramite il Concilio, aperto col celebre discorso della Luna. Un ultimo aspetto di Papa Roncalli mi preme sottolineare: il suo impegno per la pace, sottolineato sia dall’Enciclica “Pacem in terris”, in cui condanna la guerra, senza se e senza ma, sia dall’azione diplomatica portata avanti durante il Pontificato, fatta, tanto di un lavoro, decisivo, di mediazione, di cui è espressione il ricevimento della figlia del leader sovietico Kruscev, col marito (ribadendo la necessità di distinguere il peccato – la scomunica, da lui confermata nel 1959, contro il comunismo – dal peccatore, che va accolto) quanto di pronunce ed appelli espliciti, per evitare che la crisi di Cuba del 1962 degenerasse in guerra nucleare senza scampo.
Per Giovanni Paolo II, prima dell’imprevista elezione, la tragedia personale (a 20 anni rimasto solo, per la morte di tutti i familiari) e nazionale, con la Polonia martoriata, dapprima dall’invasione nazista, nella quale Wojtyla perse numerosi amici, anche ebrei e maturò la sua vocazione, che portò avanti clandestinamente, per la chiusura dei Seminari e la persecuzione perpetrata ai danni della Chiesa; poi da quella sovietica, sotto cui le cose non migliorarono affatto. Ma Wojtyla, divenuto vescovo a soli 38 anni, non era tipo da tirarsi indietro. Due esempi: quando, durante le celebrazioni per la Madonna di Chestocowa, l’Icona della Vergine pellegrinava per Chiese e Santuari, il regime comunista, per il troppo seguito delle celebrazioni, decise di sequestrare quell’Icona; Wojtyla proseguì nelle iniziative, portando in processione la cornice vuota del quadro; risultato, la Madonna “arrestata” vide una partecipazione popolare ancora maggiore; l’edificazione delle parrocchie di fatto, col clamoroso caso di Nowa Huta: il regime non concedeva permessi per l’edificazione delle Chiese, ma il futuro Papa insisteva e creava comunque delle comunità di fatto. A Nowa Huta in particolare, il regime aveva previsto una città nuova, “depurata” dalla Fede; lo scopo era isolare persone e famiglie; persino gli edifici abitativi erano costruiti a moduli, isolati, in modo che per salutare i vicini, si doveva uscire dal proprio modulo, scendere al piano terra ed entrare in un altro modulo, salendo poi nell’appartamento: in pratica un viaggio, che scoraggiava molti. Le persone, isolate, senza spazi aggregativi, senza fede, erano più controllabili; Wojtyla, allora, incoraggiò l’edificazione di una chiesa clandestina; la lotta con le autorità fu durissima, ma alla fine, anche Nowa Huta ebbe la sua parrocchia.
Tra i ricordi del suo Pontificato: il discorso d’insediamento, il “non abbiate paura”, più volte ripetuto, con cui cominciò a picconare i regimi comunisti dell’Est ed il loro controllo sulla gente, basato proprio sulla paura; i numerosi viaggi, tra cui quelli iniziali, in Messico e nella sua Polonia, governati da regimi ostili alla Chiesa, che però non poterono fermare la marea umana di popolo, che entusiasticamente partecipava alle celebrazioni; l’attentato del 13/5/1981, da lui collegato alla profezia di Fatima, dal quale pur gravemente ferito, si salvò miracolosamente, e del quale perdonò Ali Agca, esecutore materiale; le iniziative per i giovani (come l’istituzione delle Giornate mondiali della gioventù) e per la famiglia (come ricordato da Papa Francesco) fondata sul matrimonio uomo-donna; la lotta contro marxismo e capitalismo, quasi due facce della stessa medaglia che intaccano il diritto alla libertà e dignità dell’uomo, diritti per i quali si batté incessantemente in difesa da ogni potere, economico, culturale, politico (si scontrò praticamente con tutti i Presidenti Usa, coi democratici sui temi etici e coi repubblicani sulle questioni militari) e anche mafioso (come mai prima); la difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale; la proclamazione della santità non come qualcosa di straordinario, ma quale chiamata universale (dimostrata anche dal gran numero di canonizzazioni avvenute nei suoi quasi 27 anni di papato); infine, il “Vangelo della sofferenza”, da lui vissuta fino all’ultimo, segno di contraddizione in un mondo che rifiuta la malattia, la vecchiaia, la morte. Al centro, sempre, l’annuncio di Cristo. Il popolo, che partecipava in modo oceanico alle sue Messe, lo ha fatto anche in quest’occasione.

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Un anno con Papa Francesco https://www.t-mag.it/2014/03/13/un-anno-con-papa-francesco/ https://www.t-mag.it/2014/03/13/un-anno-con-papa-francesco/#respond Thu, 13 Mar 2014 13:30:34 +0000 http://www.t-mag.it/?p=76702 papa_francescoA un anno dall’elezione di Papa Francesco, l’istituto di ricerca Eurispes tira le somme. “L’ascesa al soglio pontificio del cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, in seguito alla rinuncia di Benedetto XVI, ha avuto da subito un impatto dirompente sulla comunità cattolica e non, complice la grande comunicativa del nuovo Pontefice”, spiega. Alla luce di questa serie di cambiamenti e del riavvicinamento alla Chiesa che la presenza di Papa Bergoglio sembra aver determinato, l’Eurispes ha indagato il rapporto degli italiani con la fede, la Chiesa e l’operato del nuovo Papa. Francesco è apprezzato dall’87% degli italiani, riuscendo a conquistare in brevissimo tempo l’affetto e i favori dei cattolici, e non solo. Interrogati sulla figura del Pontefice e sull’ipotesi che stia dando nuovo slancio alla Chiesa cattolica, tra un pugno di indecisi (8,4%) e una manciata di scettici (4,5%) domina l’87,1% di chi sostiene che Papa Francesco stia ridando vitalità alla sua Chiesa. Grazie al suo approccio affabile e familiare, ma anche alla sua candida apertura all’altro da sé, il nuovo Pontefice ha fatto breccia nel cuore di tutti. Sono in misura maggiore le donne rispetto agli uomini (91% vs 82,9%) a ritenere che Papa Bergoglio stia ridando slancio alla Chiesa cattolica. Inoltre, aggiunge l’Eurispes, il livello di apprezzamento per l’operato del Papa cambia poco anche prendendo in considerazione lo stato civile: Bergoglio è stimato dal 90% delle persone sposate, dall’89,7% dei vedovi, dall’88% dei divorziati, dall’82,6% dai conviventi e dall’82,3% dei celibi/nubili.
“Misericordia, coraggio e porte aperte”, ecco le parole d’ordine di Papa Francesco per riportare la Chiesa cattolica ad essere una guida e una vera agenzia di senso e di orientamento. “È senza dubbio – osserva in conclusione l’Eurispes – il dirompente ‘effetto Bergoglio’ ad aver inciso quest’anno sull’aumento di fiducia degli italiani nei confronti della Chiesa cattolica che segna il risultato migliore nella serie storica delle rilevazioni Eurispes degli ultimi sei anni con quasi il 50% dei consensi e un aumento percentuale rispetto al 2013 del 12%. Il tentativo di Papa Francesco di rinnovare la Chiesa cattolica è comunque evidente. La sua apertura verso le coppie omosessuali e verso i divorziati ne sono l’esempio più lampante. E la fiducia espressa nella Chiesa proprio dai separati/divorziati (49,4%) è forse in parte il segno di un lento riavvicinamento”.

(fonte: Eurispes)

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Il contrasto della coerenza in Papa Francesco https://www.t-mag.it/2013/10/07/il-contrasto-della-coerenza-in-papa-francesco/ https://www.t-mag.it/2013/10/07/il-contrasto-della-coerenza-in-papa-francesco/#respond Mon, 07 Oct 2013 14:58:43 +0000 http://www.t-mag.it/?p=69106 papa_francescoDovessimo definirlo, diremmo: in contrasto.
Coi cliché e gli schemi dietro cui i lontani dalla Chiesa amano trincerarsi per giustificare la distanza da messe e sacramenti.
Ritratto del Papa, ritratto di un uomo. E di fronte a Bergoglio cadono gli alibi di chi descrive la Chiesa fuori dal mondo, ignara dei problemi ma pronta a puntare il dito contro chi ci vive dentro.
In contrasto con le rigide regole della sicurezza vaticana: percorsi tracciati per settimane e non modificabili, papa-mobile ben protetta, la mano a benedire i fedeli dal vetro.
In contrasto col cerimoniale di Palazzo, con le lussuose enormi stanze da abitare da solo, l’anello del pescatore in oro massiccio, con la mozzetta rossa, al collo il crocifisso dorato.
In contrasto con quella finestra così alta rispetto alla Piazza, col seggio regale allestito tra i cardinali subito dopo l’elezione.
In contrasto coi paradigmi dei dotti e degli intellettuali della gerarchia ecclesiale, col moralismo implacabile.
Eccolo lì, invece, Papa Francesco. In piedi nella Cappella Sistina a prendersi gli abbracci di chi – illuminato – ha scritto il suo nome a guidare la Chiesa. Eccolo lì a parlare col suo accento latinoamericano un italiano così simile a quello dei nostri emigranti, a salutare la folla come quando s’invita un amico a cena. Eccolo a bere il mate tra i giovani del Brasile, a fare telefonate improvvise e spiazzanti ai fedeli che in una lettera provano a raccontargli il loro dolore. Abbraccia gli ammalati il Papa, si china sulle carrozzelle, e ride, sorride, canta, balla, l’animo e il trasporto della gioia del Sud del mondo.
Così vicino che quel contrasto si fa carne e la Chiesa sembra davvero il mondo, o almeno un pezzo di mondo che prova a rientrare nelle sfide quotidiane, senza lo snobismo dei secoli passati. Pastore o padre non fa la differenza, perché è l’uomo che parla all’uomo, e parla di Dio come ne parlò il Figlio duemila e più anni fa.
Misericordia è la sua Parola. Amore, perdono, pietà, libertà, comprensione, accoglienza. Senza il macigno del peccato, senza il giudizio della colpa. Perché il mondo lui lo accetta – e lo ama – così com’è, e gli sembra «inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti». E sogna una Chiesa «madre e pastora», con «ministri capaci di scaldare il cuore», un luogo di vita, simile a un «ospedale da campo dopo una battaglia».
E la annuncia quella Chiesa che immagina e che nella sua Argentina ha provato a costruire, senza il timore di dare scandalo a chi annuncia il suo stesso Signore. E la annuncia a tutti, ai cristiani convinti, ai giovani che sanno pregare, agli uomini “di buona volontà”, a chi da sempre compie “opere buone”, a chi Dio già lo conosce. E poi la annuncia agli altri: al figliol prodigo che non sa di essere amato e ha paura di tornare a casa, a chi ha sbagliato e si vergogna di chiedere perdono, a chi si difende attaccando, a chi si sente giudicato, a chi si sente disprezzato, a chi crede di non avere un posto.
Ed eccolo il Papa gesuita che apre le braccia ai divorziati risposati, alle donne che hanno abortito, agli omosessuali. Che a loro – e a tutto il mondo – dice: «Se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Lo dice anche il Catechismo». O ancora: «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione»; «Questa è anche la grandezza della Confessione: il fatto di valutare caso per caso, e di poter discernere qual è la cosa migliore da fare per una persona che cerca Dio e la sua grazia. Il confessionale non è una sala di tortura, ma il luogo della misericordia nel quale il Signore ci stimola a fare meglio che possiamo. Penso anche alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si è risposata e adesso è serena con cinque figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore?».
Quello predicato da Papa Francesco è dunque un rapporto a tu per tu con Dio, dove confessione, ascolto, perdono, riconciliazione sono un tutt’uno, contemporaneamente. E sembra di sentire Cristo, quando insegnò a chiamare Dio “Padre nostro”, o parlò del “medico venuto per guarire i malati, non i sani”, quando abbracciò la Maddalena e perdonò il cuore pentito di ladri, assassini, eunuchi.
In contrasto, si diceva. Eppure ogni pezzo sembra tornare al suo posto, e ogni ruolo si smarca dai suoi confini definiti per andare incontro all’altro, nella sua sfera più intima, più vera.
Un contrasto che mai fu più coerente, più credibile, più convincente, più ovvio, più atteso.

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Francesco ai suoi giovani: “Giochiamo nella squadra di Gesù” https://www.t-mag.it/2013/07/30/francesco-ai-suoi-giovani-giochiamo-nella-squadra-di-gesu/ https://www.t-mag.it/2013/07/30/francesco-ai-suoi-giovani-giochiamo-nella-squadra-di-gesu/#respond Tue, 30 Jul 2013 11:03:34 +0000 http://www.t-mag.it/?p=66194 papa_francescoL’immagine conclusiva – naturalmente al contrario – è la stessa che ha dato inizio a questa Gmg 2013: a Ciampino, Papa Francesco scende dall’aereo che da Rio de Janeiro l’ha riportato a Roma stringendo la sua borsa nera. Saluta sorridente l’equipaggio e affida a Twitter – come probabilmente ha fatto la maggior parte dei giovani che in settimana erano in Brasile – la sua emozione: ”Sono di ritorno a casa, e vi assicuro che la mia gioia è molto più grande della mia stanchezza”.
E, in effetti, proprio la gioia è stato uno degli stati d’animo più evidenti che le immagini televisive e web ci hanno restituito di questi giorni. Insieme all’instancabile desiderio di bussare ad ogni porta, alla capacità di parlare ai cuori degli ultimi così come dei potenti, all’umanità, all’umiltà, alla vicinanza, all’ardore, alla voglia di donare e di ricevere da ciascun incontro.
Secondo gli organizzatori erano tre milioni i giovani che hanno partecipato alla messa finale sulla spiaggia di Copacabana. Al silenzio hanno alternato i canti e le urla da stadio, e poi le lacrime, le preghiere, gli abbracci, l’entusiasmo, la commozione.
E, partiti da ogni parte del mondo, andati lì per ricevere, hanno ricevuto.
A quei giovani – e all’intera chiesa che insieme a loro era presente sotto il palco di Rio – il Pontefice ha donato parole d’amore e di coraggio. Una scorta, un bagaglio, un tesoro cui far ricorso durante le carestie e le notti dell’anima. Parole di fiducia, misericordia, conforto, ma anche l’invito alla testimonianza viva e all’evangelizzazione: “Il Vangelo – ha detto il Papa durante la messa concelebrata con 1200 vescovi – non è solo per quelli che ci sembrano più vicini, più ricettivi, più accoglienti. E’ per tutti. Non abbiate paura di andare e portare Cristo in ogni ambiente, fino alle periferie esistenziali, anche a chi sembra più lontano, più indifferente. Gesù – ha poi ricordato il Pontefice ai giovani – non ha detto: Se volete, se avete tempo, ma: Andate e fate discepoli tutti i popoli”.
E ancora. Soprattutto: “Cari giovani, Gesù Cristo conta su di voi! La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi!” Perché ciascuno si faccia strumento della missione divina, senza sentirsi inadeguato, o solo, o piccolo. Perché ognuno si senta chiamato in campo, a giocare – e a vincere – in quella che Francesco ha chiamato “la squadra di Gesù”, destinata a ricevere in cambio “qualcosa di molto superiore alla Coppa del mondo”.
Quelle parole risuonano tra i ragazzi. Quel Papa che ha dato un volto nuovo alla festa dei giovani ha parlato ai loro cuori con la voce paterna di chi ben conosce la misera realtà dell’uomo, di chi ben sa quanto la solitudine, lo sconforto, la debolezza, la tentazione possano farla da padrone. E ha parlato con la voce ferma di chi non ha dubbi: Cristo vince, Lui è la risposta. Lui è la risposta nelle favelas, negli ospedali di recupero dei tossicodipendenti, nelle carceri, nella povertà.
Alla fine della liturgia, Francesco ha dato appuntamento per la prossima Giornata Mondiale della gioventù, a Cracovia nel 2016. Giovanni Paolo II, in quei giorni, sarà già santo.

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Il Papa ai giovani della Gmg: Fate casino https://www.t-mag.it/2013/07/26/il-papa-ai-giovani-della-gmg-fate-casino/ https://www.t-mag.it/2013/07/26/il-papa-ai-giovani-della-gmg-fate-casino/#respond Fri, 26 Jul 2013 14:48:56 +0000 http://www.t-mag.it/?p=66125 papa_francescoOre 22.15 circa di giovedì 25 luglio: Papa Francesco scende dall’elicottero atterrato al forte militare di Rio, a tre chilometri e mezzo dal palco allestito sulla spiaggia di Copacabana. Dall’automobile bianca senza vetri il Pontefice percorre lentamente quella distanza salutando la folla e baciando ogni bambino che gli viene “passato”. Gioia, lacrime, canti, urla, una grande emozione. Un insieme ininterrotto di gesti e sguardi che il pastore scambia col suo popolo. Alla ricerca del contatto, sempre, anche fisico; un Papa che si lascia toccare, e che anzi si sporge e stende le mani per consentire ai giovani di farlo più facilmente.
Ha scambiato il suo zucchetto con quello – visibilmente più grande – di un uomo tra la folla, ha assaggiato con la cannuccia un mate argentino che qualcuno gli ha passato. Sorrisi, tanti sorrisi, enormi sorrisi. Giovane tra i giovani Papa Francesco, forte di quella sua anima latino-americana, entusiasta, irrequieto, instancabile. Il Papa arrivato da Roma è in questi giorni l’uomo che ritorna a casa. E quel reciproco amore tra lui e la sua terra appare evidente in ogni saluto, in ogni benedizione. Quasi come se i volti delle centinaia di migliaia di giovani e non solo accorsi ieri all’incontro avessero tratti familiari, quasi come se Francesco tornasse a parlare la sua lingua di sempre, tra i colori e i contorni di sempre.
E poi l’arrivo sulla pedana. Lo spettacolo musicale e le coreografie della tradizione brasiliana. La gioia, la festa. E’ il momento dell’accoglienza e dei saluti, è il momento del “riconoscimento”, della Parola e dell’ascolto. Ed ecco che il Papa parla al cuore dei ragazzi, con i più semplici dei vocaboli, i più vicini a quel mondo apparentemente lontano, i più comprensibili, i più incoraggianti: “Hagan lio”. Fate casino. “La fede è rivoluzionaria, il cristianesimo è rivoluzionario. Siete veri guerrieri, vedo in voi la bellezza del volto giovane di Cristo, il mio cuore si riempie di gioia. Vedete, cari amici, la fede compie nella vostra vita una rivoluzione che potremmo chiamare copernicana, perché ci toglie dal centro e lo ridona a Dio; la fede ci immerge nel suo amore e ci dà sicurezza, forza, speranza. All’apparenza non cambia nulla, ma nel più profondo di noi stessi tutto cambia” – ha detto il Papa al milione di giovani presenti ieri sera.
E appare così ovvio, così logico, così naturale che a parlare di rivoluzione sia proprio lui. Il Papa missionario, che sta donando in questi giorni più che mai uno spettacolo di umanità e di semplicità cui la Chiesa non era abituata.
La festa di benvenuto è arrivata a conclusione di una giornata particolarmente ricca di impegni per il pontefice, iniziata con la visita alla favela di Varginha. Una distesa di misere casupole, dove la legge dello Stato è riuscita a imporsi su quella dei narcos. Una povertà ancora troppo profonda, nuda come l’asfalto su cui sorge la favela, una comunità così simile alle tante di Buenos Aires, ultima in una città di contrasti e drammi quotidiani, speranzosa intorno al campetto di calcio che si apre a mo’ di piazza. Francesco la attraversa, si commuove, accarezza la gente, visita una famiglia. “Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che ancora ci sono nel mondo. Ognuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a tante ingiustizie sociali. Non è la cultura dell’egoismo, dell’individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che costruisce e porta ad un mondo più abitabile, ma la cultura della solidarietà; vedere nell’altro non un concorrente o un numero, ma un fratello” – la stoccata del Papa. E poi la certezza: “Si può sempre aggiungere l’acqua ai fagioli”, riprendendo un proverbio locale. La solidarietà massima. La solidarietà addirittura tra i più miseri.
E’ il Papa dei poveri Francesco. Ai quali si rivolge senza commiserazione, ma con la forza dello Spirito e della fede. E’ il Papa del rinnovamento, della verità, della schiettezza, delle “cose chiamate per nome”, dell’essenziale, dell’uomo e del servizio. Nei suoi gesti vive il ricordo del Vescovo che da solo attraversa Buenos Aires in metro, del gesuita che non ha paura di contrastare i Kirchner, del padre che occupa il suo tempo nei centri di recupero dalla droga, nella lotta alla tratta delle bambine, che conversa e offre il mate ai «cartoneros» vestiti di stracci perché «un pastore deve avere lo stesso odore delle sue pecore”. E nei suoi sorrisi è difficile non riconoscere la gioia viva, pulsante, l’entusiasmo giovane e contagioso del tifoso. Della sua San Lorenzo certo. E della sua nuova chiesa, evidentemente.

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La Gmg di Papa Bergoglio in Brasile https://www.t-mag.it/2013/07/23/la-gmg-di-papa-bergoglio-in-brasile/ https://www.t-mag.it/2013/07/23/la-gmg-di-papa-bergoglio-in-brasile/#respond Tue, 23 Jul 2013 07:58:34 +0000 http://www.t-mag.it/?p=65889 papa_viaggio_brasile“Andate e fate discepoli tutti i popoli!” E’ questo il tema della 28esima Giornata Mondiale della Gioventù scelto da Benedetto XVI e raccolto da Papa Francesco per il suo primo viaggio apostolico internazionale. Poco prima delle 21 di lunedì (le 16 in Brasile) il Pontefice è atterrato a Rio de Janeiro, per incontrare i giovani di tutto il mondo all’appuntamento ormai fisso inaugurato da Giovanni Paolo II nel 1985.
Giovani ma non solo, questa volta. Il Papa, infatti, ha inserito nella sua agenda la visita alla favela di Varginha e l’incontro con gli ammalati dell’Ospedale São Francisco de Assis na Providência, dove mercoledì inaugurerà un reparto per il recupero dei tossicodipendenti. Giovedì pomeriggio inoltre, in uno spazio pubblico prossimo al Sambodromo chiamato Terreirão do Samba, incontrerà gli oltre 50mila pellegrini arrivati dall’Argentina. E, nella terra del grande calcio, per lui che ama il pallone, non mancherà il colloquio con tre miti di diverse generazioni: Pelè, Zico e Neymar. Una Gmg tutta nuova. Una Giornata particolare, una Settimana – come lui stesso ha precisato.
“Andate e fate discepoli tutti i popoli!”, dunque. E Bergoglio è andato. Come i discepoli dopo l’incontro col Cristo risorto. E se è vero che nessuno è profeta in patria, è pur vero che per questo primo viaggio Papa Francesco è stato chiamato proprio nella sua America Latina. Più che una partenza sembra un ritorno. Una sfida che ricorda quella di Woitjla, quando nel 1979 partì per la sua Polonia. O la prima Gmg di Ratzinger proprio a Colonia. Un disegno naturalmente, più che un caso, quando su questa nuova Chiesa tutto era già scritto ma nulla si sapeva ancora.
Una terra di contrasti l’America Latina. Oltre mezzo miliardo di cattolici, il 42 per cento del totale, vive nel continente. Il Brasile comunque, nonostante le problematiche legate alle sette e ad altri movimenti di ispirazione religiosa, si conferma il Paese con il maggior numero di fedeli, oltre 160 milioni; seguito da Messico, poco meno di 100 milioni; Colombia, con circa 43 milioni e Argentina, con quasi 38 milioni.  Ed è questo, come scrive l’Osservatore Romano, un altro dei motivi per cui il primo viaggio di papa Francesco fuori dai confini italiani assume un’importanza che va anche oltre la celebrazione della Giornata mondiale della Gioventù. ”Il viaggio di papa Francesco in America Latina – sottolinea il quotidiano vaticano – avviene a 45 anni dalla prima storica visita di un Pontefice. E’ un ritorno nelle sue terre d’origine quattro mesi dopo l’elezione. Viene per incontrare i giovani giunti a Rio da ogni angolo del pianeta, ma anche e soprattutto per portare un messaggio di speranza alla Chiesa in Brasile e nell’intera America Latina. E, stando al tema della Gmg, c’è da credere che si tratterà di un messaggio dalla forte connotazione missionaria”
Il viaggio di Bergoglio – a Fiumicino col suo bagaglio a mano di pelle nera – è iniziato la mattina di lunedì alle 8.53. E puntuale, alle 9, è arrivato il tweet del Pontefice: “Sto arrivando in Brasile fra qualche ora e il mio cuore è già pieno di gioia perché presto sarò con voi a celebrare la ventottesima Gmg”. L’affettuoso saluto di un Papa vecchio nel corpo ma giovane nel linguaggio. Nell’attesa di ascoltare quale sarà il messaggio di questo atteso incontro, la Parola che sarà donata ai giovani e ai fedeli di tutto il mondo nella notte di Copacabana. Secondo le ultime stime ufficiali, sarebbero due milioni i ragazzi confluiti a Rio de Janeiro per la Gmg, e il primo incontro ufficiale con loro è previsto giovedì pomeriggio. Dalle immagini di queste ore, sarà senza dubbio una grande festa. Una lunga settimana che in tanti, in onore del celebre Carnevale di Rio, hanno già ribattezzato il “CarnaPapa”.
Questo il calendario della visita del Papa:

Cerimonia di benvenuto nel Giardino del Palazzo Guanabara (Rio de Janeiro, 22 luglio 2013) 

Santa Messa nella Basilica del Santuario di Nostra Signora della Concezione (Aparecida, 24 luglio 2013) 

Visita all’Ospedale São Francisco de Assis na Providência – V.O.T. (Rio de Janeiro, 24 luglio 2013)

Visita alla Comunità di Varginha [Manguinhos] (Rio de Janeiro, 25 luglio 2013) 

Festa di accoglienza dei giovani sul lungomare di Copacabana (Rio de Janeiro, 25 luglio 2013) 

Preghiera dell’Angelus Domini dal Balcone centrale del Palazzo Arcivescovile St. Joaquim (Rio de Janeiro, 26 luglio 2013) 

Via Crucis con i giovani sul Lungomare di Copacabana (Rio de Janeiro, 26 luglio 2013) 

Santa Messa con i Vescovi della XXVIII GMG e con i Sacerdoti, i Religiosi e i Seminaristi nella Cattedrale di San Sebastiano (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013) 

Incontro con la Classe Dirigente del Brasile nel Teatro Municipale (Rio de Janeiro, 27 luglio 2013) 

Incontro con l’Episcopato brasiliano nell’Arcivescovado di Rio de Janeiro (27 luglio 2013) 

Veglia di preghiera con i giovani nel Campus Fidei (Guaratiba, 27 luglio 2013) 

Santa Messa per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù nel Campus Fidei (Guaratiba, 28 luglio 2013) 

Preghiera dell’Angelus Domini nel Campus Fidei (Guaratiba, 28 luglio 2013) 

Incontro con il Comitato di Coordinamento del CELAM nel Centro Studi di Sumaré (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013) 

Incontro con i Volontari della XXVIII GMG nel Padiglione 5 di Rio Centro (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013) 

Cerimonia di congedo all’Aeroporto Internazionale Galeão/Antonio Carlos Jobim (Rio de Janeiro, 28 luglio 2013) 

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“Non è una Ong, è una storia d’amore” https://www.t-mag.it/2013/05/20/non-e-una-ong-e-una-storia-damore/ https://www.t-mag.it/2013/05/20/non-e-una-ong-e-una-storia-damore/#respond Mon, 20 May 2013 17:11:46 +0000 http://www.t-mag.it/?p=62614 angelo_bagnascoÈ difficile riassumere questi ultimi mesi di storia della Chiesa (universale e italiana) e del Paese in poche pagine. Per farlo – all’inizio dell’Assemblea generale dei vescovi italiani – il cardinale presidente, Angelo Bagnasco, sceglie lo “stile Francesco”: la Chiesa “non è una Ong. È una storia d’amore”. È in questa prospettiva che il cardinale colloca la “fantasia della carità” e la “capacità organizzativa” della Chiesa italiana, che vanta una storia di “capillare diffusione e radicamento” e che “specialmente in certi tornanti della storia del nostro Paese è stata una risposta pronta e certa – a volte l’unica – ai bisogni più diversi e urgenti”. Una Chiesa che in questa prolungata crisi economica accoglie richieste di aiuto che “si moltiplicano e approdano alle porte delle parrocchie, dei centri di ascolto, dei molteplici gruppi…” e davanti a cui le disponibilità economiche non sono “mai adeguate”. Bagnasco non lo dice ma vede forse nella Chiesa l’ultimo baluardo di certezza, di speranza. Anche di civiltà: “La società contemporanea è a un bivio!”. È qui che il cardinale sussulta: “Non solo le singole coscienze sono chiamate a un risveglio, ma anche la coscienza collettiva deve scuotersi dal torpore etico-spirituale che genera un modo di pensare talmente fluido che le emozioni individuali diventano l’unica realtà, fino a sovrastare la vita degli altri in forme violente”. Pensa a Milano, alla violenza sulle donne, alle “forme di evasione che degradano e distruggono i suoi (della società, ndr) figli” come il gioco d’azzardo e le sfide estreme. È tutto questo – si chiede – “il frutto della conclamata libertà individuale senza limiti e regole, sufficiente a se stessa, trasformata in libertarismo etico?”
Ma quando la “dignità” e la “sacralità” della persona on sono riconosciute, “allora si è entrati nella fase della decadenza”. Parla dell’uomo sottomesso all’economia, mentre il lavoro è chiamato a dare dignità alla persona; di “pesanti politiche fiscali” che opprimono i cittadini. Di una politica che ciclicamente ricade in “un clima di ostinata contrapposizione” che finisce per “paralizzare il vivere sociale”. Pensa al presidente Giorgio Napolitano quando parla di “gesti e disponibilità esemplari, ad alti livelli, che devono ispirare tutti” mentre “situazioni intricate e personalismi” assorbivano ai neoeletti in Parlamento a “energie e tempo degni di ben altro impiego. Dopo il responso delle urne, i cittadini hanno il diritto che quanti sono stati investiti di responsabilità e onore per servire il Paese, pensino al Paese senza distrazioni, tattiche o strategiche che siano. Pensare alla gente: questa è l’unica cosa seria (…), senza populismi inconcludenti e dannosi, mettendo sul tavolo ognuno le migliori risorse di intelletto, di competenza e di cuore”.
La gente, ovvero le famiglia, innanzi tutto, “primo e principale presidio non solo della vita ma anche di energie morali e di tenuta sociale ed economica: fino a quando potrà resistere senza politiche consistenti, incisive e immediate?” Altro che coppie di fatto… Bagnasco è nel board della CCEE, la Conferenza degli episcopati europei, e conosce da vicino quanto sta accadendo ad esempio in Francia. Un’eco si può ravvisare nelle sue parole: “Essa (la famiglia, ndr) è un bene universale e demolirla è un crimine… non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall’ordinamento”. E la vita. È in atto in tutta Europa la campagna “Uno di noi” a favore dei diritti dell’embrione. I più piccoli, e i più deboli. Per Bagnasco, “la recente raccomandazione che la Corte di Strasburgo ha fatto circa il diritto al suicidio assistito è l’ulteriore prova del progetto di una società senza relazioni, dove ognuno – in nome dell’auto-determinazione individuale – si trova solo”. Mentre dolore e sofferenza “sono un appello alla società intera perché si mostri per quello che deve essere: una comunità di vita e i destino nella quale nessuno si trova abbandonato a se stesso”.

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Quella tenerezza del Papa che continua a chiamarsi Vescovo https://www.t-mag.it/2013/04/11/quella-tenerezza-del-papa-che-continua-a-chiamarsi-vescovo/ https://www.t-mag.it/2013/04/11/quella-tenerezza-del-papa-che-continua-a-chiamarsi-vescovo/#respond Thu, 11 Apr 2013 13:04:27 +0000 http://www.t-mag.it/?p=60464 papa_francescoAbbiamo ormai imparato a conoscerne la tenerezza. Il Papa venuto “dall’altra parte del mondo”, che immediatamente il popolo cristiano ha sentito vicinissimo, ci ha abituati, giorno dopo giorno, ad amarlo per quei suoi gesti umani, semplici, naturali. Anche ieri mattina, nel tradizionale giro in papamobile, il pontefice ha aiutato un bambino di pochi mesi a recuperare il ciuccio che aveva perso. Una paternità vestita di bianco, fatta di carezze e sorrisi.
E quella paternità che così normalmente sembra incarnare, Papa Francesco continua a racchiuderla in una sola parola: Vescovo. Come se Vescovo indicasse il Pastore, il Padre, la Guida, il Sacerdote. Come se preferisse quella parola alla definizione di Papa.
E d’altronde fin dal suo primo saluto, immediatamente dopo aver detto “Buonasera” alla folla che aspettava di vedere il suo volto, Papa Francesco si è definito così, e inchinandosi ha chiesto alla Chiesa di iniziare insieme il cammino di fede: il popolo e il suo Vescovo. E domenica c’è stato l’insediamento proprio a Vescovo di Roma, la città che è centro, nucleo da cui – aveva detto – si irradia la fede al mondo.
“Con gioia celebro per la prima volta l’Eucaristia in questa Basilica Lateranense, Cattedrale del Vescovo di Roma. Vi saluto tutti con grande affetto” – ha iniziato la sua omelia il pontefice. Dal maxischermo i fedeli arrivati nella piazza della Basilica – rimasti fuori da una chiesa affollatissima già dal mattino – hanno seguito la celebrazione della Santa Messa del Papa, le preghiere, la liturgia della Parola, la liturgia eucaristica. E hanno osservato la dolcezza con cui Papa Francesco ha salutato i presenti, ha parlato ai bambini affetti dalla sindrome di down, ai giovani e agli anziani in prima fila sulle loro carrozzelle. A tutti una carezza, a tutti un sorriso. A molti un abbraccio. Immagini che hanno commosso, umanizzando ancor più una storia sacerdotale che si è snodata negli anni tra i quartieri più poveri di Buenos Aires, tra le “Ville miserie”, le baraccopoli della città argentina. Immagini che attraverso il comportamento del Papa sudamericano ci restituiscono il valore di ciascun uomo, di ciascuna storia, di ogni sguardo, di ogni nome, della vita donata e mai abbandonata da Dio. “Nella mia vita personale ho visto tante volte il volto misericordioso di Dio, la sua pazienza; ho visto anche in tante persone il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù dicendogli: Signore sono qui, accetta la mia povertà, nascondi nelle tue piaghe il mio peccato, lavalo col tuo sangue. E ho sempre visto che Dio l’ha fatto, ha accolto, consolato, lavato, amato” – ha detto alla folla. Un’omelia carica di amore e di speranza, in cui, di nuovo, la parola misericordia è stata la più ripetuta.
Alla fine della celebrazione una scritta è apparsa sullo schermo esterno: Il Papa si affaccerà dalla loggia esterna della Basilica Lateranense. “E’ la prima volta che accade durante l’insediamento” – diceva con gioia qualcuno più avanti negli anni.
“Fratelli e sorelle, buonasera! – l’abituale, acclamato, entusiasmante saluto del pontefice – Vi ringrazio tanto per la vostra compagnia nella Messa di oggi. Grazie tante! Vi chiedo di pregare per me, ne ho bisogno. Non vi dimenticate di questo – è anche qui la sua richiesta, l’unica -. Grazie a tutti voi! E andiamo avanti tutti insieme, il popolo e il Vescovo, tutti insieme; avanti sempre con la gioia della Risurrezione di Gesù; Lui sempre è al nostro fianco. Che il Signore vi benedica!”
Il popolo e il Vescovo. Ancora, sempre.
Il prossimo impegno di Papa Francesco è domenica 14 aprile. Dopo l’Angelus del mattino a piazza San Pietro, alle ore 17.30, nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, celebrerà la Santa Messa in occasione della prima visita alla Basilica Ostiense.

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L’impegnativa settimana di Papa Francesco https://www.t-mag.it/2013/03/27/limpegnativa-settimana-del-papa/ https://www.t-mag.it/2013/03/27/limpegnativa-settimana-del-papa/#respond Wed, 27 Mar 2013 14:12:26 +0000 http://www.t-mag.it/?p=59690 papa_francescoLe immagini sono di quelle che restano impresse nella mente e nella storia. Due uomini vestiti di bianco che, in ginocchio, hanno pregato insieme nella cappella di Castel Gandolfo, lì dove il mondo è abituato a vedere una sola figura.
L’elicottero con a bordo Papa Francesco è partito dall’eliporto Vaticano alle 12,05 circa di sabato 23 marzo. Una decina di minuti dopo, l’atterraggio all’eliporto della villa pontificia di Castel Gandolfo, sulle pendici del lago Albano, dove il pontefice ha trovato ad accoglierlo Benedetto XVI.
Un lungo abbraccio. “Siamo fratelli” – ha detto Bergoglio a Ratzinger. Come ad annullare una distanza scandita solitamente dalla naturale successione.
Al termine della preghiera si sono ritirati nella biblioteca privata del palazzo apostolico per un colloquio a due. L’incontro è durato 45 minuti, ha riferito il portavoce della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, senza aggiungere altro: “Non so di che cosa abbiano parlato, non conosco i contenuti del loro colloqui strettamente privato”.
Guardando quelle immagini, da cui traspaiono intimità profonda e unità d’intenti, risulta difficile non chiedersi se tra Papa Francesco e Benedetto XVI – soprattutto quando tra due mesi quest’ultimo si trasferirà nuovamente in Vaticano – si tratterà di staffetta o di un vero e proprio tandem. Ma anche questo, per chi ci crede, rientra nei piani dello Spirito.
Intanto domenica si è aperta con la celebrazione della domenica delle Palme la Settimana Santa. La prima da pontefice per Bergoglio, lontano dalla sua Argentina, ora Vescovo di Roma.
“Non lasciatevi rubare la speranza, non siate uomini e donne tristi” – ha detto nella sua omelia, davanti a 250mila fedeli in piazza San Pietro e nelle vie limitrofe. E poi: “Occorre conservare un cuore giovane, anche a 70 o 80 anni. Con Cristo il cuore non invecchia mai” – ha detto il Papa alle migliaia di giovani di Roma e di altre diocesi, che si preparano a partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù 2013 che si terrà dal 23 al 28 luglio a Rio de Janeiro. “Vi do appuntamento in quella grande città del Brasile. Preparatevi bene, soprattutto spiritualmente nelle vostre comunità, perché quell’incontro sia un segno di fede per il mondo intero”.
E i segni restano le tracce più importanti di un papato che si è aperto tutto all’insegna del cambiamento. Le parole, i gesti, fin dall’inizio.
Il direttore della sala stampa vaticana ha fatto sapere ieri che l’appartamento di papa Francesco è pronto ma per ora lui resta alla Casa Santa Marta. “Stamattina ha fatto capire agli ospiti che convivranno per un certo periodo. Il Papa sperimenta questa forma di abitazione semplice e la convivenza con altri sacerdoti ”, ha aggiunto. Una novità, l’ennesima.

Fitta di appuntamenti l’agenda del pontefice fino a Pasqua. Questa mattina Papa Francesco ha tenuto la sua prima udienza generale a San Pietro. Alle migliaia di fedeli arrivati a Roma ha chiesto “di uscire dal recinto delle 99 pecore per andare in cerca di quella smarrita, di sconfiggere la tentazione di chiudersi nei propri schemi, andare incontro ai fratelli e le sorelle dimenticati”.
Domattina alle 9.30 il papa presiede nella basilica vaticana la concelebrazione della Messa crismale con i cardinali, i patriarchi, gli arcivescovi, i vescovi e i presbiteri presenti a Roma. Nel pomeriggio, alle 17.30, ci sarà la Messa “nella Cena del Signore” (in coena domini) all’istituto penale per minori di Casal del marmo. Nella cappella del carcere , con la lavanda dei piedi a dodici ragazzi reclusi, ha inizio il triduo pasquale. Venerdì santo alle 17 a San Pietro il Papa presiede la liturgia della Parola, l’adorazione della Croce e il rito della comunione per la Passione del Signore. Alle 21.15 guiderà la Via Crucis. Sabato sera alle 20.30 avrà inizio la Veglia pasquale.
Il mondo attende la parola del nuovo Papa in quello che per il mondo cristiano è il giorno più importante dell’anno.

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