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Dal boom al boomerang delle primarie

di Francesco Nardi

Mentre scriviamo il putiferio scoppiato per le primarie napoletane del Pd è ancora lontano dal placarsi: la crisi può infatti ancora assumere molte forme e portare a diverse conseguenze, una peggiore dell’altra. Non sappiamo quindi come finirà, ma non è certo presto per trarre fin da subito delle conclusioni.
Le primarie che il Pd ha introdotto in Italia come strumento di democrazia destinato all’individuazione dei candidati e dei leader non hanno avuto fin qui vita facile. Lo strumento è stato snaturato del suo senso, ed è apparso evidente come più sono democratici gli strumenti che si adoperano, più questi possono manifestare l’inadeguatezza delle organizzazioni che vi ricorrono.
E così è apparso evidente anche che più si allarga la base di una consultazione e più l’organismo che con quella stessa consultazione si rinnova dev’esser saldo nella sua definizione e nelle sue strutture, pena il pericolo d’implosione.
Il dibattito su questo strumento di democrazia diretta ha affannato le cronache degli ultimi anni, e con molta difficoltà si sono superati, di volta in volta, i vari passaggi che l’hanno scandito. Prima il dibattito sulla controversa opportunità dello strumento, poi quello sulla più o meno larga base di consultazione da coinvolgere (primarie di partito, primarie di coalizione), fino ai paradossali tratti che segnarono la discussione che animò le primarie per la leadership dell’Unione, laddove si parlò addirittura di primarie con candidato unico.
L’equivoco fondamentale, che poi ricorre nel caso da cui qui prendiamo spunto, sta nel fatto che le primarie in alcuni casi non sono state adottate per affidare la scelta alla base, quanto per ratificare decisioni in linea di massima già assunte ma che una leadership debole non è in grado di affermare direttamente.
Questo è quanto pertiene all’uso distorto dello strumento in senso politico, ma è ancora nulla se si considerano i danni mediatici che derivano da un fallimento come quello delle primarie napoletane.
Episodi del genere, comunque si risolvano, annullano ogni effetto positivo del ricorso allo strumento della consultazione diretta: è vanificata la pulsione del riavvicinamento alla politica, è gravemente inquinata la percezione dei cittadini di poter determinare i candidati attraverso la loro partecipazione. E così anche la possibilità di vantare il ricorso a tale strumento, in opposizione alle scelte verticistiche operate in altri schieramenti, risulta altrettanto inibita. Parole come brogli, truffa, commissariamento, polverizzano il vantaggio che il solo utilizzo dello strumento conferisce.
Dal boom al boomerang delle primarie il passo è breve, e comunque vada a finire, è questo che è successo a Napoli.

 

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