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Non c’è libertà di espressione senza web

di Francesca Pucci

Durante l’Internet Governance Forum di Roma, Stefano Rodotà ha lanciato la proposta di inserire il diritto alla rete nella Costituzione Italiana. Il giurista ha scritto il testo di un nuovo articolo della nostra carta, il 21-bis, che presto è diventato un disegno di legge sottoscritto da sedici senatori.
Ma perché proporre una modifica della Costituzione che sancisca il diritto di accedere a internet? E’ davvero necessario muoversi in questo senso o ci troviamo davanti all’ennesima operazione di marketing? Non è sufficiente l’articolo 21 a tutelare il diritto di manifestare il proprio pensiero con qualsiasi mezzo di diffusione?
E’ innegabile che il tema sia ormai al centro di un’attenzione planetaria. Diversi Paesi come l’Estonia, la Grecia, la Francia e l’Ecuador hanno già riconosciuto il diritto di accedere a internet come diritto fondamentale della persona, e questo basta per smentire la tesi che l’iniziativa italiana sia solo un’operazione di facciata o di marketing. E’ invece, la via per connettere la discussione italiana con quella globale. Il fatto che in Italia si possa far riferimento a norme costituzionali o ordinarie non è considerazione di per sé risolutiva. Al contrario abbiamo assistito e continuiamo ad assistere a continue incursioni che considerano Internet come un territorio dove si possano mettere impunemente le mani, negando proprio che si tratti di una materia già accompagnata da un’adeguata copertura costituzionale. Se la proposta di un articolo aggiuntivo spingerà a una reinterpretazione dell’art 21 non sarà un risultato da poco.
Secondo Stefano Rodotà la proposta di un articolo 21 bis va proprio nella direzione di ribadire ed espandere i principi costituzionali riguardanti l’eguaglianza e la libera costruzione della personalità, non solo quindi una proposta sul digital divide. Anzi, l’apertura verso un diritto a Internet rafforza indirettamente il principio di neutralità della Rete e la considerazione della conoscenza in Rete come bene comune, al quale deve essere garantito l’accesso.
Altrettanto interessante è il disegno di legge costituzionale sull’articolo 21 bis presentato da Roberto di Giovan Paolo (giornalista e senatore), che alla proposta di Rodotà ha aggiunto la previsione di una legge ordinaria che si occupi delle eventuali violazioni dei diritti delle persone.
Insomma, la cultura digitale, col suo diffondersi rende evidente la necessità di adeguare alla nuova “civiltà” che si va costituendo un impianto legislativo degno dei casi e dei tempi. La strada magari è ancora stretta, ma di certo è quella giusta.

Il testo dell’art. 21 proposto da Rodotà:
Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.

 

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