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La green economy ha bisogno di un progetto

di Andrea Ferraretto

Il punto di partenza affinché la sostenibilità ambientale rappresenti un’opportunità per il rilancio dell’economia sta nella differenza tra crescita e sviluppo.

Occorre infatti ripensare il ciclo risorse-consumo con una logica che non sia più legata al solo concetto quantitativo ma comprendere come la qualità del modello di sviluppo rappresenti una chiave di svolta per cambiare radicalmente il modo di produrre e di consumare. Il punto di partenza è quindi legato all’energia, alla produzione e al consumo delle risorse necessarie ad alimentare il processo economico.

Una relazione differente tra l’utilizzo delle fonti energetiche, rinnovabili e non, e l’uso più o meno efficiente, rappresenta l’opportunità di investire realmente nella sostenibilità ambientale ma se la green economy significasse soltanto installare pannelli fotovoltaici cambierebbe ben poco. Viceversa intervenire sul processo e sul modo di pensare lo sviluppo implica molte azioni: come pianificare le città, come agire per il trasporto delle persone e delle merci, come produrre innovazione e diffonderla.

Da un lato serve la capacità di investire in innovazione e ricerca, dall’altro una volontà politica che metta al centro dell’agenda il tema dell’energia e dell’ambiente come opportunità: se viene meno una visione strategica di medio-lungo periodo, in grado di legare la lotta ai cambiamenti climatici con la riconversione ecologica del sistema produttivo si può fare ben poco.

Questa è una scelta che vede l’evoluzione dei sistemi geo-politici, con il controllo delle risorse strategiche e lo sviluppo di nuove tecnologie in grado di creare nuova capacità competitiva come una soluzione che non può essere scissa: se il prezzo del petrolio è destinato a crescere, oltre i 100 $ USA al barile è allora evidente il nesso con la capacità, per le imprese, di essere in grado di reagire al cambiamento investendo nell’efficienza energetica.

È necessaria una svolta del modello economico, il “momento Sputnik” come lo ha definito il Presidente Obama nel suo recente discorso: investire nell’innovazione basata sull’energia pulita, sulla mobilità sostenibile e sulla ricerca applicata affinché le imprese cambino diventando più competitive, creando nuovi posti di lavoro e agendo per la lotta ai cambiamenti climatici.

Jobs, questa è la parola-chiave: nuove opportunità di lavoro che possono nascere da un nuovo schema di sviluppo che orienti gli investimenti verso la formazione scolastica, verso la progettazione di nuovi prodotti, verso un sistema che affronta la sfida rendendo efficiente il proprio modo di consumare e di produrre.

Ma questo implica una capacità nuova di governare, con al centro la competenza e il merito: non si tratta più di affidare l’ambiente e lo sviluppo a scelte occasionali, a politiche episodiche e quindi incapaci di produrre risultati concreti.

 

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