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Le città non sono rettangoli grigi

di Andrea Ferraretto

Città. In queste aree si giocherà la partita dello sviluppo e della creazione di nuove opportunità di lavoro: le aree metropolitane si espandono, concentrano una sempre maggiore quantità di persone e di imprese.
Dalla capacità di innovare e rendere competitive le città dipenderà l’occasione di rilanciare lo sviluppo. Vere occasioni di attrarre investimenti, diventando poli di ricerca e creando le occasioni per l’insediamento di imprese.
Uno degli elementi che giocherà a favore o a svantaggio delle città sarà la loro capacità di garantire la qualità della vita e l’efficienza delle attività economiche che vi si svolgono.
È superata la logica per cui le città sono solo dei rettangoli di edifici dove tutto è lasciato alla capacità individuale nell’organizzare i trasporti, le reti, gli scambi: una città metropolitana deve essere, innanzitutto, un luogo efficiente, dal punto di vista della possibilità di muoversi, spostarsi, fruire dello spazio e delle strutture.
Fino a oggi è stato fin troppo semplice scaricare sui cittadini i costi dell’inefficienza: trasporti pubblici insufficienti, quartieri privi di servizi, scarsa diffusione delle reti digitali. Una sorta di privatizzazione occulta dove il costo delle reti è sopportato dai singoli, cittadini e imprese.
Perché l’inefficienza ha un costo, sopportato dalla collettività: ha un costo perché i trasporti sono insufficienti, perché l’inquinamento produce danni e malattie, perché è più complicato sviluppare un’impresa, perché è difficile promuovere un prodotto turistico in un luogo congestionato e privo di servizi.
Ripensare le città come luoghi di sviluppo, basato sulla qualità, l’efficienza e l’innovazione. Rilanciare l’economia cogliendo la sfida dell’energia sostenibile, della creazione di reti intelligenti e di aree urbane dove vivere, lavorare, studiare o fare turismo significhi un’occasione di crescita e di competitività positiva.
Aree metropolitane dove il congestionamento di autoveicoli e l’inquinamento non siano una condanna inesorabile, dove la crescita delle zone edificate segue principi di compatibilità ambientale, salvaguardando le funzioni degli ecosistemi.
Sogno o realtà? In molte città questo sta già avvenendo e sono quelle aree dove concetti come “zero emission”, car sharing, smart grids, wi-fi, non sono fantascienza ma aspetti che caratterizzano la qualità dello sviluppo e del futuro di queste città.
Se le città crescono seguendo questa strada, crescono, con loro, le capacità di creare nuove opportunità di ricerca e di lavoro: le università diventano luoghi di sviluppo e di innovazione. Le nuove tecnologie per l’efficienza energetica, per la mobilità sostenibile, per l’economia digitale diventano altrettante occasioni per promuovere nuove imprese.
Ma anche qui serve cambiare marcia: significa capire che pianificazione e programmazione non sono fogli di carta lontani dalla realtà e dalla necessità di ripensare e riorganizzare la capacità di gestire e amministrare le città e i servizi.
Significa uscire da una logica di ciclo elettorale e innestare competenze e responsabilità coerenti con uno scenario di sviluppo che non è più legato alla semplice decisione amministrativa di edificare nuovi pezzi di città disinteressandosi del contesto urbanistico.

 

1 Commento per “Le città non sono rettangoli grigi”

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