La Russa rischia. E il rimpastone è continuo | T-Mag | il magazine di Tecnè

La Russa rischia. E il rimpastone è continuo

LE PORTE GIREVOLI DI PALAZZO CHIGI

Non è stato un bel vedere, mercoledì, in Aula. Ignazio La Russa si è lasciato andare come non mai. Il titolare della Difesa ci ha abituati a comportamenti plateali, ma il “vaffa” al presidente della Camera non è gesto che si confà ad un ministro della Repubblica. E adesso cosa accadrà? Un passo indietro di La Russa? Il Terzo Polo, per ovvia vicinanza a Fini, ne ha chiesto le dimissioni.  
Sinora il governo è stato un via vai di ministri e sottosegretari, ma più per contingenze dei singoli che non per ragioni prettamente politiche.
Tutto ebbe inizio il 4 maggio 2010 quando l’allora ministro allo Sviluppo economico, Claudio Scajola (lo stesso che ora vorrebbe fare le scarpe a La Russa all’interno del Pdl), si dimise, sebbene non indagato, a causa della vicenda legata alla sua casa romana, vista Colosseo, pagata, emerse all’epoca, con i soldi di Diego Anemone, uno dei personaggi della “cricca” accusata nell’inchiesta G8. Il premier Silvio Berlusconi assunse l’interim e promise nel giro di pochi giorni di nominare il nuovo ministro. Di giorni, invece, ne passarono molti e soltanto il 4 ottobre Paolo Romani venne incaricato di prendere il posto che fu di Scajola. Romani era già stato sottosegretario al dicastero con delega alle comunicazioni.
Un caso particolare fu quello di Aldo Brancher, il ministro più “veloce” del quarto governo Berlusconi. Nominato ministro senza portafoglio per l’Attuazione del federalismo il 18 giugno 2010 (circostanza che mandò su tutte le furie Bossi) si dimise il 5 luglio, non prima però di cambiarne il titolo in Sussidiarietà per il decentramento. Brancher, indagato per ricettazione e appropriazione indebita nell’ambito dello scandalo Antonveneta, provocò un notevole vespaio dopo avere fatto richiesta, tramite il legittimo impedimento, di sospendere il processo a suo carico. Incalzato dall’opinione pubblica, dalla stampa e da molti esponenti politici (alcuni anche della maggioranza), Brancher non poté fare altro che rassegnare le dimissioni.
L’ultimo esponente dell’esecutivo a dimettersi è stato Sandro Bondi, che al ministero della Cultura (ruolo che gli ha fatto piovere addosso non poche critiche per una lunga serie di vicissitudini) ha preferito le magagne del partito. A Bondi è subentrato Giancarlo Galan, il quale a sua volta occupava il ministero delle Politiche agricole dopo che Luca Zaia era stato eletto presidente della Regione Veneto. Alle Politiche agricole è così giunto dai Responsabili (il gruppo che tiene in piedi il governo) Saverio Romano, al quale il presidente Napolitano non ha tuttavia risparmiato le proprie perplessità per via di un procedimento penale che lo vede indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Il valzer dell’esecutivo ha riguardato certamente anche i sottosegretari. A Micaela Vittoria Brambilla, già sottosegretaria alla presidenza del Consiglio con delega al Turismo, è stato affidato il dicastero l’8 maggio del 2009. Per gli altri basti un nome su tutti (la lista altrimenti sarebbe troppo lunga): quello di Daniela Santanchè, ora sottosegretaria alla presidenza del Consiglio con delega all’Attuazione del programma di governo. Per la serie a chiunque è concessa una seconda possibilità, anche a chi in campagna elettorale è stata “un’acerrima nemica” del leader.

 

1 Commento per “La Russa rischia. E il rimpastone è continuo”

  1. […] sottosegretari? È fuori luogo, dice il premier. Però ne avevamo scritto alcune settimane fa, del rimpasto permanente. Oggi in Cdm, infatti, è andata in scena la girandola di sottosegretari – pescati per lo più […]

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