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Cosa accomuna le redazioni televisive agli shop dell’amore?

L'ERA DEL PRIME TIME | di Gert dal Pozzo
di Gert dal Pozzo

Il nuovo prime time del Bel Paese si decide in due luoghi distinti e fortemente brand-market oriented: quello delle redazioni televisive e quello delle stanze usate dai signori della prostituzione. Nessun intento comparativo, però, sia ben chiaro. Ma, dal punto di vista di un trentenne proveniente dalla provincia, il fenomeno della prostituzione è e resta qualcosa di più simile a uno strumento sociologico, esattamente come la TV lo è per i grandi studiosi di comunicazione e psicologia sociale. Qualcosa in comune ce l’hanno le redazioni televisive e i retrobottega illuminati a neon in cui loschi figuri gestiscono il mestiere più antico del mondo, come ad esempio le cappe di fumo che ristagnano a mezza altezza tra scrivanie o tavolacci e il soffitto. A questo si aggiunge ovviamente l’obiettivo di massimizzare il profitto e di fare breccia nella scorza sempre più dura ma anche sempre più sottile del proprio target. A differenza dei primi, i secondi sono orientati a un target abbastanza meno variegato e più ampio (dopotutto siamo il Paese dei vecchi) ma nella sostanza le strategie sono le stesse, esattamente come quando si sostiene che “vendere” un candidato politico è come vendere del sapone. Si potrebbe dire, non senza una chiara mancanza di originalità, che la famosa livella decurtisiana possa essere ben rappresentata in riferimento a principi, valori, etica e morale, dal mercato che appiana tutto e accosta nelle strategie e nelle logiche persino dei rispettabilissimi autori e tycoon televisivi a degli avanzi di galera di origini tanto extra quanto europee.
Zona Salaria, altezza Prati fiscali, Roma. Al rientro da una giornata di lavoro si notano sostare sui marciapiedi e alle fermate dei bus le professioniste dell’amore, più o meno prorompenti, più o meno scosciate e disinibite, e sono appena le 21.00. Badate, sulla Salaria alle porte di Roma si vedevano già da tempo le prostitute in pieno giorno ma quello è un altro discorso, lì il target è uno e molto chiaro: quello degli autotrasportatori. Torniamo a noi. A casa, Sky, i canali Mediaset e quelli Rai (La7 era già da un pezzo avanti in questo) hanno ormai ritardato i programmi in prime time alle 21.15, ben un’ora più tardi dell’antichissimo 20,15 degli anni ’80. La vita si fa più frenetica, in una pseudo metropoli come la Capitale: nonostante il giovedì si trovino ancora gli gnocchi e il venerdì il pesce, la vita scorre più velocemente.
I professionisti iniziano alle 9 del mattino e finiscono all’incirca 12 ore dopo: tanto gli autori e gli specialisti del palinsesto televisivo, quanto la criminalità organizzata ne devono tener conto. Un “bravo” padre di famiglia difficilmente rientra prima delle 20,30 e altrettanto difficilmente un “cattivo” padre di famiglia non uscirà alle 23,00 per andare a comprare le sigarette se è rientrato appena un paio d’ore prima. E allora, come fare? Semplice, si ritardano i prime time(s), quello televisivo e quello sessuale con la speranza che dopo una giornata di lavoro e il tam tam sulle presunte abitudini notturne del Presidente del Consiglio possano in qualche modo suggerire al padre di famiglia una degna soluzione al termine della giornata. Perché ho parlato solo di padri di famiglia? Perché, come si sa, i single il prime time lo passano a sorseggiare un prosecco lontano dalle prostitute della Salaria e dai film in prima serata. Al massimo, bontà loro, si rivolgeranno alle fiction e alle signorine di seconda o terza serata….

 

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