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Le formazioni post-ideologiche adesso parlano tedesco

ELEZIONI GERMANIA | di Antonio Caputo
di Antonio Caputo

La scorsa settimana si sono tenute le elezioni regionali in Renania-Palatinato e Baden-Württenberg. I risultati hanno evidenziato dei tratti comuni nei due Lander: difficoltà per i partiti tradizionali (la CDU della Cancelliera Merkel, l’SPD, e i liberali della FDP), e impetuoso successo per i Verdi oltre all’insuccesso della Linke, partito nato dall’unione di scissionisti dell’SPD e post-comunisti della ex DDR. Analizziamo i risultati. In Renania-Palatinato (governato da un monocolore SPD) pesante flessione dei socialdemocratici, dal 45,6% di cinque anni fa, all’odierno 35,7: tracollo che li costringerà alla coalizione coi Verdi. Non male la CDU, al 35,2 (a fronte del 32,8 precedente), che però non riesce a sorpassare una SPD in picchiata, e intercetta solo parte dei voti persi dai liberali che passano dall’8% al 4,2 finendo fuori (come la Linke, ferma al 3) dal Parlamento locale. Il risultato più eclatante, sebbene atteso, lo ottengono i Verdi che triplicano dal 4,6% (che li poneva fuori dalla Assemblea di Magonza) all’odierno 15,4, sottraendo voti principalmente ai socialdemocratici e in parte all’FDP.
Passiamo al Baden-Württenberg, roccaforte CDU, che deteneva il governo in coalizione con l’FDP. In netto calo i due partiti: la CDU dal 44,2% al 39, perde dopo 59 anni il governo del Land; i liberali dimezzano, dal 10,7% al 5,3, appena sopra la soglia di sbarramento, in uno degli Stati dove sono più forti, segno di un cattivo stato di salute del partito del Vice-cancelliere Westerwelle. Non ne approfitta la SPD, in ribasso, dal 25,2 al 23,2, altro segnale della debolezza del principale partito di opposizione; male anche la Linke, che, ferma al 2,8%, resta fuori dal Parlamento di Stoccarda. Il successo dei Verdi, in questo Land già forti, specie a Stoccarda e nelle città universitarie (su tutte Friburgo e Tubinga) ha del clamoroso: un raddoppio, dall’11,7% di cinque anni fa all’attuale 24,2% che li rende il secondo partito, sorpassando una SPD che pur in difficoltà li affiancherà al governo, con gli ambientalisti, che esprimeranno per la prima volta un Governatore in Germania. I Verdi hanno preso voti da ogni direzione, non solo dall’SPD o dalla FDP, ma addirittura dalla CDU.

Il voto ha evidenziato delle tendenze che possono aver sorpreso solo gli osservatori più distratti: guardando i sondaggi, si è trattato della conferma di un trend emerso, a livello nazionale, per lo meno dall’estate, con la tenuta della CDU che resta però sui livelli delle politiche di due anni fa, quando, pur vincendo, ha registrato il secondo peggior risultato dal dopoguerra; la persistente debolezza dell’SPD, rimasta ai livelli del 2009, peggior dato dal dopoguerra; la crisi dei liberali che stentano a raggiungere il 5%; l’arrestarsi della Linke, e il successo dei Verdi che da agosto hanno in media nei sondaggi il 18% (10,7 alle politiche). Il tutto in attesa di quel che succederà nelle altre regionali di quest’anno, soprattutto a Berlino, dove si preannunciano risultati clamorosi, coi Verdi che potrebbero diventare prima forza.

Non è, dunque, l’emergenza nucleare il motivo, (quanto meno non è l’unico) dell’avanzata ecologista: l’incidente di Fukushima è di tre settimane fa, il balzo dei Verdi (fino a ieri, è vero, solo nei sondaggi) data un anno fa. Il perché del successo ambientalista a mio giudizio si situa altrove, ed è sintomatico di un trend che travalica i confini tedeschi (anche in Francia notevoli le performance ecologiste) e che non riguarda solo i Verdi: in tutta Europa, pur non mettendosi in discussione le dinamiche bipolari dei singoli Paesi, sta saltando lo schema bipartitico (l’ “Hung Parliament” inglese un anno fa; lo smottamento in Francia che sta mandando in crisi l‘UMP di Sarkozy, a vantaggio dell’estrema destra, e senza che ne approfittino i socialisti, a loro volta incalzati dagli ecologisti; le scissioni nei principali partiti italiani – PD e PdL-; le difficoltà del PSOE di Zapatero a vantaggio di Izquierda Unida e forze locali). In quest’epoca storica, evidentemente, riscuotono successo formazioni post-ideologiche, a tutto danno dei partiti tradizionali: in ciò, più che nell’incidente giapponese, a mio giudizio, vanno ricercate le cause del successo dei Verdi tedeschi.

 

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