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La Costituzione cambi, ma non con il bisturi

La Carta fondamentale non costituisce un dogma. Ma teniamola lontana dagli allegri chirughi | di F. Nardi
di Francesco Nardi

E’ sbagliato guardare alla Costituzione come a un dogma di fede. E’ perfettibile, contiene in sé una formula chiara attraverso la quale la si può ritoccare, ed è chiaro che in qualche modo possa mostrare cenni d’affanno nel tentare d’adeguarsi alle mutate esigenze sociali e politiche. Detto questo è però doveroso tentare di tenere d’occhio quanti elaborino progetti di modifica senza capo né coda, senza alcuna prospettiva di essere inclusi in una riformulazione ampia e condivisa della Carta.
Questi interventi, in apparenza minimi, che si paventano negli ultimi giorni rientrano precisamente nella categoria degli assurdi concettuali cui ci siamo fin qui riferiti. Abbiamo abbondantemente detto della modifica dell’articolo 1 proposta da Ceroni: un progetto che non solo è improvvido ma che in sostanza resterebbe anche sospeso nel vuoto. L’unico effetto che infatti avrebbe sarebbe quello di agevolare una certa retorica politica già di per sé spiantata e inopportuna.
A questo si aggiunga la notizia secondo cui l’onorevole Quagliariello vorrebbe dare nuovo slancio a un progetto di modifica della legge elettorale (il Porcellum bis) che risale a ottobre e che conterrebbe l’adozione del premio di maggioranza su base nazionale al Senato, sul modello di come avviene già alla Camera. Lo scopo sarebbe quello di evitare che dalle prossime consultazioni politiche possano venir fuori due maggioranze di segno diverso nei due rami del Parlamento. Peccato però che l’articolo 57 della Costituzione sarebbe da ritoccare, dato che a questo proposito è chiaramente definito che i senatori sono eletti a base regionale e che quindi anche il relativo premio di maggioranza non potrebbe che seguire la stessa sorte.
Da tempo si sostiene, a ragione, l’opportunità di costituzionalizzare la legge elettorale per sottrarla agli isterismi partigiani delle maggioranze che si succedono in Parlamento. L’idea di Quagliariello non prende in considerazione quest’esigenza, e quindi per il momento anche questo andrebbe tranquillamente cestinato, senza neanche preoccuparsi di rilevare che il progetto non fa riferimenti alla tanto sospirata (dagli elettori) reintroduzione delle preferenze. 
Non basta, c’è dell’altro. Nel mirino c’è anche il meccanismo centrale che regola il funzionamento della forma di Governo definita dalla Costituzione. Se ne parla in effetti da tanto, ma ora – dilagando il dibattito in gran caciara – s’è trovato lo spazio per far riaffiorare all’ordine del giorno anche l’idea della sfiducia costruttiva: quel meccanismo, cioè, secondo cui un governo sarebbe sfiduciabile solo se nella mozione (di sfiducia appunto) è contenuta anche l’indicazione del Premier successore. In sé non è una corbelleria e potrebbe anche avere un senso, sempre che ci si trovasse in un Paese in cui è prevista l’elezione diretta di un Premier che si reggerebbe comunque sulla seguente costituzione del rapporto fiduciario con il Parlamento. Ma qui da noi il presidente del Consiglio, per quante fesserie vengano riportare sui simboli e i manifesti elettorali, lo sceglie ancora il Capo dello Stato. E quindi anche quest’ultima idea presa singolarmente e non contestualizzata in una riforma di generale riordino della forma di Governo, è pronta per il trita rifiuti.
Se con grandi testi complessivi non si è arrivati da nessuna parte, come nel caso della legge di riforma n° del 2001 con la quali gli italiani hanno – mediante referendum confirmatorio – incartato le spigole della domenica, c’è da immaginare che con queste proposte mirate non si possa certo arrivare più lontano.
Qui non si vuole affermare che la Costituzione debba rimanere per forza come mamma l’ha fatta, però si vuole anche significare che singoli interventi del chirurgo estetico non possono che peggiorarne l’aspetto.
Cattivi cronisti e male lingue in questi giorni passano le giornate a guardare le foto di Noemi Letizia: ne analizzano girovita, labbra, glutei e seni producendosi nelle più maligne delle supposizioni. Ammettiamo per assurdo e solo per un attimo che questi cattivoni abbiano ragione: ecco, in quel caso urgerebbe evitare che la Costituzione ricevesse lo stesso trattamento.

 

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