Nuove patologie: riflessioni sull’anima post-moderna | T-Mag | il magazine di Tecnè

Nuove patologie: riflessioni sull’anima post-moderna

PSICOLOGIA (1° PARTE) | di Italo Gionangeli
di Italo Gionangeli

Questo articolo è dedicato alle nuove forme che la sofferenza psichica ha acquisito negli ultimi anni ed alla riflessone su quegli stati della mente che chiamiamo patologie psichiche che sono emersi con prepotenza alla nostra osservazione. Ma che cosa intendiamo per nuova forme di patologia psichica? Una condizione clinica che non era mai esistita prima e che si è presentata improvvisamente alla osservazione degli specialisti? Oppure una forma che non era possibile diagnosticare in precedenza per una incapacità tecnica e/o culturale? O anche una espressione clinica che a partire da una diagnosi conosciuta e studiata si è talmente trasformata da dover essere considerata nuova? Rispondere a questa domande non è possibile se non a partire da una premessa di ordine generale e da una prospettiva specifica. Intanto è bene intenderci su cosa definiamo patologia. Sappiamo bene che nel secolo scorso ci sono stati scontri aspri tra gli studiosi del campo che hanno ingaggiato delle vere e proprie guerre di religione sul tema, senza riuscire a dirimere dubbi e divisioni che, viste le premesse sovente ideologiche non hanno fatto altro che erigere steccati insormontabili. Si sono schierati da una parte chi difende strenuamente la tesi “biologistica”, che considera la malattia psichica e psichiatrica alla stregua delle altre malattie dell’organismo e pertanto il cervello come sede della sofferenza e come qualsiasi altro organo. Per questi studiosi – che, sarà bene ricordarlo, sono largamente maggioritari nel mondo occidentale – ogni sofferenza psicologica è legata ad una alterazione del sistema biologico sottostante che è quindi direttamente responsabile della anomalia alla base del disturbo.
Alla base della depressione c’è una alterazione del sistema che regola il meccanismo di produzione e di riassorbimento della serotonina, che è pure alla base delle anomalie che producono ansia, panico o i disturbi anancastici (disturbo ossessivo-compulsivo ecc.). Alla base della schizofrenia oltre ad una base genetica, c’è una alterazione del sistema che il meccanismo di produzione e di riassorbimento della dopamina ecc. Per questa schiera di professionisti l’uomo è per intero all’interno della scienza della natura ed è soltanto l’ultimo anello di un percorso evolutivo che ha portato dagli animali all’uomo in un modo più o meno lineare.
Dall’altra parte dello schieramento ci sono tutti coloro che negano qualsiasi coinvolgimento biologico nella formazione della sofferenza psicologica o meglio che considerano l’elemento biologico solo come un fattore predisponente che non interviene direttamente nella formazione della patologia. Si configura una generica maggiore debolezza di quei fattori che difendono l’individuo dalle malattie e dalla sofferenza ma sono necessari, affinché esse si manifestino, degli accadimenti esperenziali a livello individuale e di relazione che la persona non è in grado di rielaborare (trauma). In questo gruppo si possono senz’altro annoverare le scuole di ispirazione analitica e quelle che si rivolgono alla fenomenologia.
Si delineano in questo scenario due concezioni della patologia e della sofferenza completamente opposte.
Una che fa perno sulla tradizione medica e pertanto tende a classificare e impostare le cure (di malattie) secondo lo schema anamnesi diagnosi e terapia; l’altra che tende a privilegiare la persona come punto di partenza e quindi ad impostare la sofferenza secondo schemi che riguardano i rapporti all’interno della vita dell’individuo e ad parlare piuttosto che di cura di percorso rielaborativo e/o trasformativo.

 

1 Commento per “Nuove patologie: riflessioni sull’anima post-moderna”

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