L’atto di nascita di Obama e il finevita del Cav | T-Mag | il magazine di Tecnè

L’atto di nascita di Obama e il finevita del Cav

Gli Usa scoprono che Obama è americano, in Italia si cerca di capire di che morte deve morire il berlusconismo

Ci si lambicca spesso sulle divergenze che distanziano la politica italiana da quella statunitense. E lo si fa, il più delle volte, senza cognizione di causa. Appare improbabile, talvolta, stabilire dei punti di contatto per quanto nel 2008 il Partito democratico italiano tentò di accaparrarsi – non fu chiaro a che pro – la vittoria elettorale di Obama o il paragone – forse un po’ troppo forzato – del leader centrista Casini quando non molto tempo addietro invitò Berlusconi a fare come il presidente americano che dopo la batosta alle elezioni di metà mandato “ha cercato accordi con i repubblicani”.
Tenteremo anche noi, oggi, di percorrere una strada simile. È notizia di poche ore fa, infatti, che la Casa Bianca ha pubblicato il certificato di nascita di Barack Obama. Da quando si è insediato alla Casa Bianca, il luogo di origine del presidente americano è stato un tema a lungo discusso. I suoi detrattori hanno sempre sostenuto che Obama sia nato in Kenya e non alle Hawaii. Obama ha così voluto smentire – definitivamente – le dicerie al riguardo. C’è chi sull’argomento mantiene ancora qualche riserva, ad esempio Donald Trump. “Perché non l’ha mostrato anni fa?”, si è chiesto il famoso magnate. “Spero – ha quindi aggiunto – che sia autentico. Voglio vederlo di persona. Comunque sono contento perché ora possiamo parlare di tanti problemi seri che affliggono il Paese”. Anche in Italia si auspica un ritorno al dibattito sui “problemi seri che affliggono il Paese” salvo poi ricadere sulla unica issue ritenuta indispensabile: produrre il certificato di morte (ovviamente solo politica, sia beninteso) del Cav.
Dalle larghe intese ai governi di transizione prima e di decantazione poi, ogni mossa sembra volta a porre fine all’era berlusconiana. Il premier è sulla scena dal 1994 e (quasi) indisturbatamente ha condizionato la vita della politica nazionale e del centrodestra italiano. Non si hanno modelli di riferimento riguardo attori politici che, una volta incassata la sconfitta, abbiano ritenuto opportuno ritirarsi. Ancora meno di attori politici che, esaurito il proprio mandato, abbiano considerato l’ipotesi di fare un passo indietro per lasciare il palcoscenico a giovani rampanti e preparati. Al contrario di ciò che avviene oltreoceano tale ipotesi non è contemplata nel nostro sistema, lamentarsene è perciò inutile. Ma tolte due velate circostanze (Bertinotti che ha abbandonato la nave dopo le ultime consultazioni e Prodi che si è dedicato ad altro in seguito alle cadute dei suoi governi) non si rammenta molto di più. Ed ecco che ogni stagione è buona per ragionare sulla dipartita politica di Berlusconi che resta, di fatto, l’unico “serio problema” sul piatto della bilancia. Con buona pace di chi, una tantum, propone di parlare dei guai “che affliggono il Paese”. E mentre negli Stati Uniti le quisquilie riguardano i certificati di nascita, in Italia quando si parla di fine vita ci si riferisce solo al testamento biologico e mai alla successione dei leader. 

 

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