La rivincita dei senza dio: un QI superiore ai credenti | T-Mag | il magazine di Tecnè

La rivincita dei senza dio: un QI superiore ai credenti

LA FEDE NON È ROBA DA GENI | di A. Maragò
di Astrid N. Maragò

Secondo le ricerche riportate su Huffington Post dallo psicologo Nigel Barber, gli atei avrebbero raggiunto punteggi sostanzialmente superiori nei test di intelligenza rispetto alle persone religiose.
C’è da chiedersi se sia paradossalmente l’oppio dei popoli ad avere un’influenza negativa sull’arguzia di coloro che si accostano alla fede e che si sentono magari meno stimolati e intellettualmente più pigri, o se le persone meno dotate dal punto di vista intellettivo siano anche per questo attratte e portate a trovare rifugio e risposte nei precetti di una qualche religione.
L’analisi di Barber rivolge particolare attenzione al ruolo ricoperto dalle differenti condizioni sociali nell’ambito delle quali si sviluppano o al contrario sono disincentivate le credenze religiose. Queste differenze diventano parecchio evidenti facendo un confronto a livello geografico tra i paesi nei quali stando alle statistiche si contano più persone intelligenti tra la popolazione, e quelli nei quali il quoziente intellettivo risulta inferiore e che conterebbero in maggioranza religiosi. Secondo gli studi in questione questi ultimi paesi sarebbero più poveri, meno urbanizzati, avrebbero livelli inferiori di scolarizzazione, mostrerebbero una minore diffusione dei nuovi media, un livello più alto di malattie cerebrali, un livello peggiore di nutrizione infantile, e un pessimo sistema di contenimento dell’inquinamento ambientale. Tutti fattori, questi, che avrebbero un impatto significativo sul quoziente intellettivo. I fattori suindicati incidono allo stesso modo (anche se in maniera meno marcata) sulla popolazione all’interno di ogni singolo paese: le statistiche mostrano che gli individui più benestanti sviluppano maggiori punteggi a livello di QI insieme con maggiore scetticismo religioso al contrario delle persone meno abbienti. È importante domandarsi quindi perché nei paesi religiosi i test indicano un quoziente intellettivo inferiore.
Una ricerca pubblicata su Science, mette in risalto la correlazione tra il tasso di scolarizzazione e il livello di quoziente intellettivo negli Stati Uniti: i valori sono entrambi più alti tra i meno religiosi. Un più alto livello di studio incentiva quindi metodi di approccio razionale alle grandi domande della vita, e riduce il ricorso al refugium peccatorum dei dogmi metafisici.
Trovare una risposta al perché l’intelligenza provochi un allontanamento e un rifiuto del credo religioso richiede complesse analisi. Un aspetto molto interessante da considerare è quello che riguarda la corrispondenza diretta tra l’abbandono della religione con la crescita della prosperità dell’uomo.
In un articolo pubblicato su Psychology Today e intitolato “Why atheism will replace religion” Nigel Barber scrive che il tipico ateo è laureato, vive in città e per lo più nelle grandi socialdemocrazie europee. E sottolinea che le persone vanno in cerca di un appiglio religioso spesso quando si trovano ad affrontare le difficoltà e le incertezze che la vita presenta. Nelle socialdemocrazie europee le paure e le incertezze sul futuro sono meno avvertite dalla popolazione per via del sistema di welfare che provvede alla loro tutela. Così il senso di vulnerabilità è meno sofferto e le persone sentono di avere maggior controllo delle proprie vite: in un quadro del genere il bisogno della religione perde di senso. Di pari passo nella società moderna figure come lo psicologo, lo psichiatra e l’analista sono preferiti al ministro di culto per risolvere le crisi e le difficoltà della vita.
In conclusione, se da una parte abbiamo gli atei con un livello elevato di QI, e i credenti dall’altra con dei punteggi più bassi ai test di intelligenza, non resta che domandarci come si collochino infine coloro che affidano le risposte alle più grandi domande sulla vita nientemeno che all’astrologia o magari alla stregoneria. Ma forse su questo è meglio non indagare.

 

3 Commenti per “La rivincita dei senza dio: un QI superiore ai credenti”

  1. […] Leggilo su T-Mag Posted by disastrid » Beautiful garbage Tags:agnostici, atei, huffington post, intelligenza, nigel barber, qi, ricerche, statistiche, test […]

  2. Tano

    Articolo STREPITOSO !!!

    mi e’ piaciuta molto la conclusione finale:

    “non resta che domandarci come si collochino infine coloro che affidano le risposte alle più grandi domande sulla vita nientemeno che all’astrologia o magari alla stregoneria. Ma forse su questo è meglio non indagare.”

    …e’ veramente meglio non indagare !! 🙂

    triste realta’

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