Sepolto in fondo al mare fa ancora più paura? | T-Mag | il magazine di Tecnè

Sepolto in fondo al mare fa ancora più paura?

La morte di Osama cambia molte cose. Avrà perso se ne cambierà troppe | di Francesco Nardi
di Francesco Nardi

L’allarme terrorismo è alto in tutto il mondo, Obama ha messo al sicuro la riconferma, Christian Rocca forse non conterà più i missili “obamiani” e Kathryn Bigelow dovrà riscrivere la trama del suo film inserendo il “lieto fine”. La primissima sensazione, insomma, è che Osama continuerà nella lenta erosione della “normalità” nel mondo, che poi è l’esatta coronazione di ogni proposito terrorista che si “rispetti”. E che in questo Bin Laden sia stato un fuoriclasse è fuori di ogni dubbio. Il mondo non sarà più lo stesso, si disse all’indomani del crollo delle torri, e così è stato. La vita sul pianeta appare deformata dalla lente del terrore, e come per l’Italia dopo la grande guerra, per l’occidente si profila il rischio di una “vittoria mutilata”. Perché l’evidenza che il mostro oggi faccia più paura da morto di quanto ormai potesse fare da vivo, trasferisce l’insicurezza oltre gli obiettivi cosiddetti sensibili e mostra quanto la paura sia attecchita nella mente degli occidentali, divenendo così beffardamente ubiqua. Il successo di Obama consiste nell’aver strappato la pagina più buia di un’agenda che non è però lui a tenere: l’inseguimento sarà ancora lungo, e non potrà dirsi “vittoria” finché sarà così. Il fantasma di Osama, sepolto in fondo al mare, agiterà per molto tempo ancora le sue catene, molto più di quanto avrebbe potuto fare in tuta arancione a Guantanamo, ma di questo ormai bisogna farsene una ragione. La missione più importante adesso è quella di riuscire a invertire il trend, come nelle campagne elettorali, e iniziare a dettarla l’agenda della lotta al terrorismo. Intanto gli sposini di Londra, per sicurezza, hanno posticipato la luna di miele. Ed ecco, se ci facciamo stravolgere l’agenda wedding, partiamo male.

 

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