Il nemico che vive nell’immaginario collettivo | T-Mag | il magazine di Tecnè

Il nemico che vive nell’immaginario collettivo

Il ruolo dei media nella partecipazione delle masse alla guerra al terrore | di Francesco Nardi
di Francesco Nardi

Con la morte di Bin Laden gli sceneggiatori di South Park, il caustico cartone che non risparmia mai battute al vetriolo su nessun argomento, avranno il loro daffare per aggiornare la rappresentazione del male nell’immaginario collettivo. Nel celebre film ispirato all’omonima serie del cartoon, infatti, fece molto scandalo specie nel mondo arabo la scena di Saddam Husseim che s’intrattiene all’inferno con il Diavolo, ridotto a geisha dell’ex dittatore baathista. Un diavolo piagnucoloso e ferito nell’intimo che accusa il suo baffuto partner di volere da lui solo sesso e di non ricambiarne i sentimenti.
Il riferimento apparirà futile, ma è indubbio che quel dissacrante cartone animato renda bene l’idea di quanto conti nell’immaginario collettivo la raffigurazione del male, e in subordine quanto la cronaca dell’ultimo decennio abbia partecipato alla nuova percezione generale che del nemico giurato di turno tende a diffondersi nelle menti. Il tutto corroborato da una comunicazionie di crisi farcita da molta propaganda e che si è basata sul ricorso a un sistema simbolico molto stringente: si pensi alla definizione degli “Stati canaglia”, e al famoso mazzo di carte da gioco con il volto dei ricercati-nemici-d’America dal quale da pochi giorni è stato sfilato l’Asso piglia tutto.
Il fenomeno non è comunque figlio di quest’epoca ed anzi è facile dire il contrario, perché forse è da ricercare in tempi molto più remoti l’uso di raffigurare il nemico associandolo al concetto di “male assoluto”. Ma il caso del terrorismo internazionale e l’evanescenza dei principali attori che l’hanno tenuto in questi anni sulla scena ha determinato una nuova pulsione in questo senso.
Che Bin Laden, ancora più di Saddam, sia finito incasellato nell’immaginario collettivo in posizione prossima a quella di Satana è facile a dirsi, e la cifra religiosa dello scontro di civiltà rende ancora più immediato il meccanismo.
Notizie di film in preparazione sull’intera vicenda, che va dal crollo delle torri fino alla fantomatica sepoltura in mare dello sceicco del terrore, ce ne sono già in abbondanza, e anche la sequenza di copertine del Time col volto del nemico di turno obliterato in rosso dice bene quale sarà il segno delle future espressioni storiche e artistiche sul tema. Dal grande al piccolo schermo, in questi anni, il fantasma del nemico è stato rappresentato nel segno della disperata necessità di avere qualcuno da odiare, al punto che l’improvviso blitz in Pakistan ha forse anche destabilizzato l’equilibrio che intorno all’immagine del nemico si era formato. Toccherà ancora una volta ai media riorganizzare la comune percezione intorno al mutato stato di cose, sostituendo il vecchio nemico col nuovo, e rendendo giustizia alla geniale sintesi di Woody Allen secondo la quale si vuole il perfido circolo vizioso che dà il cinema ispirato alla vita e, a sua volta, la vita ispirata alla televisione.  

 

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