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Il leghista che non vorrebbe nel suo club uno come lui

LEGA E TABÙ DELL'OMOFOBIA | di A.Maragò
di Astrid N. Maragò

«Non vorrei mai far parte di un club che accetti fra i suoi membri un tipo come me», diceva Groucho Marx. Quasi parafrasando il comico statunitense, Stefano Guida, ventiseienne dichiaratamente omosessuale e candidato al Consiglio Comunale di Bologna per la Lega Nord ha oggi affermato: «Se il Carroccio mi cacciasse forse lo capirei».
Così Guida, che dichiara di non essere «l’unico» all’interno del partito anche se il solo a non aver tenuto nascosto il proprio orientamento sessuale, racconta di aver più volte dovuto sopportare battutine di scherno da parte dei colleghi leghisti più attempati.
E confessa apertamente anche di aver girato un film hard in passato, dal titolo “Gay party underwear”, ma sotto pseudonimo.
Difficile non cogliere una profonda contraddizione nella condotta del ragazzo: figlio di un ex comunista bolognese, è candidato a sostegno di uno dei fedelissimi di Maroni, Manes Bernardini. Non ha vergogna della propria omosessualità, che vive smaliziatamente alla luce del sole, ma nello stesso tempo ammette che non sarebbero da biasimare i suoi compagni di partito, se mai decidessero di confinarlo fuori dal “club” Carroccio.
Ma come può, un ragazzo che vive serenamente la sua omosessualità, sentirsi rappresentato da un partito che del machismo, del celodurismo, ha fatto sempre la sua bandiera? In realtà, al periodico L’Informazione di Bologna, Stefano Guida ha dichiarato: «Per entrare nella Lega devi credere nei valori della Lega, innanzitutto. Poi se sei gay poco importa».
Poco male, considerato che solo pochi giorni fa ai microfoni di Radio24 il senatore Piergiorgio Stiffoni ha dichiarato ostentando una certa sicurezza che nonostante il Parlamento italiano sia popolato anche da parecchi omosessuali, sarebbe proprio il partito della Lega a fare eccezione e a non contare gay all’interno delle sue fila, perché i membri della Lega Nord avrebbero un DNA diverso.
Ma in ogni caso, anche nell’ipotesi in cui – come dice Guida – importasse ben poco ai membri del partito della presenza degli omosessuali tra i candidati, non sarebbe possibile prevedere quanto peso avrebbe questo coming out presso gli elettori leghisti.
Tra le righe non ci resta che leggere, quindi, il timore di Stefano Guida di far perdere voti al partito per via della propria inclinazione sessuale. Ed ecco che il rischio in questione vale a giustificare la propria messa in disparte. Anche se questo può significare dover rinnegare se stesso e la propria natura.

 

2 Commenti per “Il leghista che non vorrebbe nel suo club uno come lui”

  1. Marcello

    E il film che ha girato è pure una noia mortale! L’ho trovato cercando su internet su e l’ho scaricato per curiosità. Che noiaaaaaa!!!

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