Le leggende sul web sono contagiose. Ed è subito pandemia | T-Mag | il magazine di Tecnè

Le leggende sul web sono contagiose. Ed è subito pandemia

LA BUFALA CORRE SUL WEB | di A.Maragò
di Astrid N. Maragò

La rete è una vera e propria fucina di bufale e leggende metropolitane. E’ il convoglio ideale attraverso il quale tutte le nostre ansie e le nostre più irrazionali paure vengono catalizzate e messe in circolazione senza alcun freno.
I siti web, e i social network in particolare, sono raggiunti e invasi da un’enorme e contorta matassa di informazioni non verificate che si insinuano fino a confondersi tra le notizie autentiche e provenienti da fonti certificate. Se non altro, siamo davanti all’altra faccia del pluralismo dell’informazione reperibile online.
Per non cadere passivamente in balia delle trappole del web è necessario appellarsi ad un minimo di abilità e senso critico che ci consentano di sviluppare una capacità di discernimento a prova di bufala: e non che sia impossibile. Un buon metodo da seguire è quello di verificare sistematicamente le fonti di provenienza delle notizie, se siano più o meno autorevoli, e proseguire poi con una rapida analisi di tipo comparativo, prima di condividere l’informazione con gli altri utenti ed entrare così in prima persona all’interno del circolo vizioso di diffusione.
Nella giungla del web, accanto alla copiosa mole di notizie ufficiali si crea inevitabilmente un serbatoio sconfinato di mezze verità trasmesse in maniera errata, magari a loro volta riportate difettosamente e infine male interpretate dai destinatari/utenti: al termine del giro, queste notizie più o meno verosimili assurgono al rango di vere e proprie certezze inconfutabili. E una volta giunte a questo stadio, anche plateali idiozie fermentano, si incancreniscono e si diffondono in modo rapido e capillare presso milioni di internauti.
Il mondo ha tremato per le profezie di Nostradamus, per il terrore del Millenium bug, molto prima della venuta di Julian Assange. E c’era chi, negli anni Novanta, giurava con convinzione che il cantante rock Billy Corgan, frontman degli Smashing Pumpkins, avesse recitato da bambino come protagonista della sitcom Super Vicky.  Non solo i coccodrilli a spasso per la rete fognaria di New York, insomma, o le navicelle di provenienza extraterrestre ospitate nei bunker dell’Area 51 in Nevada, o le presenze aliene a Roswell, New Mexico. Ancora in molti stentano a credere alle notizie ufficiali sulla fine di Marylin Monroe, Elvis Presley, Lady Diana o Michael Jackson. E chi l’ha detto poi che Jim Morrison, il Re Lucertola, riposa in pace nel cimitero degli artisti di Père Lachaise?
Basta poco, in fondo, a creare una leggenda metropolitana. Il web la cristallizza, la alimenta e la rende immortale.
E’ questo il caso, peraltro, della notizia del terremoto distruttivo che sarebbe stato previsto dal sismologo Raffaele Bendandi esattamente per la giornata di oggi a Roma. Apparsa in prima battuta in un newsgroup, tra il serio e il faceto ha fatto il giro del mondo tra pagine web, blog, social network e media. A poco sono serviti i tentativi di giornali e notiziari di sfatarne il mito, fino a tutt’oggi. Siamo però ancora qui a Roma, sono quasi le 19.00 dell’undici maggio 2011, e tutto va bene.
In realtà non è stato sufficiente a tranquillizzare gli animi dei romani nemmeno l’intervento di smentita ufficiale proveniente dal presidente dell’associazione La Bendandiana: la psicosi collettiva ha contagiato non pochi abitanti della capitale, tra coloro che hanno deciso di trascorrere la scorsa notte accampati nei parchi della città, e gli altri che hanno addirittura preso le ferie al lavoro per allontanarsi dall’Urbe anticipando il weekend. “Non è vero, ma ci credo”: il risultato è che la capitale è svuotata quasi come ad agosto, niente traffico per le strade e in alcuni quartieri le serrande dei negozi sono addirittura abbassate.
A dire il vero non è poi così difficile comprendere i meccanismi alla base di questa reazione a catena: la leva a far da padrone è quella della paura, e non c’è sentimento che si possa definire più umano. In più, resta ben poco di cui meravigliarsi se consideriamo gli eventi tragici che si sono succeduti negli ultimi tempi, come il terremoto devastante ad Haiti, le migliaia di vittime in Cile o l’ultimo disastro in Giappone. Nel nostro paese, poi, c’è da aggiungere che la ferita de L’Aquila stenta tuttora, trascorsi due anni, a rimarginarsi.
Al terrore per ogni genere di catastrofe naturale fa da sfondo la nota profezia Maya circa l’anno 2012, ormai alle porte, che segnerebbe la fantomatica fine del mondo. Cataclismi di diversa natura, scioglimento dei ghiacciai, asteroidi impazzite o addirittura invasione aliena? Finora li abbiamo visti solo a Hollywood: basti pensare a pellicole come The day after Tomorrow o al più recente 2012. Effetti speciali sorprendenti ma ben pochi tratti realistici. Fatto sta che anche i Rem, rock band di Athens tra le migliori dell’ultimo ventennio, hanno sentenziato nel celebre pezzo “It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)” del 1987 che il tutto, la fine, ha inizio proprio con un terremoto, e nel 1994 il brano è stato anche ripreso in Italia da Luciano Ligabue che ne ha realizzato una nota cover di successo.
In ogni caso, l’undici maggio 2011 volge al termine e nessuno ancora ci ha fatto sapere con esattezza a che ora è la fine del mondo. Restiamo in trepida attesa di scoprire se mai vedremo le Olimpiadi a Londra.

 

1 Commento per “Le leggende sul web sono contagiose. Ed è subito pandemia”

  1. […] su T-Mag Posted by disastrid » Hard candy Tags:11 maggio 2011, bufale, leggende metropolitane, […]

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