Verso il ballottaggio, la sfida si gioca a colpi di hashtag | T-Mag | il magazine di Tecnè

Verso il ballottaggio, la sfida si gioca a colpi di hashtag

IRONIA E MAIEUTICA | di M. Cavallo
di Massimiliano Cavallo

“Fusse che fusse la vorta bbona”, diceva Nino Manfredi in un celebre tormentone di qualche decennio fa. Oggi in tanti pensano che stavolta, per davvero, il berlusconismo sia sulla strada del tramonto. Non lo dicono i tifosi su Facebook, lo dicono i numeri. E se al ballottaggio arriverà la spallata finale, gli scenari che si apriranno indicheranno la fine del berlusconismo: si tratterà solo di capire quanto tempo manchi al respiro finale.

Come argutamente diceva Mario Rodriguez qualche giorno fa “nelle campagne elettorali sono più importanti gli errori delle cose buone che si fanno” e spesso le elezioni sono gli altri che le perdono e non tu che le vinci. Anche questa volta sembra stia andando così. Ma sulla scena politica italiana si è affacciata una novità: l’ironia. In queste ore basta andare sulla pagina fan di Facebook di Red Ronnie per farsi un’idea. Qualcosa di simile era accaduto già al primo turno quando su Twitter si era diffuso l’hashtag #morattiquotes come ci racconta bene qui Dino Amenduni. E Dino spiega meglio di altri quanto sia importante che questa “catena” non sia nata da comitati elettorali ma sia stata spontanea.  E si perché, invece, la risposta di Pisapia alla Moratti alla sua accusa di essere (più o meno) un topo d’auto non era stata proprio arguta, visto che aveva ribaltato l’accusa dicendo che lui era stato assolto e Berlusconi quello amnistiato.
Fortunatamente, però, a volte i fan sono più attenti dei politici stessi e allora ecco che nasce il #morattiquotes e l’invasione della pagina di Red Ronnie, vero spasso di queste ore ormai per tutti gli utenti di Facebook. E a capire quanto conti l’ironia e, soprattutto l’autoironia, è addirittura stato Bersani che ha fatto nascere l’hastag #masiampazzi, riprendendo il tormentone di Crozza.  Ecco, questo può diventare un modo intelligente di creare empatia con l’elettorato, rendersi comunicativi e “umani”. E, soprattutto, l’effetto è quello di mettere in ridicolo l’avversario, come sta accadendo alla Moratti in questi giorni. Insomma questo “dimostra che la comunicazione politica può essere anche uno spazio aggregante, in grado di partire dal basso, dove si partecipa e non dove si ascolta solamente.” E queste ultime righe, permettetemi l’autocitazione, le vergavano addirittura cinque anni fa un gruppo di studenti di un master romano, un gruppo di coglioni.

 

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