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C’è voglia di opposizione in giro per l’Europa

I GOVERNI ARRANCANO UN PO' OVUNQUE | di Antonio Caputo
di Antonio Caputo

Da un po’ di tempo a questa parte, ma specialmente in questo 2011, nelle elezioni intermedie in giro per l’Europa, si registra, dove più, dove meno, la prevalenza delle forze di opposizione, e la debolezza di quelle al governo. Per prima si è mossa la Francia, a metà marzo, con la secca sconfitta per l’UMP di Sarkozy, cui non è evidentemente bastato l’attivismo in Libia. 
Con le amministrative, la formazione del Presidente ha perso la palma di primo partito nazionale, a beneficio dei Socialisti, ma non basta.

Rischia, infatti, di perdere anche il primato sulla rive droite, che, come sempre, conserva il consenso di una parte rilevante del Paese, ma al cui (droite) interno l’UMP rappresenta appena un elettore su 3, alla pari dei dissidenti di destra, solo parte dei quali appoggia il Governo, e soprattutto alla pari di quel Front National, rivitalizzatosi dall’uscita di scena del suo leader storico Jean Marie Le Pen, sostituito dalla figlia Marine, il cui obiettivo è l’approdo al ballottaggio alle presidenziali del prossimo anno, eliminando dal secondo turno proprio Sarkozy, per sfidare il candidato socialista. La Le Pen punta cioè non solo al ballottaggio, ma ad andarci come la rappresentante della destra, mentre, non le servirebbe granché andarci contro Sarkozy, altrimenti ripeterebbe quanto accorso al padre 10 anni prima: solidarietà nazionale attorno al candidato gollista, e nessuno sbocco per il Front National. Se invece fosse la sola rappresentante della destra, pur perdendo con ogni probabilità la partita, intercetterebbe parte cospicua dell’elettorato conservatore, relegando in prospettiva nelle retrovie l’UMP cui strapperebbe così la leadership nella droite.
A fine marzo è arrivata la Germania, dove alle difficoltà della CDU, ma anche di SPD e soprattutto Liberali (anch’essi al Governo), si è contrapposta l’impetuosa avanzata dei Verdi che dopo aver conquistato per la prima volta un Governatore (in Baden-Württenberg, roccaforte CDU espugnata dopo 59 anni) ora puntano al sorpasso nazionale sull’SPD, per strappare ad essi la leadership nella sinistra e avanzare una fino a qualche anno fa impensabile candidatura al cancellierato (e date le difficoltà del centrodestra, è assai probabile che ciò avvenga).
Ai primi di maggio è toccato al Regno Unito: avanzata laburista, non però ai danni dei Conservatori del Premier Cameron, bensì a scapito dei suoi partner di governo, quei Liberal Democratici del vice premier Clegg, che un anno fa sembrava l’astro nascente della politica britannica, ma che ora rischia di diventare una stella cadente. Clegg paga l’ingresso in un governo conservatore e un’alleanza innaturale per una forza dall’elettorato prevalentemente di sinistra, e che doveva il suo successo ad elettori di sinistra delusi dal Governo del grigio Brown ma che non avevano certo intenzione di allearsi con la destra. Quella laburista è stata però una vittoria a metà: il ridimensionamento nella roccaforte scozzese ad opera dei nazionalisti, la netta vittoria di Cameron nel referendum sul sistema elettorale (altro scacco per i Lib-Dem che molto contavano sulla consultazione per modificare il meccanismo uninominale maggioritario che storicamente li danneggia), oltreché la tenuta dei Conservatori, sono state delle spine nella rosa della vittoria per il partito di Ed Milliband.
La scorsa settimana c’è stata la buona prova del centrosinistra alle amministrative di casa nostra (dovuta in buona parte alle performances della sinistra radicale, tornata in spolvero dopo un lungo appannamento), col primo stop per Berlusconi dal suo ritorno al governo, soprattutto nella sua città, quella Milano un tempo roccaforte del Cavaliere, ma che ha dato al Premier un’amara sorpresa, soprattutto a causa della sua campagna elettorale, ritenuta estremista ed aggressiva dall’elettorato.
Domenica, infine, è arrivata la Spagna: debacle del PSOE di Zapatero, vittoria del PP (che espugna diverse roccheforti socialiste, su tutte Barcellona, da 32 anni a guida socialista) e una certa ripresa per Izquierda Unida (sinistra radicale).
E’ possibile ricavare un tratto comune dall’esito, ovunque favorevole alle opposizioni, del voto intermedio nei principali paesi europei: i governi sono in difficoltà, come mostrano i dati elettorali che vedono traballare persino le roccaforti. La ragione va ricercata nella crisi economica, giunta al suo quarto anno, e da cui non si intravede una via d’uscita. Certo, la crisi è stata drammatica in alcuni Paesi (Spagna in primis), mentre ve ne sono altri (il pensiero corre alla Germania, tornata locomotiva con una crescita del 4-5%), dove pure le cose sembrano in rapido miglioramento. Miglioramento evidentemente non percepito o non ritenuto sufficiente dall’elettorato, che proprio nel Paese teutonico da diversi mesi segnala una forte avanzata dei Verdi che a 30 anni dalla loro nascita potrebbero addirittura conquistare il Cancelliere. Appuntamento alle prossime elezioni.

 

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