Esplode il referendum. E c’è aria di spallata | T-Mag | il magazine di Tecnè

Esplode il referendum. E c’è aria di spallata

Acqua, giustizia e nucleare. Così il 13 giugno può compiersi il destino del Governo Berlusconi.

Il referendum sul nucleare si farà: così ha deciso la Cassazione. Una notizia che assume un contorno anche politico all’indomani della straripante vittoria del centrosinistra alle amministrative. Proprio sull’atomo, infatti, era stata incentrata la battaglia referendaria del 12 e 13 giugno. Il decreto Omnibus – che prevede la cancellazione dell’impianto normativo sulle nuove centrali nucleari – era stato il ricettacolo delle accuse dell’opposizione secondo cui la maggioranza attraverso l’escamotage era riuscita ad evitare anzitempo il quorum. Scongiurato il nucleare sulla scia dell’emotività dopo il disastro giapponese, il governo avrebbe corso meno rischi e potuto riprendere il dibattito sul tema in un secondo momento: questa in soldoni la riflessione che era andata per la maggiore. La mossa, inoltre, avrebbe allontanato gli italiani dall’esprimersi sugli altri quesiti, quello sulla privatizzazione dell’acqua e quello sul legittimo impedimento (a ben vedere l’unico dai risvolti esclusivamente politici riguardanti il presidente del Consiglio). La Cassazione ha perciò rimesso tutto in discussione.
“I trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati – ha commentato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani –. Il Pd, che ha sempre contrastato le assurde scelte del governo sul nucleare, è impegnato con tutte le sue forze a sostenere la campagna per il Sì e invita tutte le sue organizzazioni territoriali a mobilitarsi in occasione del 12 e 13 giugno”. Proprio qui sta il punto. Da più parti, infatti, il referendum è stato recepito come il “match point”, l’occasione per dare definitivamente la spallata al governo uscito piuttosto malconcio dalla tornata elettorale. Per fare questo l’opposizione dovrà però dimostrarsi coesa e dovrà riuscire a convincere il maggior numero di cittadini a recarsi alle urne. “Ora, tocca a tutti noi fare in modo che nei pochi giorni che ci sono rimasti gli italiani siano informati correttamente dell’importanza dei quesiti, e che il quorum venga raggiunto. Abbiamo l’occasione di esibire cosa è l’antiberlusconismo quando non è insulto o espressione di rancore: rimettendo al centro un’idea di bene comune”, ha affermato il leader di Sel, Nichi Vendola. A esprimersi sul merito e a non attribuire una valenza politica al referendum è però l’invito del vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi (Pdl). “Sul problema dell’acqua – ha osservato – ricordo che il Partito democratico e lo stesso segretario, insieme al ministro Lanzillotta, aveva presentato una proposta analoga a quella che il ministro Ronchi ha poi presentato in questa legislatura; il legittimo impedimento mi pare abbia assunto un ruolo assolutamente ininfluente, visto che il presidente del Consiglio sta andando ai processi; sul nucleare penso che la posizione sia comune tra il governo e tutti gli italiani, questo è il momento in cui lavorare e riflettere sul tema della sicurezza per la nuova energia di terza generazione nucleare e comunque delle energie alternative”.
E infine ecco il Di Pietro che non ti aspetti: “Io non metto il cappello e invito tutti a fare altrettanto. I referendum ora vanno sberlusconizzati, ma anche sdipietrizzati” a dimostrazione del fatto che la materia in esame è di interesse di tutti i cittadini “al di là del loro orientamento politico”. La rete si è già mobilitata, i comitati esultano e altrettanto fanno gli attivisti di Greenpeace rinchiusi nel bidone nucleare. È dal 1995 che non viene raggiunto il quorum in un referendum abrogativo. Ma è probabile che stavolta l’impegno sia maggiore, almeno per un motivo in più.

 

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