Santoro non dice addio, in fondo: “Potrei fare questo programma anche a un euro” | T-Mag | il magazine di Tecnè

Santoro non dice addio, in fondo: “Potrei fare questo programma anche a un euro”

ANNOZERO

“Io sono artefice del mio destino, ma chi è il vero artefice del destino della Rai? Chi è l’artefice che impedisce ad Adriano Celentano, da più di cinque anni, di fare un programma per la Rai? Io sono della Rai, ma il consiglio d’amministrazione della Rai, è della Rai?”. Così esordisce Michele Santoro nell’apertura di Annozero in quello che doveva essere il commiato. Il riferimento è a Paolo Garimberti, presidente della Rai, il quale aveva commentato che ciascuno ha il diritto di essere artefice del proprio destino in merito al divorzio del conduttore dalla tv pubblica. Ma Santoro, in verità, ha spiegato che il suo non sarà un reale divorzio. “All’annuncio del mio possibile passaggio a La7 – ha proseguito Santoro –, il titolo di Telecom Italia Media è volato in Borsa. E sul mio stipendio sono stati diffusi tutti i dettagli, onde alimentare la macchina del fango. Io sono della Rai ma sono anche figlio di un dipendente delle Ferrovie, che ha cresciuto cinque figli con il frutto del suo lavoro. Voi avete una visione della vita per cui esistono i ricchi e i poveri, e i ricchi devono fare la carità ai poveri, mentre nella mia visione della vita c’è la dignità del lavoro. Quando si attaccano quelli come me che sono arrivati dove sono arrivati essendo figli di macchinisti delle Ferrovie, si attacca il diritto di gente come mio padre ad avere un sogno. La dignità del lavoro è la prima condizione della libertà – ha perciò aggiunto –. Se si attaccano quelli come me, i figli dei ferrovieri, si toglie loro un sogno. Voi dicevate che io ero in onda solo perché i giudici lo volevano. Contro di me sono partiti provvedimenti disciplinari e minacce. Siamo l’unico paese in cui l’arbitro della comunicazione è espresso dai partiti, uno scandalo mondiale. Si può resistere all’Agcom, Si può sopportare, ma non si può sempre resistere, anche quando la Resistenza è finita. L’Annozero è finito a Milano come a Napoli, perché la gente ha deciso di prendere la sua strada. E lo farà anche domenica, alle urne. Bene, io non voglio essere più in onda solo perché lo hanno deciso i giudici. Se avessi vinto, per me, sarebbe stata comunque una sconfitta. Perché ero lì, graziato da una sentenza delle toghe rosse”.
Ed è a questo punto che Santoro è tornato a parlare del suo futuro. “Ho firmato un accordo che metteva fine alla vicenda giudiziaria. Ma in questo accordo c’è scritto, a caratteri cubitali: ‘Santoro può continuare a collaborare con la Rai’. Anche da domani. Allora, caro presidente Garimberti, la faccia questa discussione nel Cda. E vorrei capire: una trasmissione come questa, la volete o no? Da domani teoricamente potrei essere disponibile a riprendere questo programma, al costo di un euro a puntata per la prossima stagione”.
“Il 17 – ha inoltre annunciato il giornalista – sarò in piazza con la Fiom a Bologna. Signori entra il lavoro”.

 

2 Commenti per “Santoro non dice addio, in fondo: “Potrei fare questo programma anche a un euro””

  1. […] effetti che l'addio di Santoro presentasse qualche riserva, c'eravamo accorti durante la puntata di Annozero. Oggi Il Giornale traccia quello che potrà essere il futuro del […]

  2. […] e risposta tra Michele Santoro e il presidente della Rai, Paolo Garimberti. Dopo la “sfida” lanciata da Santoro giovedì sera (“Resto anche per un euro a puntata”), Garimberti ha osservato: “Non […]

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