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ORA E’ IL MOMENTO DEL BUONSENSO

di Carlo Buttaroni

Quindi il quorum c’è. E in un colpo solo gli italiani si riappropriano dei referendum, esorcizzando i fantasmi di un abbandono definitivo dagli strumenti di democrazia diretta. E così si apre una nuova fase per l’Italia. Bocciata l’ipotesi di una ripresa del programma energetico nucleare, archiviata la prospettiva di una gestione privata dell’acqua, messo in un cassetto il legittimo impedimento, il Paese si schiera per un futuro senza atomo, per il governo pubblico dei servizi fondamentali e per l’illegittimità di un regime giudiziario diverso per le alte cariche politiche. Segnali inequivocabili che – per quanto li si vogliano girare e circoscrivere –

hanno un peso politico persino più importante dei risultati amministrativi di qualche settimana fa. Non è la spallata a Berlusconi che una parte dell’opposizione aveva assegnato come ruolo ai referendum, caricandoli di significati impropri. É piuttosto la messa in evidenza di un disallineamento tra il Governo e i cittadini, che hanno bocciato alcune importanti indirizzi strategici dell’esecutivo. Il tentativo di alleggerire la paternità delle scelte politiche, lasciando “libertà di coscienza” agli elettori, é paradossale. Non si può essere solo un po’ incinti, a seconda delle circostanze: il Governo guidato da Silvio Berlusconi era a favore o contro il nucleare? Era a favore o contro la privatizzazione dell’acqua? Era a favore o contro il legittimo impedimento? E tutto questo non rappresentava un indirizzo politico che doveva fare dell’Italia un Paese piú moderno? Domande retoriche, naturalmente, le cui risposte sono negli atti e nelle dichiarazioni rese quando ancora i referendum erano in fase gestionale. Quando ha iniziato a tirare un’aria freddina ecco, invece, il ricorso alla libertà di coscienza, come se tale libertà non fosse un prerequisito delle democrazie ma un’opzione “concessa” sulla base delle circostanze. Bene, invece, ha fatto Confindustria a prendere posizione, mostrando una coerenza e un maturità che ai politici spesso manca, prigionieri come sono del consenso a tutti i costi. D’altronde si sa: le vittorie hanno molti padri e le sconfitte sono tutte orfani. Ma forse un po’ di coerenza in più renderebbe il Paese piú moderno di quanto possano fare molte centrali nucleari. Un avvertimento, peró, anche ai padri della vittoria referendaria, a quelli naturali e a quelli adottivi: il voto referendario ha bocciato alcune fondamentali linee strategiche del Governo, ma il movimento referendaria non è un movimento politico e su questo la storia recente dovrebbe insegnare. Una quota importante di cittadini ha detto cosa non vuole, adesso occorre costruire il consenso intorno a una proposta, a partire dagli stessi temi. E tra dire e fare, si sa, c’è di mezzo il mare. L’opposizione puó legittimamente chiedere le dimissioni del Governo ma, per entrare definitivamente nel club dei Paesi moderni, dica presto e chiaramente cosa vuole fare, come e con chi. Giusto per evitare paternità incerte. E si liberi definitivamente dell’ombra di Berlusconi. Basta il buonsenso per capire che non si tratta di dettagli di poco conto. L’esempio di Pisapia a Milano dovrebbe dare il buon esempio: si puó vincere anche facendo proposte che non lisciano sempre il pelo all’opinione pubblica. L’importante é avere idea di un indirizzo strategico di governo, l’idea di un Paese e del suo futuro, perchè è questo che gli elettori scelgono con il voto.

 

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