Brunetta offende i precari. E il web si ribella | T-Mag | il magazine di Tecnè

Brunetta offende i precari. E il web si ribella

L'offesa ai precari evidenzia che del responso delle urne non si è capito tutto, anzi, forse niente

Sarebbe curioso essere al posto di ministri e governanti. Almeno una volta nella vita, per capire cosa passi loro per la testa. Immaginate la scena: due ragazze, due precarie della pubblica amministrazione, a stento riescono a farsi invitare sul palco per sottoporre alcune legittime domande al ministro di turno al termine di un convegno. Le domande potrebbero risultare “scomode”, certo. Ma il senso dell’istituzione e, oseremmo dire, anche un pizzico di educazione, richiederebbero al rappresentante di governo una risposta. Forse non esaustiva, probabilmente più simile ad uno spot elettorale che a una promessa concreta, ma pur sempre una risposta cortese. E invece accade quello che mai ci si dovrebbe aspettare. Il ministro scende giù dal palco offrendo le spalle alle interlocutrici, prende e se ne va. Non prima, però, di sbottare: “Questa è la peggiore Italia”. Le telecamere sono lì, a testimoniare il fatto. E non abbastanza pago, il ministro rincara la dose in diverse successive occasioni. Così Brunetta – era inutile sottolineare chi fosse il ministro, non si è parlato d’altro oggi – l’indomani diviene l’oggetto dell’immancabile polemica quotidiana. Su Facebook c’è già una pagina che ne chiede le dimissioni, mentre il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (piuttosto avvezzo alle metafore), ribadisce l’idea del “divorzio”.
Francamente Brunetta avrebbe fatto meglio, e bene al governo che rappresenta, a fornire delle risposte alle due ragazze. Sarebbe stato un segnale chiaro, pulito, inequivocabile. In queste settimane, infatti, le urne hanno decretato non solo la crisi del centrodestra, ma anche una effettiva esigenza di cambio di rotta tra la gente, certificata dalla partecipazione di massa alle ultime consultazioni. L’assenza di risposte, invece, conferma un perpetuo stato comatoso. E proprio perché la Rete si è dimostrata cassa di risonanza talvolta spietata (a proposito, ci si è accorti del “popolo del web” troppo tardi) un tale atteggiamento sconfessa qualsiasi dibattito costruttivo attorno ad una sconfitta elettorale. È un po’ come darsi la zappa sui piedi, tanto per restare nell’ambito dei luoghi comuni. Come il luogo comune che vorrebbe, secondo l’onorevole Stracquadanio, il popolo della sinistra senza “fare un cazzo” dalle 14 in poi. “Il loro blocco sociale è nell’impiego pubblico, questo è un esercito di quattro milioni di persone che torna a casa alle due. Hai voglia il casino che monto anche io se sto tutto il giorno davanti ad una tastiera”. Ipse dixit.

 

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