Bossi blocca Berlusconi. O la borsa o la vita | T-Mag | il magazine di Tecnè

Bossi blocca Berlusconi. O la borsa o la vita

Tra scadenze e ultimatum i due leader sono ora chiamati alla prova del nove. Pace vera o inizio della fine?

Dunque lo strappo non c’è stato. Chi lo attendeva è rimasto deluso. Tuttavia Umberto Bossi, dal palco allestito sul pratone di Pontida, ha introdotto un nuovo strumento politico: lo strappo a memoria futura: “Si ricordi Berlusconi, che se le nostre richieste non verranno esaudite la sua leadership alle prossime elezioni è a rischio”. Questo in soldoni il messaggio che il Senatùr ha inviato a Roma, come raccontato da tutti i quotidiani. Ma lo stop and go di Pontida – il penultimatum, come lo aveva definito il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – pare avere catalizzato l’attenzione esclusivamente sul tema del decentramento rilanciato domenica da Bossi: “Quattro ministeri al Nord”, ha ribadito. E con il solito linguaggio colorito: “Sui ministeri Berlusconi aveva già firmato il documento, poi si è cagato sotto”. Così nel pomeriggio di lunedì la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, hanno organizzato una raccolta di firme contro la richiesta della Lega (iniziativa che qualcuno nel Pdl ha però stigmatizzato). Tutto qua? Fortunatamente no.
Il Carroccio ha dettato l’agenda di governo proponendo un preciso scadenzario per i prossimi 180 giorni riguardante gli argomenti più cari alla base leghista: dal Senato federale alla riforma fiscale, passando per le norme contro Equitalia. Dove trovare i soldi? Bossi ha risposto anche a questa domanda: basta diminuire le missioni di guerra, che costano tantissimo. Osservazione, quest’ultima, che ha trovato il repentino niet del ministro degli Esteri, Franco Frattini. Insomma, i mal di pancia all’interno della maggioranza sembrano destinati a perdurare e l’ultimatum concesso a Berlusconi appare piuttosto una chiacchiera a nuora perché suocera intenda. Anche perché il destino dei due leader è legato alle (e dalle) lotte intestine alla successione. Il raduno di Pontida, quest’anno più di altre volte, è stato un appuntamento volto a misurare la popolarità del Capo. Le lunghe code, il traffico, i parcheggi selvaggi e la grande partecipazione gli hanno dato ancora una volta ragione dimostrando come la gente leghista creda ancora ai suoi valori (il grido “secessione” riecheggiato più volte è un esempio lampante in questo senso). Qualche malumore, invece, quando è stata annunciata la (temporanea) fedeltà al premier (“Se andiamo adesso a elezioni e facciamo cadere Berlusconi, questo è un momento favorevole alla sinistra”), considerato da molti il responsabile della disfatta elettorale che ha coinvolto pure la Lega. A Pontida è perciò prevalsa la realpolitik, con buona pace di chi si aspettava particolari scosse o “sorprese”. Ma il “pratone”, allo stesso tempo, potrebbe avere sancito una calma apparente. È pace vera, come ha sottolineato Berlusconi interpellato sull’argomento, o l’inizio della fine?

 

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