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Telepsichiatria? Realtà grazie alla videoconferenza

IN FUTURO LO PSICHIATRA ONLINE SU FACEBOOK | di A. Maragò
di Astrid N. Maragò

Vedere il proprio analista senza muoversi di casa? Può diventare realtà grazie alle possibilità offerte dalla videoconferenza.
In un articolo di Randall Stross sul New York Times si parla della versione 2.0 della psicoanalisi, la telepsichiatria. In realtà questa metodologia non è ancora molto diffusa, ma alcune società in start-up stanno provando a compiere il significativo passo verso il futuro di questa branca della medicina.

Già quaranta anni fa, decenni prima della rivoluzione del web 2.0 il dottor Thomas F. Dwyer, psichiatra del Massachusetts, aveva provato a praticare l’analisi in teleconferenza sui suoi pazienti. Il trial fu portato avanti per cinque anni e i risultati degli studi pubblicati sull’American Journal of Psychiatry. Gli strumenti utilizzati all’epoca consistevano nella trasmissione di segnali televisivi a microonde (la televisione interattiva, o IATV) da una stazione medica al Boston General Hospital. Strano quindi che la consulenza psichiatrica non si sia immediatamente avvalsa delle tecnologie portate dall’avvento di internet e abbia al contrario subito un arresto. Il problema, negli Stati Uniti, è rappresentato dall’ostilità delle compagnie assicurative nei confronti di queste pratiche innovative. Non prevedono alcuna forma di copertura attualmente per questo genere di servizi o in alcuni casi i rimborsi sono pensati unicamente per i pazienti che abitano in aree rurali isolate.
Le poche società che al momento se ne occupano offrono servizi che spaziano dalla videoconferenza, al collegamento telefonico, alla chat. Gli studi finora condotti mostrano risultati positivi circa l’efficacia di questi metodi terapeutici. I costi? Per la Cope Today, compagnia della Carolina del Nord, sono gratuiti per i primi dieci minuti di sessione, e ammontano poi a 35 dollari per ogni incremento di quindici minuti. Non proprio economicissimi, insomma.
Anche in Italia il dibattito è aperto. I primi problemi da superare? L’ampiezza de banda per il collegamento, la qualità del servizio erogato e la sicurezza. Ci si sta lavorando, ma probabilmente ciò che occorre è che passi il tempo di un ricambio generazionale.
Grazie alla fusione con Skype, insomma, in un prossimo futuro potrebbe non essere difficile avere a disposizione in qualsiasi momento della giornata il proprio analista. Chi lo sa, magari tra gli amici di Facebook. 

 

1 Commento per “Telepsichiatria? Realtà grazie alla videoconferenza”

  1. […] a leggere su T-Mag Posted by disastrid » Hard candy Tags:analista, facebook, skype, social media, […]

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