Se il Cavaliere piange, il Tycoon non ride | T-Mag | il magazine di Tecnè

Se il Cavaliere piange, il Tycoon non ride

Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi annaspano, ma i due di un passo indietro proprio non vogliono sapere

L’aria stanca, sommessa, di chi sa di averla fatta davvero grossa, ha restituito all’immaginario collettivo un aspetto più umano di Rupert Murdoch. Fa un certo effetto vedere ridotto così uno che è stato ribattezzato lo squalo non proprio per caso. Eppure, nonostante abbia rischiato di prendere un piatto pieno di schiuma da barba in faccia, la sensazione è che lui, lo squalo, possa cadere in piedi anche stavolta. “Questo è il momento più umiliante della mia vita. Abbiamo rovinato il rapporto di fiducia con i nostri lettori”, ha affermato sibillino Murdoch durante l’audizione dinanzi alla Commissione d’inchiesta che lo interrogava sullo scandalo che ha colpito il suo impero mediatico nel Regno Unito. Il “suo” Wall Stree Journal, pochi giorni fa, riferiva di un possibile passo indietro per fare spazio all’attuale chief operating officer di News Corp, Chase Carey. È una soluzione che medita da tempo. Le intercettazioni illegali non c’entrano, assicurano. Ma è meglio andarci cauti, perché superata la fase iniziale della voce rotta lo squalo è tornato quello di un tempo: “Non accetto la responsabilità finale, ritengo responsabili le persone di cui mi fidavo”.
È ancora presto per dire se sul suo impero è iniziato a tramontare il sole. Così come è troppo presto convincersi che lo stesso sia per Silvio Berlusconi. La sentenza della Corte d’Appello di Milano che obbliga la Fininvest a un risarcimento di 560 milioni nei confronti della Cir di De Benedetti per il Lodo Mondadori è stata una mazzata tra capo e collo per il Cavaliere, non fossero già abbastanza i problemi di natura politica. Berlusconi però non demorde e non solo perché la Fininvest pagherà la somma dovuta entro il 26 luglio con la convinzione di riottenere i soldi dopo il ricorso in Cassazione, ma soprattutto perché la voglia di investire nei media è sempre tanta. Secondo il quotidiano online spagnolo prnoticias (rilanciato da Linkiesta) starebbe pensando (e pure un po’ ossessivamente, pare) all’acquisizione di Cadena Ser, storica emittente radiofonica nonché tra le più ascoltate in terra iberica. La radio non se la passa granché e il premier vorrebbe battere il ferro finché è caldo incrementando in questo modo il peso del suo gruppo in Spagna (lì Berlusconi possiede tre televisioni con Mediaset España).
Murdoch e Berlusconi. Simili, per certi versi: talvolta soci in affari, talvolta in competizione non sono mai disposti, da bravi squali, a mollare la preda, mai pronti a gettare la spugna anche se la fortuna non sempre gira dalla loro parte. Quello che sarà dei loro imperi lo scopriremo solo vivendo. Il resto, invece, è storia recente.

 

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