CRISI, IL GOVERNO ALLA PROVA DEL NOVE. BERLUSCONI PENSA A UN VIDEOMESSAGGIO | T-Mag | il magazine di Tecnè

CRISI, IL GOVERNO ALLA PROVA DEL NOVE. BERLUSCONI PENSA A UN VIDEOMESSAGGIO

Ancora ieri erano girate strane voci su Giulio Tremonti. Il superministro, criticato a destra e a manca dopo il suo intervento dinanzi alle Commissioni riunite di Camera e Senato (addirittura fuoco amico per lui, mentre Casini lasciando i lavori gli ha dato dello “scemo da ricoverare”, un po’ come quando Tremonti diede del “cretino” a Brunetta), sembrava sul punto di dimettersi. Sarà la terza o quarta volta che si dice nel giro di poche settimane. In sostanza, la chiave di lettura offerta da molti organi di informazione è questa: la Bce ha commissariato il governo, Berlusconi ha fatto altrettanto con Tremonti. Pare, infatti, che il premier abbia caricato su di sé la responsabilità del momento, circostanza dimostrata una volta di più dall’incontro che ieri ha avuto con il governatore della Banca d’Italia e prossimo numero uno della Bce, Mario Draghi. Un incontro a cui Tremonti, appunto, non ha preso parte, anche se poco dopo erano entrambi al Quirinale con Gianni Letta.
La manovra già lacrime e sangue necessita di un’ampia revisione considerato l’obiettivo primario dell’anticipo del pareggio di bilancio al 2013. Misure ancora più drastiche, che però tengono la maggioranza vagamente divisa. Il veto di Bossi (quest’ultimo aveva definito “fumoso” l’intervento del titolare di via XX settembre) su un eventuale ritocco alle pensioni è risaputo, quello di Berlusconi sulla patrimoniale anche. Ma un compromesso – ed è stato proprio il Senatùr ad auspicarlo – sarebbe l’ideale. Magari ritoccando leggermente l’Irpef per i redditi alti: un “contributo di solidarietà” al posto del “contributo per l’Italia” (ovvero una patrimoniale mascherata). Ma c’è di più. Proprio ieri la Bce ha reso noto che “in tutti i Paesi ad eccezione dell’Italia le esportazioni si sono riportate su livelli pari o prossimi a quelli massimi rilevati prima della recessione”. In parole povere: l’Italia perde in termini di competitività e di crescita. Ma su questo fronte non è del tutto chiaro cosa il governo sia disposto a mettere in campo (non mancano, ad esempio, divergenze con la Lega sulle privatizzazioni). Quello che finora è trapelato, invece, è la possibilità di un videomessaggio del premier dopo l’approvazione in Cdm del decreto anticrisi. Motivo: spiegare agli italiani il perché di scelte draconiane e (quasi certamente) impopolari.

 

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