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Si guarda al futuro dopo il caso Milanese

Nonostante i soli sette voti di scarto, che valgono di fatto sette franchi tiratori, la maggioranza ha rivendicato la propria compattezza anche l’indomani del voto sulla richiesta di arresto ai danni del deputato del Pdl, Marco Milanese. Tuttavia gli ostacoli non possono dirsi ancora del tutto superati. Intanto c’è da risolvere la querelle su Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia, infatti, non era presente giovedì in Aula mentre si decidevano le sorti del suo ex braccio destro e sebbene la trasferta a Washington per il meeting del Fmi fosse comunque in agenda, neppure Berlusconi pare abbia gradito la sua assenza a Montecitorio. Un eventuale voto favorevole all’arresto di Milanese avrebbe portato con sé una serie di strascichi, comprese, forse, le dimissioni del titolare di via XX settembre. Pericolo scongiurato, ma le indiscrezioni apparse sui giornali di venerdì hanno riferito di un Berlusconi piuttosto adirato e pronto a scaricare Tremonti da un momento all’altro (voci che, a dirla tutta, si susseguono ormai da molte settimane).
Ma non ruota tutto attorno all’affaire Milanese, naturalmente. Nella maggioranza c’è la consapevolezza di come la delicata fase economica e finanziaria impegni l’esecutivo ora più che mai a un passo decisivo verso le riforme strutturali auspicate un po’ ovunque e suggerite anche da S&P, l’agenzia di rating che in settimana ha declassato il debito sovrano. Per quanto Palazzo Chigi abbia stigmatizzato il taglio del rating sostenendo la tesi, da parte dell’agenzia, di una valutazione politica basata sui retroscena giornalistici, molti esponenti si dicono “preoccupati”. Tra questi il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. “Sarebbe incosciente un ministro – ha osservato venerdì a L’Aquila – a non essere preoccupato di fronte alla situazione non solo italiana, ma anche mondiale. Sono consapevole però che c’è una forza di governo che arriverà sicuramente alla fine della legislatura e dopo ci confronteremo”. Anche il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, intervenendo alla trasmissione di Maurizio Belpietro, La Telefonata, è parso dello stesso avviso. Archiviato il caso Milanese, ha sostenuto Lupi, è ora di varare le riforme “altrimenti ci cacciano tutti”.
Non a caso lo sguardo è rivolto al futuro, possibilmente al 2013. Berlusconi ha assicurato che il governo andrà avanti finché avrà i numeri dalla sua, ma in questo senso ci sono da tastare sempre gli umori della Lega Nord. Dopo il voto di giovedì, un’ulteriore risposta arriverà la prossima settimana quando la Camera si esprimerà, mercoledì, sulla mozione di sfiducia presentata da Pd, Fli e Idv nei confronti di Francesco Saverio Romano, ministro delle Politiche agricole, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione.
E al futuro guarda anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La sua Fondazione Nuova Italia, infatti, ha organizzato una tre giorni di incontri e dibattiti in cui si getteranno le proposte per il centrodestra che verrà, a partire da “una sconfessione profonda nei confronti dei concetti che esprime la Lega perché dividono l’Italia, che ha bisogno di essere unita” fino alla richiesta di primarie a tutti i livelli – come ribadito venerdì in un’intervista a La Repubblica – e di aprire una “nuova fase, una nuova leadership, con Alfano in pole position”.

F. G.

 

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