Il governo tra “stop and go” e “fuoco amico” | T-Mag | il magazine di Tecnè

Il governo tra “stop and go” e “fuoco amico”

Molto ruota attorno alla figura di Giulio Tremonti. Le polemiche per la sua assenza alla Camera la scorsa settimana durante il voto su Milanese e, nelle ultime ore, i rimproveri da parte di molti colleghi di governo per il suo egocentrismo. Anzi, piuttosto, ad essere invocata adesso è una maggiore collegialità. In un’intervista a Repubblica, pubblicata domenica, il ministro dei Beni culturali ha osservato come in tanti abbiano notato “quanto sia stato sbagliato lasciare a Tremonti la regia quasi unica delle scelte economiche”. Aggiungendo: “Tremonti sarebbe un ottimo ministro delle Finanze. Se ad affiancarlo ci fosse un ministro del Tesoro”. L’indomani Renato Brunetta, interpellato dal Corriere della Sera, rilanciava: “L’errore che abbiamo fatto, ed è stato un errore collettivo, è pensare che Tremonti potesse sempre risolvere tutto. C’è stato un eccesso di delega. Tremonti sinora è stato un eccellente ministro dell’Economia, ma non può rappresentare da solo la collegialità del governo. Lui non lo può più pretendere; Berlusconi non glielo deve più consentire”. E si tenga conto, naturalmente, delle divergenze tra gli stessi Berlusconi e Tremonti ormai più simili a degli scogli insormontabili.
In barba a tutto ciò (e in barba anche al “pessimismo cosmico” che gli è stato appioppato da Francesco Rutelli), il ministro dell’Economia è apparso in questi ultimi giorni, in particolare durante il soggiorno a Washington per l’assemblea del Fmi, più ottimista del solito in quanto “l’Italia viene vista molto meglio dal di fuori che dall’Italia stessa. Siamo messi molto meglio di quanto si possa immaginare, i nostri conti sono valutati positivamente. Abbiamo fatto molto più di altri ora dobbiamo fare di meno. Ma bisogna fare di più per la crescita, attraverso un’azione collettiva”.
Ma a sconquassare la maggioranza non ci sono soltanto le divergenze tra il Cav. e il superministro dell’Economia. Berlusconi domenica ha rilanciato la propria leaderhip intervenendo telefonicamente a due feste del Pdl e in entrambe le occasioni ha ribadito un semplicissimo concetto: “Ogni giorno ci chiedono, comunisti e post-comunisti in testa, che il governo faccia un passo indietro. Stiano tranquilli perché non possiamo andare dietro alle aspettative dei media e dell’opposizione. Non ci dimetteremo, se non dopo un voto di sfiducia in Parlamento che io escludo”. Dopodiché, quella di Berlusconi è stata una ulteriore risposta a nuora perché suocera intenda: “Nel 2013 vinceremo le elezioni. Ci presenteremo alla prossima scadenza elettorale, tra un anno e mezzo, con le carte in regola per vincere”. Il termine del 2013 non è stato casuale. A chiedere il voto anticipato erano stati infatti il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, convinti dell’assenza del governo dinanzi alla crisi. E anche Gianni Alemanno, reduce dalla tre giorni di incontri e dibattiti della sua Fondazione Nuova Italia, ha confermato in un’intervista al Messaggero la propria posizione (tirando anche lui per la giacchetta il titolare di via XX settembre): “La mia è una sfida al ministro Tremonti per continuare nella logica che si è seguita sino ad ora quando abbiamo dovuto subire e gestire decisioni prese senza un minimo di consultazioni, se il governo riesce a costruire anche insieme a noi un percorso per arrivare al 2013, bene. Altrimenti non rimane che prendere atto che hanno ragione Formigoni e Casini”.
Nel frattempo c’è chi invece prende le difese di Giulio Tremonti. Secondo il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, “Tremonti non rischia, resta ministro”.

F. G.

 

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