Quella norma che “non tutela l’informazione” | T-Mag | il magazine di Tecnè

Quella norma che “non tutela l’informazione”

di Fabio Germani

Voci dell’ultima ora vorrebbero la norma probabilmente “in archivio”. Ma se ne sono sentite tante in questi giorni, anche il possibile ricorso al voto di fiducia. Ad ogni modo sono attesi diversi emendamenti al fine di migliorare il vituperato comma 29 del ddl Alfano sulle intercettazioni (previsto a Montecitorio in settimana) che tende ad equiparare un blog personale a una testata regolarmente registrata. In soldoni: la norma estende l’obbligo di rettifica ai blogger, pena una multa di dodici mila euro se non si adempie alla richiesta entro 48 ore.
Sull’argomento abbiamo chiesto il parere dell’avvocato Guido Scorza, professore di Diritto delle tecnologie, interpellato già ai tempi della discussa delibera Agcom. Se il ddl passasse così come è stato presentato, quali sarebbero le ripercussioni – sanzioni a parte – ai danni dei tenutari di blog?
“È sempre difficile prevedere in maniera puntuale l’impatto di una legge su mercato, usi, costumi e società. La mia sensazione – spiega Scorza a T-Mag – è, tuttavia, che l’eventuale approvazione del disegno di legge si tradurrà in una limitazione della libertà dei blogger, libertà non come assenza di responsabilità ma, piuttosto, libertà nel senso di garanzia di poter manifestare liberamente il proprio pensiero con la certezza di essere chiamati a risponderne solo se si ha davvero torto. Provo a spiegarmi meglio: se un blogger riceve una richiesta di rettifica e sa che se non rettifica nelle 48 ore rischia oltre dodicimila euro di multa, sarà portato a rettificare, e di corsa, a prescindere dalla fondatezza o infondatezza della richiesta. Il risultato è che finirà con l’essere meno libero di dire la sua non solo quando ha sbagliato ed offeso qualcun altro, il che sarebbe naturalmente giusto, ma anche quando non ha commesso alcun errore ed è semplicemente il soggetto protagonista della storia da lui raccontato che non ha piacere che si scrivano verità che non gli fanno onore sul suo conto. È questo che, secondo me, la legge non tutela la buona informazione, ma semplicemente l’informazione gradita ai potenti”.

Il tema della libertà di espressione online è ormai piuttosto ricorrente. Di tanto in tanto vengono proposte nuove norme al limite della censura. Che non sia un problema anche culturale, il nostro? “Non credo si tratti di uno scoglio culturale – risponde a tale proposito l’avvocato – anche se è evidente che la nostra classe politica, con poche eccezioni, è sostanzialmente ignorante in fatto di Rete. Il problema è che l’informazione destrutturata, libera, non convenzionale e trasversale caratteristica della blogosfera preoccupa ogni giorno di più chi deve la sua fortuna politica ed economica al controllo dei media mainstream. L’informazione online, specie quella che corre nei social network e nella blogosfera, non è controllabile perché risponde a centinaia di migliaia di teste e non solo come avviene nell’universo mediatico tradizionale ad un centinaio di editori, raggiungibili e gestibili, salvo poche eccezioni, per via politica o economica. Troppo difficile per il Palazzo resistere alla tentazione di mettere a tacere le voci libere dell’informazione online almeno rendendo loro quanto più difficile possibile la vita”.

Giovedì scorso a Piazza del Pantheon il Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo ha organizzato una prima manifestazione per dire “no” alla cosiddetta legge bavaglio che, vuoi e non vuoi, colpisce, appunto, anche la Rete. Scorza, però, invita a guardare più in là delle semplici azioni di protesta. “Come ho già avuto modo di scrivere, temo che questa volta riempire le piazze fisiche o virtuali non basti. Se il governo blinderà il disegno di legge con il voto di fiducia, il testo sarà immodificabile per tutti. Bisogna pensare al ‘dopo’ ed il ‘dopo’ è fatto di resistenza e disobbedienza civile. Occorrerà iniziare a dar vita a piattaforme di blogging dall’estero e a offrire alle voci libere dell’informazione online assistenza legale gratuita per resistere ai tentativi di riduzione al silenzio. Personalmente – assicura in conclusione l’avvocato – ci sarò e mi auguro, ma sono ragionevolmente sicuro di non sbagliarmi, che sarò in compagnia dei tanti che, dal primo momento, hanno condiviso questa battaglia di libertà e civiltà democratica”.

 

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