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Downshifting: il tempo è denaro, ma anche prezioso

di Francesca Pucci

Le nostre giornate sono una corsa continua dietro a mille impegni lavorativi e familiari. Per attuare le nostre aspirazioni di vita nel minor tempo possibile siamo abituati ad agire velocemente, a pensare velocemente. Inseguiamo i nostri obiettivi, i nostri doveri e la nostra esistenza che fugge, senza renderci conto che non stiamo vivendo veramente: è come se in questa vita non stessimo facendo altro che prepararci per viverne un’altra.
I dati relativi a questa situazione non sono affatto confortanti. Secondo l’Istat, negli ultimi trent’anni anni la quantità di ore effettivamente lavorate da noi italiani è aumentata del 20,5%. E questo vale per qualsiasi posizione professionale, dipendente e indipendente. Ne consegue che il tempo libero che ciascuno di noi ha a disposizione, quello da dedicare alla nostra famiglia, ai nostri amici, ai nostri interessi (insomma, a ciò che veramente siamo e che ci rende felici), è davvero molto poco. Da una ricerca condotta dalla Braun Research Inc. emerge che l’81% degli italiani sostiene di non avere abbastanza tempo per fare ciò che gli piace, mentre il 61% dichiara di essere solitamente troppo stanco per coltivare il proprio tempo libero come vorrebbe. Sta di fatto che, nel nostro Paese, ben quattro milioni di persone soffrono di stress da lavoro, dovuto non solo a ritmi troppo pesanti, ma soprattutto all’ansia di dover fare tutto in poco tempo, sia in ufficio che una volta fuori, quando si viene inghiottiti da mille altri impegni e appuntamenti (dati Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro). Ma ecco la buona notizia. Cambiare rotta si può, e in molti lo stanno già facendo, convertendosi ad un nuovo stile di vita: il Downshifting. Letteralmente significa “muoversi verso il basso”, più colloquialmente significa “scalare la marcia, rallentare, prendersela con calma”. Downshifting significa smetterla di affannarsi e riorganizzare le proprie priorità. Significa scegliere di lavorare di meno e guadagnare di meno per avere più tempo per i propri interessi. Significa, ad esempio, scambiare una carriera economicamente soddisfacente, ma stressante, con uno stile di vita meno retribuito, ma meno faticoso e più gratificante dal punto di vista personale. Fare meno, ma fare meglio, con più passione e con più senso. Insomma: recuperare la propria sfera emotiva, investendo sul concetto di felicità.
Questo nuovo stile di vita, molto diffuso nel mondo anglosassone, si sta imponendo anche in vari altri Paesi, al punto che, secondo ricercatori e sociologi, pare essere destinato a segnare il costume nel mondo del lavoro dei prossimi anni. Nell’ultimo anno oltre 260 mila inglesi e almeno centomila francesi sono passati all’azione. Molte persone cominciano a farlo anche in Italia. Ma chi sono i coraggiosi sostenitori del “vivere lento” che, ad un certo punto della loro vita, decidono di cambiare i loro ritmi? Molti sono professionisti con un ottimo lavoro e con specializzazioni varie, in genere sopra i 34 anni d’età, che dopo aver tanto lottato e sudato nella scalata sociale si chiedono se ne sia valsa veramente la pena. Perciò dicono addio allo stress, alle ore passate al telefono o imbottigliati nel traffico, alle riunioni fino a sera tardi e, privandosi di chances di carriera, successo e denaro, decidono di cambiare lavoro e ricominciare tutto dall’inizio, scegliendo di non limitarsi più ad avere qualche ora di libertà relegata nel fine settimana e liberando le proprie passioni dal triste ghetto degli hobby. In genere, quindi, scelgono (o meglio, creano) nuovi lavori perfettamente in linea con i loro interessi e con le loro capacità, in modo che coincidano con ciò che amano fare. Per molti riuscire in questo intento non ha prezzo.

Non solo tra i manager in carriera ci sono persone che decidono di “rallentare”. Il fenomeno riguarda ormai quasi tutti. Più in generale, dicono gli esperti, la cosa davvero importante per “rallentare”, sia per i manager in carriera sia per i comuni lavoratori (comprese le mamme lavoratrici) consiste nel ridare valore al tempo piuttosto che alla materialità e rientrare in contatto con le cose semplici, che poi sono anche le più belle.
Il Downshifting non è per tutti: non deve essere subìto, ma deve essere un volontario ricalibrare i ritmi di vita. Usciamo dagli schemi
 imposti dalla società, che ci fanno credere che è possibile essere sereni soltanto in una situazione di totale equilibrio economico: questa convinzione è la prima causa del malessere diffuso al giorno d’oggi. Iniziamo ad investire sui nostri talenti e a dare spazio anche ad altri valori, come quello del tempo.

 

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