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“Non abbassare la guardia, non ridurre gli investimenti”

di Fabio Germani

Puntuale come ogni anno quando si celebra la giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro è arrivato il monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Basta morti sul lavoro”.
Purtroppo pretendere che la piaga si arresti bruscamente per quanto auspicabile è anche una chimera. Ma Napolitano, nel suo messaggio inviato domenica a Franco Bettoni, presidente dell’Anmil, ha sottolineato altro: “Non bisogna abbassare la guardia riducendo gli investimenti”.
Il problema della sicurezza sul lavoro è soprattutto legato ad una mancanza di prevenzione. I costi della messa in sicurezza vengono talvolta elusi mentre i numeri sommersi, legati al lavoro nero, continuano a tracciare una casistica difficile da contemplare.
Tanto per dare un’idea, secondo l’Istat il lavoro irregolare ha interessato il 10% degli occupati nel 2010. In altre parole vuol dire un incremento degli infortuni (finanche invalidanti) non censito. Proporre in percentuali quanto tale quota abbia aumentato o meno il numero degli incidenti è impresa ardua, ma non per questo da prendere sottogamba.
Entriamo ora nello specifico. Il presidente dell’Anmil ha reso noti i numeri dello scorso anno: 775.374 incidenti “di cui ben 980 mortali, con la triste media di tre morti sul lavoro ogni giorno”. Sempre meglio di quella evidenziata in un rapporto redatto nel 2008 dalla stessa associazione all’epoca presieduta da Pietro Mercandelli che parlava di quattro morti al giorno. Non a caso fu definita “una guerra a bassa intensità”.
Ora, è vero che negli ultimi anni c’è stato un ragguardevole calo. In questo senso i dati Inail sono piuttosto incoraggianti: nel periodo 2002-2009 si è passati dai 992.655 infortuni ai 790 mila e dai 1.478 casi mortali ai 1.050 (-29%). Tuttavia Bettoni invita alla cautela “che deriva innanzitutto da uno sguardo al contesto occupazionale di riferimento, caratterizzato in questi anni da un forte ricorso alla cassa integrazione guadagni e al lavoro a tempo parziale. In sostanza a fronte di un calo dell’occupazione, siamo in presenza di una diminuzione delle ore lavorate ancora più rilevante”.
A queste cifre andrebbero aggiunte quelle delle malattie professionali. La voce ha registrato un rialzo del 29,2 per cento raggiungendo nel 2009 le 34.646 denunce, vale a dire 7.822 in più rispetto al 2002. Nel 2010, invece, le denunce sono aumentate del 22%.
L’obiettivo dell’Unione europea era quello di raggiungere il 25% in meno di infortuni e malattie professionali entro il 2012. Intanto, però, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha auspicato una riforma costituzionale. “Mi auguro – ha affermato – che sia il Parlamento, e con voto unanime, a riportare tutte le competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro allo Stato. Sono un federalista convinto, ma abbiamo bisogno di regole omogenee sul territorio”.

 

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