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Il Parlamento di Bisanzio: si salvi chi può!

di Antonio Caputo

A partire dalla tarda mattinata di venerdì, mi sono “sintonizzato” sui siti dei principali organi di informazione, a cominciare dal nostro, per vedere che ‘aria tirava’, a proposito della fiducia (la 51esima) chiesta dal Governo al Parlamento (anzi alla sola Camera) dopo lo scivolone sul rendiconto del bilancio di qualche giorno addietro.
Inutile dire che lo scenario che emergeva dai resoconti delle dirette (in particolare quello degli sms dell’ottimo Mattia Feltri sulla Stampa) era sconfortante: parlamentari immersi in dubbi amletici; deputati che entrano, riescono, rientrano; tattiche più o meno ai limiti del regolamento; posti negoziati per dire “si” (in caso di esito positivo del negoziato), o “no” (in caso di esito negativo) alla fiducia; psicodrammi, e quant’altro, il tutto mentre ‘la casa brucia’, e senza che un ceto politico, incurante di ogni minima regola di buon senso, si domandi minimamente cosa passi davvero per la testa dei cittadini. Avevo l’impressione di leggere resoconti riferiti, più che al Parlamento della Repubblica Italiana, ad un sistema di potere bizantino: intrighi, sospetti, sgambetti, presunta compravendita di cariche, etc.; cosa che ha fatto maturare in me un disgusto verso la politica italiana come mai prima.
Mi sento, per queste ragioni, in difficoltà ed imbarazzo a commentare gli avvenimenti relativi alla politica di casa nostra, inutile dire l’abisso che ci separa dagli altri Paesi, al cui confronto ne usciamo con le ossa rotte e mi domando: cosa accadrà a partire da questa settimana sui mercati a causa della pessima immagine fornita dal nostro ceto dirigente?
Due o tre deputati incerti che votano la fiducia perché promossi (qualche ora dopo) sottosegretari o vice ministri, quattro che, invece, abbandonano la maggioranza per non esser stati ricompensati, e gli uni e gli altri che dicono di farlo, ci mancherebbe eh?!, nel supremo interesse del Paese: in soldoni, un Governo che si regge su Scillipoti, Pisacane o non so chi e che rischia di cadere per Sardelli, Gava, e quant’altri, che risposte può dare?
Ed in tutto ciò, con un Premier ed una compagine di centrodestra in evidente difficoltà, cosa fa l’opposizione? Si divide, e, complice la delusione per l’ennesima sconfitta parlamentare, litiga.
Parlare di vittoria della maggioranza per una fiducia al cardiopalma mi pare eccessivo, anzi, d’ora in poi Esecutivo e coalizione saranno ancor più deboli, ma la sconfitta per il centrosinistra c’è tutta e non tanto per la fiducia incassata dal Governo, né per la fatidica quota 316 raggiunta, ma per la strategia della spallata, tentata e per l’ennesima volta fallita. Chiamata alla fiducia, era scontato (ma forse per l’ultima volta) che la maggioranza reggesse e che avrebbe incassato il SI di Montecitorio; in forse, ma non certo improbabile era tutt’al più la maggioranza assoluta; ed allora, perché, da parte dell’opposizione, caricare di significato questa votazione, con la fallimentare strategia dell’Aventino e di far mancare il numero legale? Più una votazione viene caricata di significato, più la sconfitta diventa bruciante, ed ecco, conseguenza della sconfitta, l’esplosione di rabbia e di insulti del PD contro i radicali, non decisivi peraltro nel far raggiungere il numero legale.
Ciò detto, le prospettive che si aprono, a partire dalla settimana ora iniziata, sono plumbee: una legislatura che si avvia a chiudere i battenti al massimo entro la prossima primavera con le (ennesime) elezioni anticipate; un Governo, dicevamo, indebolito ed esposto al costante ricatto dei Pisacane, dei Sardelli, degli Scillipoti eccetera, che non potrà permettersi politiche di lungo respiro; un centrodestra post Berlusconi (e una Lega post Bossi), che rischia di implodere; un’opposizione, il PD in particolare, che rischia di arrivare all’appuntamento delle urne sfibrato da polemiche interne incomprensibili (a causa dei veltroniani, i quali attaccano Bersani, dopo che l’attuale segretario ha preso in mano un partito allo sbando, eredità della gestione Veltroni – Franceschini, e lo ha portato in neanche due anni a vincere amministrative, referendum, e mettere in seria difficoltà la corazzata Berlusconi che sembrava inaffondabile), opposizione non in grado (almeno nel formato di Vasto con Bersani tra Di Pietro e Vendola) di costituire un’alternativa di Governo che soddisfi i mercati (la famosa lettera della BCE incompatibile con i desiderata di SEL e IdV); un Terzo Polo raccogliticcio e che sembra formato, a parte l’UdC di Casini, da tanti personaggi in cerca d’autore. Insomma: si salvi chi può!

 

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