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Come sono andate le elezioni regionali in Molise

di Antonio Caputo

Domenica e lunedì si sono tenute le elezioni per il governatore ed il Consiglio regionale in Molise, regione che vota in modo sfalsato (come il confinante Abruzzo) rispetto alle altre a statuto ordinario, perché nel 2001 i suoi cittadini furono richiamati alle urne a causa dell’annullamento del voto del 2000, per l’irregolarità nella presentazione di due liste di appoggio al candidato allora vincente (Giovanni Di Stasi del centrosinistra).
Pertanto, per la terza volta consecutiva, questa piccola Regione, incastonata tra Lazio, Abruzzo, Campania e la Puglia, va al voto separatamente dalle altre e per la terza volta consecutiva elegge Michele Iorio (già a capo di un breve governo nel 1998) portabandiera di un centrodestra in formato alquanto diverso da quello nazionale, che in Regione include l’Udc ed alcune formazioni locali, ed esclude La Destra (il suo candidato Mancini, ha racimolato l’1.3%), esclusione che stava costando a Iorio una rielezione, avvenuta per pochissimo (1500 voti appena), a differenza delle altre due vittorie ben più nette (nel 2001 a valanga sull’uscente Di Stasi, ma anche nel 2006 poté vantare otto punti di vantaggio – 54 a 46 – sul deputato margheritino Roberto Ruta).
Va detto che per la quinta elezione consecutiva, il centrodestra ottiene la maggioranza assoluta nel voto di lista (ma nel 1995 e nel 2000 perse al maggioritario, voto che conta per eleggere il governatore), pur non essendo certo il Molise tra le roccheforti berlusconiane (nel 2008 fu una delle poche regioni in cui prevalse l’alleanza Pd – Idv, a causa dell’exploit di Di Pietro nella sua terra di origine). Inoltre, diversamente dal voto ai candidati, la vittoria come coalizione di questo centrodestra allargato all’Udc, è assai più ampia di cinque anni fa.
Andiamo con ordine; innanzi tutto i dati: Iorio si conferma con circa il 47%, ed un vantaggio dello 0.8% su Paolo di Laura Frattura, presidente uscente della Camera di Commercio di Campobasso e candidato del centrosinistra; come coalizioni però, il centrodestra (più Udc) sfonda il 56% ed il centrosinistra si ferma al attorno al 40% (alle precedenti era 53 a 47). La fortissima differenza percentuale (e anche nei voti assoluti) testimonia un massiccio ricorso al voto disgiunto, circostanza verificatasi in quasi tutto il Sud (da Cagliari a Napoli, alla Calabria) a svantaggio del centrodestra alle amministrative ultime, e rivelatasi decisiva in molti casi per la sconfitta dell’alleanza berlusconiana (a differenza che al Nord, dove il centrosinistra vinse sia nel voto ai candidati, sia nelle liste).
Exploit per il candidato del Movimento 5 stelle, Antonio Federico, che, in una terra dove (come in tutto il Sud) fino ad ora non era granché emerso il voto grillino, balza al 5.6% (ma nel dato di lista si ferma a poco più del 2), risultando determinante per la sconfitta di Frattura; ma questo risultato diventa il 10% a Campobasso, addirittura l’11.7% a Termoli.
Nell’esaminare i risultati, sin dai primi (lentissimi) scrutini emergeva una differenziazione tra città e paesini: nei principali centri, i due capoluoghi, ma anche Termoli, Larino, addirittura nella roccaforte azzurra di Venafro, Iorio crolla, rispetto al 2006, mantenendo la prevalenza nella sola Isernia, sua città di origine; nei piccoli paesi (numerosissimi ed evidentemente decisivi) però, Iorio in molti casi addirittura aumenta i voti rispetto a cinque anni addietro, e del pari Frattura registra tonfi impressionanti. Proiezioni attendibili non erano possibili: se arrivavano sezioni dei paesini, sembrava che Iorio stesse dilagando, poi arrivavano i dati dalle città e Frattura sembrava in grado di vincere.
Una riflessione: è difficile considerare quello molisano un voto politico in sé, e dedurne, come ha fatto il segretario Pdl Alfano, che è partita un’inversione di tendenza a favore della maggioranza; tanto più che, su richiesta dei vertici del Pdl locale (a cui va la palma di prima forza in Regione con quasi il 19%) il nome di Berlusconi è stato escluso dal simbolo del partito, per evitare che l’impopolarità del Cav contribuisse a danneggiare (come avvenuto per la Moratti) la causa di Iorio. Certo alcune considerazioni politiche vanno fatte: anzitutto, un centrodestra (come voto di lista) ‘deberlusconizzato’, alleato con l’Udc e con i moderati, senza Lega, né La Destra, ottiene un consenso notevole. Su quest’ultimo aspetto il centrosinistra dovrebbe riflettere: Frattura esce a testa alta, ma per la coalizione, Pd in particolare (minimo storico, sotto il 10, doppiato da un Pdl pur in affanno, e quasi pari con Progetto Molise, lista locale a supporto di Iorio, e tallonato dall’Idv) è stato un disastro; neppure l’Idv è andata granché bene, segno che l’elettorato non ha gradito molto la candidatura di Cristiano Di Pietro, figlio di Tonino, pur eletto consigliere. Infine è senz’altro politico il successo grillino: è sintomo di una protesta che, partita come un sassolino, potrebbe trasformarsi in slavina.

 

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