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In una sola parola: sciopero!

Dopo il successo del Cav La rabbia del menagramo

Di Alessandro Sallustri

Pochi anni fa la Germania decise di riformare il mercato del lavoro. Venne approvata una legge che diceva, in sintesi: l’azienda in difficoltà può decidere in qualsiasi momento quanti lavoratori licenziare, il sindacato stabilisce quali in base a parametri suoi (età, anzianità, numero di figli e altro ancora). Il risultato è stato che la disoccupazione è diminuita, molte imprese malconce si sono salvate, le altre hanno ripreso ad assumere e sono cresciute, il pil è salito. Nessuno è finito sotto un ponte a fare la fame. La differenza tra l’Italia e la Germania è soprattutto questa: loro possono riformare, noi no. Lo si sapeva, ma ieri ne abbiamo avuto la prova definitiva nell’accoglienza che i sindacati hanno riservato all’annuncio della riforma sulla libertà di licenziamento, uno dei punti contenuti nella lettera- impegno con l’Europa. In una sola parola: sciopero. Più o meno dello stesso tenore la reazione della sinistra: non se ne parla, Berlusconi vada a casa.

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