Al G20. Con gli occhi rivolti al Quirinale | T-Mag | il magazine di Tecnè

Al G20. Con gli occhi rivolti al Quirinale

di Carlo Buttaroni

A settembre il tasso di disoccupazione in Italia è salito all’8,3%. Contestualmente il fronte degli occupati è sceso sotto i 23 milioni, con circa 86 mila lavoratori in meno rispetto al mese precedente. Tra i giovani uno su tre è senza occupazione e tra le donne una su due non ha un lavoro, né lo cerca.
Nel frattempo il tasso d’inflazione a ottobre è salito al 3,4%, con un aumento su base mensile dello 0,6%, il più alto da giugno 1995.
Una crescita, oltretutto, in piena contraddizione con il calo dei consumi e del potere di acquisto, tanto che le associazioni dei consumatori denunciano che, tra inflazione e manovre, quest’anno le famiglie avranno 1.621 euro in meno nel portafoglio. Nei prossimi anni andrà peggio: tra il 2012 e il 2014 la perdita di valore complessivamente sarà pari a 8.300 euro.
Giusto per non farci mancare nulla a ottobre è cresciuto anche il prezzo della benzina. La verde è aumentata del 17,8% su base annua e dello 0,8% su base mensile. Ancora peggio il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto (+ 21,2%), con un’inevitabile ricaduta sui prezzi al consumo.
Mentre fare la spesa costa di più, le retribuzioni si sono assestate sui livelli più bassi degli ultimi anni. Su base annua, la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,7%) e il livello d’inflazione (+3,4%), ha toccato una differenza pari a 1,7%, il divario più alto dal 1997, quando le retribuzioni crescevano a ritmi superiori al 4%, mentre l’inflazione si manteneva poco sopra il 2%.
Ad allargare la forbice è il rallentamento dell’attività contrattuale, sopratutto a causa del blocco dei rinnovi nella pubblica amministrazione (ad attendere un nuovo accordo in Italia, infatti, sono ben 4,3 milioni di dipendenti).
A soffrire non è solo il comparto pubblico, ma anche una parte del settore privato. L’Istat ha diffuso i dati sulle retribuzioni lorde nelle grandi aziende ad agosto, cifre che mettono in evidenza una riduzione dello 0,7% su base annua.
Intanto il differenziale tra Btp decennali e Bund tedesco, l’ormai famigerato spread, segna quota 440 punti. Già 300 sarebbe stato sufficiente ad aver paura perché lo spread determina gli interessi che si pagheranno sul debito pubblico. Significa che la Germania può indebitarsi a un tasso di circa il 2,5% l’anno, mentre l’Italia deve pagare agli investitori oltre il 6%. Questo soprattutto perché il rischio d’insolvenza dell’Italia è più alto di quello della Germania.
Se Sparta piange, Atene non ride. I piani di sostegno economico da parte dell’Europa, finanziati principalmente dai Paesi più ricchi, sono messi continuamente in crisi dai dati macro-economici che non sembrano avere intenzione di mettersi sulla buona strada, aggiungendo un’ulteriore incognita. Una sensazione rafforzata anche dal tasso di disoccupazione tedesco salito al 7%, dal 6,9% del mese precedente, facendo crescere i senza lavoro di circa 10 mila unità, mentre gli esperti avevano stimato, al contrario, un aumento dell’occupazione.
A livello europeo, l’indice delle Piccole e Medie Imprese del manifatturiero è sceso a 47,1 punti dai 48,5 di settembre, anche in questo caso con una flessione maggiore rispetto alle attese degli economisti che si aspettavano un calo meno consistente. E a mostrare segnali di cedimento adesso c’è anche la Francia.
Insomma, ce n’è abbastanza per smettere di preoccuparsi e cominciare ad avere paura.
Il Governo ha poche ore di tempo per portare al G20 misure anticrisi credibili. Ma è debole e diviso.
Il Presidente della Repubblica ha dismesso le vesti di notaio e garante della Costituzione per assumere un pieno ruolo politico. È al Quirinale che in queste ore guardano l’Europa, i mercati e gli italiani.

 

2 Commenti per “Al G20. Con gli occhi rivolti al Quirinale”

  1. […] il presidente della Repubblica abbia “dismesso le vesti di notaio e garante della Costituzione per assumere un pieno ruolo politico” in questa […]

  2. […] che si è abbattuto sul nostro Paese. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (come già aveva notato non molti giorni fa il direttore di T-Mag, Carlo Buttaroni) ha “assunto un pieno ruolo […]

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