“Siamo liberi, così abbiamo iniziato a vivere” | T-Mag | il magazine di Tecnè

“Siamo liberi, così abbiamo iniziato a vivere”

di Fabio Germani (ha collaborato Michela Morizzo)

Abbiamo deciso di tentare un approccio diverso, almeno per oggi. Siamo ben consci della gravità della situazione di cui, nostro malgrado, siamo stati forieri commentando la annunciate dimissioni al rallentatore del premier Silvio Berlusconi. Però non siamo i soli: c’è un mondo là fuori che cambia, che cerca di rendersi migliore. Come in Tunisia, dove stanno ricostruendo la propria storia, la propria identità. Avevamo in serbo questa intervista da un po’, per proporla aspettavamo soltanto il momento propizio. Riteniamo che oggi sia un buon giorno.

Touhami Abdouli è professore (Phd Cultural Anthropology) all’Università Euromediterranea in Slovenia e all’Università di Sousse, in Tunisia. È inoltre esaminatore esterno dei Phd all’Università Westminster di Londra. Nel suo Paese, la Tunisia appunto, si sono svolte da poco le prime elezioni libere dopo l’era totalitaria di Ben Ali. È dalla Tunisia che tutto ha avuto inizio: la primavera araba, le proteste, le piazze festanti e gremite di giovani. Finalmente liberi. “Prima delle elezioni – racconta il professore a T-Mag – non eravamo niente, solo persone che vivevano la loro vita senza scopo alcuno. I nostri sogni erano dirottati, le nostre ambizioni limitate. Ricordo che un giorno dissi a un mio amico: ‘Non penso che riuscirò a vedere un regime democratico prima della mia morte’. Adesso è una realtà. Sto ancora sognando… Vi prego: se sto ancora sognando, mi svegliate?”.
“Per la popolazione tunisina – riprende il filo del discorso Abdouli –, le elezioni hanno significato due cose principalmente. Innanzitutto, una transizione storica dall’essere un gregge di pecore dominate dal padrone, limitati, imprigionati, molestati, soffocati dall’essere veri cittadini. E in secondo luogo il passaggio dal regime dittatoriale alla libertà e alla ricostruzione della storia. Con Ben Ali vivevamo la libertà dentro di noi, nelle nostre anime. Adesso è realtà. Prima non eravamo liberi e quindi non esistevamo, adesso siamo liberi così abbiamo iniziato a pensare, così abbiamo iniziato a vivere”.

In questa tornata, vinta da Ennahdha, è stata eletta l’Assemblea costituente ora chiamata a stendere la Carta fondamentale del Paese. Quali sono le aspettative dei cittadini? Quali valori la Carta dovrà sostenere?

Mi permetto di chiarire alcuni aspetti. Ennahdha non ha vinto, è il blocco che ha ottenuto il maggiore numero di seggi, circa 90. Ma non ha avuto la maggioranza, per averla avrebbe dovuto ottenere 109 seggi. Un punto che tengo particolarmente a sottolineare è che i partecipanti alle elezioni sono stati il 46% della popolazione totale tunisina. Il che significa che il 54% non ha votato. Evidentemente non sono con Ennahdha e queste persone rappresentano la maggioranza. Noi, in qualità di forum democratico, stiamo chiedendo un governo basato su un interesse nazionale comune. La gente si aspetta questo, la Carta dovrà indicare le modalità per fornire gli strumenti a sostegno della democrazia, libertà, opportunità ed equità sociale. Chi sarà incaricato di governare è invece una domanda arcaica e non una questione basilare. Noi adesso stiamo rispondendo su “come governare democraticamente” ed “essere un modello tra i modelli”.

Quali saranno i rapporti con i Paesi occidentali, in particolare con i partner del Mediterraneo?

Adesso siamo partner allo stesso livello, siamo decision makers con i nostri amici in Europa. Nel Mediterraneo siamo ‘esseri umani mediterranei’ e costruiremo il future insieme. La popolazione tunisina è sempre stata cosmopolita e lo è ancora. Comprensione reciproca, rispetto e trasparenza sono i principi basilari. Quello di cui abbiamo bisogno è essere interdipendenti, non dipendenti. Vedo la Tunisia come parte dell’Unione europea prima ancora della Turchia. Siamo candidabili sotto tutti gli aspetti.

A suo avviso cosa resterà dell’era Ben Ali nel cuore dei tunisini?

Ben Ali se ne è andato tra la polvere della storia e quello che rimane è una grande lezione: mai dare fiducia a soggetti “stupidi” e “vivere liberi o morire”.
Noi sappiamo quello che vogliamo, non abbiamo bisogno di sapere chi vogliamo. Questo è il vero pensiero costruttivo.

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2 Commenti per ““Siamo liberi, così abbiamo iniziato a vivere””

  1. […] Interview with Touhami Abdouli. Abdouli Ph.D. (Cultural Anthroplolgy) is Professor at the Euromediterranean university in Slovenia and the Faculty of Arts and Humanities, University of Sousse, Tunisia. He is also the exterminal examiner of PHDs at westminster university, London, UK. […]

  2. […] Osservazione che fa il paio con quanto affermato dal professore tunisino, Touhami Abdouli, nell’intervista a T-Mag l’indomani delle prime elezioni libere dopo l’era Ben Ali: “Chi sarà incaricato di […]

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