Napolitano: “Incarico a Monti non è ribaltamento elezioni 2008” | T-Mag | il magazine di Tecnè

Napolitano: “Incarico a Monti non è ribaltamento elezioni 2008”

L’incarico dato a Mario Monti di formare un nuovo governo (dopo che Berlusconi ha rassegnato “correttamente le dimissioni”) non rappresenta un ribaltamento delle elezioni del 2008 né il venir meno della democrazia dell’alternanza, si tratta soltanto a tre anni e mezzo dal governo del 2008 di dare vita a un governo che possa riunire forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che esige l’attuale emergenza finanziaria ed economica”. Lo ha detto al Quirinale il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Secondo Napolitano è necessario “tentare di evitare un precipitoso ricorso al voto e un vuoto di governo”, “un’esigenza cui dovrebbero concordare tutti”. Anche perché “da domani alla fine di aprile verranno a scadenza 200 miliardi di buoni del tesoro e bisogna rinnovarli, collocandoli sul mercato”. Per fare questo serve dunque mettere da parte “rivalse e faziosità ma ritrovare un clima di serenità e di massimo rispetto. E’ questa l’operazione per fare uscire il Paese dalla crisi”.
Napolitano, infine, non ha risparmiato quanti in queste ore si sono lanciati in iperbolici toto-ministri: “Questa è materia che ora passa al professor Monti e che sarà certamente oggetto dei suoi colloqui con le formazioni politiche. Se qualcuno si inventa prima che il governo si fa in due ore poi i tempi risultano allungati. Ma non si è mai parlato, con una base minima di serietà, che bastasse un giorno. L’esecutivo si farà nei tempi più brevi che consente il necessario scrupolo per confrontare e raccogliere tutte le istanze”.

 

1 Commento per “Napolitano: “Incarico a Monti non è ribaltamento elezioni 2008””

  1. Monti, Berlusconi, Napolitano e la casta politica italiana

    Il dado è tratto.

    L’esecutivo tecnico Monti sostituisce l’esecutivo politico Berlusconi.

    Obiettivo:

    realizzare quelle riforme strutturali e quelle liberalizzazioni del mondo del lavoro che urgono al paese e che nessun governo politico ha sinora mai realizzato, benché promesso.

    Resta incomprensibile, essendo invariata la composizione della casta politica parlamentare, come sia possibile modificare, per esempio, una legge elettorale che promette attualmente un collegio ed una elezione sicura ad vitam ai parlamentari italiani.

    Come anche non si comprende come e perché la medesima casta politica dovrebbe realizzare urgentemente quelle riforme strutturali e quelle liberalizzazioni decretate dal governo Monti che la medesima casta politica non ha voluto realizzare con le decretazioni del governo Berlusconi, e proprio ad iniziare da quella decretazione anti-corruzione che più di ogni altra, assicura discontinuità alla peggiore evidenza della casta politica e burocratica italiana:

    quella troppe volte e troppo spesso coinvolta in scandali corruttivi o in presunte connivenze e cointeressenze negoziali con le organizzazioni mafiose a danno della libertà dello stato italiano e dei suoi cittadini.

    Ed è proprio questo l’aspetto che maggiormente incuriosisce nella transizione italiana contemporanea, posto che, dai vari interventi politici resi pubblici nel corso delle consultazioni del Capo dello Stato Napolitano, pare siano scomparsi problemi storici di grossa evidenza come il contrasto alle organizzazioni mafiose, la questione Morale, la questione Meridionale e la questione Settentrionale, per fare solo alcuni esempi che saltano agli occhi.

    Ma così è scomparsa anche l’emergenza della così detta Monnezza Napoletana, della quale si è perduta ogni traccia, benché non ancora la presenza.

    A meno che non si voglia ulteriormente deresponsabilizzare la casta dominante dinanzi alla crisi italiana, eludendo la realtà di una spesa pubblica impossibile e di un debito pubblico invalidante, e discutendo invece di una crisi che non pare trovare fondamento nella incapacità politica italiana, nel dibattito politico attuale, ma sembra cercare motivi e responsabilità del default italiano in una più volte paventata e mai dimostrata incapacità francese, tedesca od europea, ovvero di una fantasmagorica onnipresenza giudo-plutaico-massonica a seconda del caso e della opportunità.

    Come se l’illegalità diffusa, il lavoro nero, l’evasione fiscale, il cancro mafioso, la crescita della spesa pubblica e del conseguente indebitamento pubblico italiano, fossero responsabilità imputabili ai parlamentari ed ai capi di governo europei.

    In questa ottica di de-responsabilizzazione politica, pare di assistere al solito teatrino italico dello scarica barile, nel quale i problemi del paese non vengono mai risolti, perché semplicemente essi sono ridotti alla “non esistenza” o ridotti al silenzio dalla classe dominante italiana, che controlla integralmente anche l’informazione, grazie ad una normativa anch’essa vetusta ed antiquata, bisognosa di una tempestiva e complessiva liberalizzazione dai “controlli politici” imposti da una normativa fascista che nessun parlamento repubblicano ha mai abrogato e riformato.

    Per cui, d’un tratto, sono risolte senza fatica alcuna, questioni annose e dannose come quella delle presenza potente delle mafie nella società italiana che possiamo sintetizzare nel paradigma:

    tutti mafiosi? Nessuno mafioso.

    Ovvero : tutti corrotti? Nessuno corrotto.

    Tutti indebitati? Nessuno indebitato.

    Ma questo rappresenta un gioco assai pericoloso, poiché forzare il gioco adesso, equivarrebbe al veder comparire il Tilt nel gioco del Flipper, con l’oscuramento del piano di gioco e la sua immediata immobilizzazione.

    E dopo il Tilt, come tutti sanno, non resta che attendere che appaia la scritta luminosa Game Over.

    Ed il gioco è finito.

    Per sempre.

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

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