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I “vampiri buoni” del cinema, il perché di un successo

di Giorgia Del Cupola

Al primo week end di programmazione risulta essere il quinto miglior esordio cinematografico della storia americana, preceduto dall’altro fenomeno editoriale Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2, Il Cavalierie Oscuro, Spider Man e dal secondo capitolo della saga in questione, New Moon. Il mattatore del botteghino a cui ci si riferisce è il quarto film dell’epopea di Twilight, Breaking Dawn – Parte I, che nel primo fine settimana di programmazione totalizza un incasso di 139,5 milioni di dollari negli States e 284 milioni nel mondo. In questo capitolo il vampiro Edward e l’umana Bella riescono finalmente a convolare a nozze, alle quali segue la luna di miele e la tanto sospirata unione fisica dei due, problematica in quanto Edward con la sua forza sovrannaturale ha paura di fare del male alla ragazza in un impeto di passione. A parte qualche livido la conseguenza più drammatica dell’accoppiamento dei giovani sposini è un’inaspettata gravidanza, evento mai capitato prima nella storia dei vampiri e degli umani e che porterà Bella allo sfinimento fisico e poi alla morte. Sullo sfondo sempre il terzo incomodo- licantropo Jacob che passa dal sentimento di vendetta nei confronti della bambina, rea di aver ucciso la sua amata, all’amore per questa, a causa dell’imprinting, una specie di colpo di fulmine inevitabile, che lega un licantropo in eterno alla donna con cui lo “contrae”. Questa prima parte dell’ultima trasposizione dei romanzi di Staphanie Meyer si conclude con la trasformazione in vampiro della protagonista, inevitabile per salvarle la vita dopo il parto. A parte la trama incompleta e dilatata all’inverosimile al fine di ottenere due mostri del box office anziché uno, il film risulta scarso sia dal punto di vista della sceneggiatura che della regia e di conseguenza dell’interpretazione degli attori.
Ma come si spiega questo successo (o più in generale il fenomeno Twilight) in netta controtendenza rispetto alle critiche? Sociologicamente parlando, a prescindere dal tema horror-fantastico su cui si basano i romanzi, le gesta dei protagonisti seguono una traccia etica sicuramente filo cattolica, per cui i due ragazzi si astengono dall’avere rapporti sessuali prima del matrimonio e la protagonista arriva a morire pur di non abortire un “mostro” che portava in corpo e che la dilaniava dall’interno. Nonostante le società occidentali, in particolar modo quella americana, siano caratterizzate da comportamenti giovanili di gran lunga distanti da questi ideali, evidentemente hanno in sé il bisogno di ritrovarli. Pertanto questo pubblico adolescente e post- adolescente, sembra che cerchi di sanare una totale latitanza di valori e di punti di riferimento attraverso il cinema buono e buonista.
Esempio ne è anche Harry Potter e i numerosi musical della Disney, in cui non i protagonisti non vanno mai oltre a un casto bacio.
Il film sarà anche pessimo, ma se è veicolo di un messaggio tanto positivo, che ben venga, in barba ai critici e alla faccia del cinema d’autore.

 

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