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Musica e licenze CC. Gli ostacoli dell’autopromozione

di Luca Bianchino

I musicisti di oggi devono avere molte altre competenze oltre a quelle musicali, ossia capire le potenzialità della rete e i suoi canali di diffusione per proporre la loro arte. Fino a qualche anno fa conoscevamo, quasi tutti, solo la parola copiright che rappresenta come un muro di suono la frase: “Questo è tutto mio, se ti serve qualcosa, paga”.
Sulla proprietà intellettuale di opere dell’ingegno, nessuno discute, ma sulla fruibilità – specialmente sulla rete – forse è il caso di trasformare la formula “questo è tutto mio” in “questo è mio e tu puoi usarlo”.
Il termine “copyleft” nasce con le licenze libere, come le Creative Commons, che rappresentano questo traguardo dove la cultura diventa condivisibile in maniera legale perché esse disciplinano l’utilizzo da parte di terzi concedendone alcuni diritti, a differenza di quanto avviene tramite una politica di copyright che non concede alcun diritto se non dietro pagamento.
Le licenze non garantiscono la paternità dell’opera, ma disciplinano il solo utilizzo. Questo meccanismo diventa, ai giorni nostri, vitale per un musicista emergente, perché le licenze invogliano la condivisione della musica e il download, utile all’artista per promuoversi. Con l’aumentare dei musicisti che usano le C.C. sbucano Netlabel e Web Radio. Le Netlabel che non nascono con pretese di lucro in quanto pubblicano ep, album e singoli in free download o al massimo chiedono una donazione libera, perché volte alla diffusione e promozione di artisti emergenti, ma anche le web radio che diffondono la musica sotto licenze Creative Commons, sono la base per una esperienza diversa e un piccolo aiuto ai musicisti che potranno iniziare a divulgare le proprie opere.
Tale scenario appare splendido, non fosse altro che gli utenti finali (forse ancora pochissimi) in quanto fruitori a costo zero, non sostengono economicamente con donazioni né artisti, né netlabel, né web radio e, indirettamente, il circuito tende a sgretolarsi in quanto basato solo sul sacrificio personale e da una forte passione, laddove si investono tempo e denaro.
In questo modo non si cresce più di tanto e non si diventa abbastanza “grandi” da poter rappresentare una reale alternativa nel mondo della musica. Più che la musica, sono i musicisti emergenti allo sbando. E se sono allo sbando loro, è l’intero sistema musicale a risentirne.

Luca Bianchino è il leader del gruppo rock Guarentigia

 

4 Commenti per “Musica e licenze CC. Gli ostacoli dell’autopromozione”

  1. Bellissimo articolo Luca, analasi accurata e conclusioni precise.
    Forse siamo nel periodo di transizione, come è successo per le licenze gnu che ora invece viaggiano bene.
    Il futuro ci dirà qualche cosa di più, però io sono ottimista e comunque tenere duro e non lasciarsi scoraggiare, guardare più hai successi ottenuti che non agli ostacoli
    Complimenti!
    E adelante!

  2. Articolo azzeccatissimo. Occorre trovare nuovi modi per la promozione e l’autopromozione che non sia solo la distribuzione gratuita del proprio prodotto. Il web può essere davvero una gran vetrina se si sa come utilizzarlo al meglio.

  3. […] “free”: un ostacolo per i compensi? di Luca BianchinoDopo il primo articolo in cui abbiamo parlato dei possibili vantaggi (ma anche degli ostacoli) derivanti da un nuovo tipo […]

  4. […] (ma oseremmo dire dell’arte in generale)? E’ un interrogativo che ci siamo posti in alcune occasioni, di recente. Stiamo provando cioè a capire quali sono ad oggi i migliori canali di diffusione per […]

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