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Il sondaggio è comunista?

di Claudia Carmenati

Cos’è la destra cos’è la sinistra. Se lo domandavano Gaber, Rokko Smitterson e anche Francesco Nuti quando, dissertando sugli affettati, affermavano che la mortadella è comunista, il salame socialista, il prosciutto è democristiano, la coppa è liberale e via dicendo. Ma mai ci sarebbe venuto in mente di chiederci se una scienza matematica possa diventare un vessillo politico.
Ebbene, è tempo di chiedersi: il sondaggio è guelfo o ghibellino?
La riflessione nasce da un’interessante critica che un accreditato giornale di area pidiellina scrive a proposito della pubblicazione su l’Unità di sondaggi politici. La documentatissima penna manifesta stupore perché anche il giornale di Gramsci cede alla tentazione mefistofelica di pubblicare numeri e percentuali. Per quanto non mi senta una Biancaneve postmoderna, pecco di ingenuità se mi chiedo quanto possono essere manipolati dei dati matematici? Davvero dopo la filosofia, il cinema, il giornalismo, la fisica anche la matematica può asservirsi al potente di turno? Oggi che abbiamo l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa, nato nel 2002, non credo abbia ancora senso additare i sondaggi come strumenti di propaganda.
“I sondaggi sono a servizio delle scienze sociali – spiega Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè e sociologo -, ma rientrano nel campo delle probabilità. Misurano dei fenomeni, ma sono soggetti a variabili e oscillazioni. Si chiamano sondaggi d’opinione, non di certezze. Esiste però una democraticità nei numeri: quando tutti confermano, con un delta minimo, la stessa tendenza. C’è da dubitare piuttosto di quelle ricerche che danno risultati difformi dal trend. I numeri sono numeri”.
E quanto sono rassicuranti i numeri. Quando ci confermano uno stato d’animo collettivo, quando ci prospettano una speranza. E quando sbagliano, che scoop! Il Manifesto che pubblica la notizia della sconfitta, clamorosamente errata, di Bush alle presidenziali del 2004: la gioia di un attimo. Il broncio di Emilio Fede alle politiche del 2006: una scena mitica, da teatro greco. Tutto grazie ai sondaggi. E ai loro errori, anche, che confermano quanto sia difficile catturare la volubilità del pensiero umano. Quel bisogno di rivincita dell’intuito e del diritto di cambiare idea all’improvviso, il tutto contro i dettami della morale aritmetica. Quello stato d’animo che ci fa dire: ecco, avevo ragione io!

Post scriptum. L’ho appena detto al mio navigatore: mi avrebbe fatto fare la strada più trafficata. Tiè.

 

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