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La Giornata mondiale. I numeri dell’Aids

Ogni tre ore c'è un nuovo contagio da virus dell'Hiv, sono 3 mila i nuovi casi ogni anno, ci si infetta di più al centro-nord rispetto al sud-isole e nel 2010 quasi una persona su tre diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera.
di Claudia Carmenati

Nella giornata mondiale contro la lotta all’aids/hiv imperversano in rete i siti con il “red ribbon”. Manca all’appello però Google, che non concede né un doodle né un altra forma di commemorazione per un’epidemia mondiale che, dal 1981 ha ucciso oltre 25 milioni di persone. Il successo di questo fiocchetto rosso, appuntato ogni giorno sui vestiti di milioni di persone, nasce in una notte del 1991 grazie all’attore Jeremy Irons che lo appunta sulla sua camicia durante la cerimonia di premiazione dei “Tony Awards”, da allora diventa il simbolo a quello universale della solidarietà alle persone sieropositive contro quello che viene definito il male del secolo.
Ma se è vero che le celebrità scomparse a causa della malattia fanno ancora parlare di sé, non è altrettanto capillare l’informazione sui numeri dell’aids in Italia oggi. Ogni tre ore c’è un nuovo contagio da virus dell’Hiv, sono 3mila i nuovi casi ogni anno, ci si infetta di più al centro-nord rispetto al sud-isole e nel 2010 quasi una persona su tre diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera. I dati sono stati presentati al Ministero della Salute in occasione della presentazione delle iniziative per la Giornata mondiale contro l’Aids, che si celebra il 1°dicembre.
Nel 2010 quasi 6 persone ogni 100 mila residenti hanno contratto il virus dell’Hiv e secondo le stime il numero delle persone viventi che hanno contratto quest’infezione è aumentato, passando da 135 mila casi nel 2000 a 157 mila nel 2010, principalmente per effetto della maggiore sopravvivenza legata alle terapie antiretrovirali che comportano un aumento progressivo del numero delle persone viventi Hiv positive. Dall’inizio dell’epidemia nel 1982 ad oggi in Italia sono stati segnalati circa 64 mila casi di Aids, di cui quasi 40 mila deceduti.
Oggi, 1° dicembre, si festeggia la Giornata mondiale contro l’Aids, istituita nel 1987 per aumentare nelle presa la presa di coscienza rispetto alla malattia. Dal 1987 al 2004 la Giornata è stata organizzata dall’UNAIDS, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della lotta all’Aids, la quale, in collaborazione con altre organizzazioni coinvolte, ha scelto di volta in volta un “tema”.
Quello di quest’anno è prevenzione e lo slogan “Getting to zero”, ovvero arrivare a zero nuove infezioni, zero discriminazioni, zero morti Aids-correlate. Sono tante le iniziative organizzate in tutto il mondo e sono tanti i dati che dovrebbero farci riflettere, non solo in occasione di questa giornata.
Ad esempio, un fenomeno abbastanza inquietante è quello dei “late presenter” (persone che giungono tardivamente alla diagnosi): un fenomeno in crescita, che dimostra l’importanza della diagnosi precoce e dell’accesso al test (paradossalmente l’estrema tutela della privacy può rendere “ostico” il test). I “late presenter” possono assumere comportamenti a rischio e infettare altre persone senza esserne consapevoli.
C’è poi un altro tema, che riguarda le donne HIV positive: quasi il 40% di loro scopre tardi di essere stato colpito dal virus, spesso quando l’AIDS è già in fase conclamata. E le donne, per le loro condizioni biologiche, sono due volte più a rischio di contagio in un rapporto non protetto rispetto all’uomo. Il tema “Donne e HIV” è stato al centro di un convegno tenutosi mercoledì al Senato, da cui è emerso un altro dato preoccupante: il 70% delle donne viene infettato da un partner stabile, mentre il 76% dei maschi contrae il virus durante un rapporto occasionale. In poche parole è l’uomo che normalmente “porta” la malattia all’interno della coppia. In Europa è in costante aumento il numero di donne colpite: il 35% delle nuove diagnosi riguarda infatti la popolazione femminile. E in Italia si registrano ogni anno 4 mila nuovi casi di infezione da HIV: 12 ogni giorno, uno ogni due ore e almeno un terzo riguarda le donne. L’età media degli uomini che scoprono di avere il virus è di 39 anni, quella delle donne di 35.

 

2 Commenti per “La Giornata mondiale. I numeri dell’Aids”

  1. […] di Claudia CarmenatiLa soglia d’attenzione mondiale sull’Aids sta calando. L’informazione fatta di numeri e la comunicazione del panico da pandemia non fanno più presa. Per affrontare un tema così […]

  2. […] di Claudia CarmenatiLa soglia d’attenzione mondiale sull’Aids sta calando. L’informazione fatta di numeri e la comunicazione del panico da pandemia non fanno più presa. Per affrontare un tema così […]

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