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Tre modi di spiegare la manovra

di Fabio Germani

“Sono qui per spiegare, non sono qui per far piacere a lei”. La stilettata non era tanto per il suo interlocutore, Bruno Vespa, ma molto più presumibilmente per quanti nelle ore precedenti avevano criticato la partecipazione del premier a Porta a Porta, il salotto che troppe volte in passato aveva accolto Silvio Berlusconi.
Mario Monti si definisce un tecnico e allo stesso modo presenta agli occhi dell’opinione pubblica i ministri. Ma quando parla sembra piuttosto un politico navigato, uno abituato alle polemiche e alle critiche. Un ulteriore assaggio della sua arte oratoria, Monti l’aveva offerto domenica durante la conferenza stampa a termine del Cdm. Pur non citandoli, i destinatari della prima frecciatina erano stati gli editorialisti (“amici economisti”) del Corriere della Sera, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, rei di avere giudicato frettolosamente misure in verità non presenti nella manovra varata dal governo.
Con la comunicazione ci sa fare, Monti. Gli ultimi accorgimenti economici – che hanno destato diversi malumori a causa degli sforzi richiesti ai cittadini (reintroduzione dell’Ici, aumento dell’Iva, congelamento dell’indicizzazione delle pensioni all’inflazione) – sono stati illustrati in varie occasioni, ognuna con il proprio filo conduttore. La priorità dell’Unione europea e la salvaguardia della moneta unica parlando con la stampa estera. L’urgenza delle misure adottate per evitare il tracollo, garantendo però che “l’Italia non fallirà” in Parlamento. La comprensione per la rabbia della gente, ma al contempo l’appello ad uno spirito di sacrificio condiviso (“C’era il rischio di uno Stato insolvente”) in televisione. Ogni palcoscenico ha la sua platea e Monti dimostra di sapersi destreggiare adeguatamente perseguendo quell’unico obiettivo che è la salvezza del Paese.
Del resto lo stesso presidente del Consiglio ha ammesso nel corso del colloquio con Bruno Vespa di sentirsi un po’ un equilibrista alle prese con le istanze di una parte politica e dell’altra. Un continuo stop and go fatto di veti e concessioni alla bisogna al fine di garantirsi una maggioranza parlamentare responsabile che gli permetta di raggiungere gli obiettivi concordati.
Il punto di riferimento, in ogni caso, è l’Europa. E più volte, tra le tante in cui è intervenuto, Monti ha tenuto a ricordare il ruolo centrale riacquistato dall’Italia al cospetto di Germania e Francia. Agli italiani, invece, il professore si rivolge con parole di conforto invitandoli ad avere fiducia nel futuro nonostante le difficoltà del momento: “Ho invitato tutti a considerare che questa operazione di rigore, equità e crescita chiedeva sacrifici. Ma l’alternativa non era quella di andare avanti come niente fosse ma quella di correre il rischio che lo Stato non potesse pagare stipendi e pensioni. Le proteste sono giustificate, ma i cittadini italiani capiranno”.
Strategico, inoltre, l’orgoglio ostentato per i suoi ministri. Monti ricorda, tra le righe, che ad impedire “al treno di deragliare” sarà una squadra di “tecnici” che hanno rinunciato alle proprie carriere. Un modo per compattare le anime che formano “il governo di impegno nazionale”, così come fu presentato durante il primo discorso in Parlamento.

 

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