Dimmi come parli, ti dirò per chi voti | T-Mag | il magazine di Tecnè

Dimmi come parli, ti dirò per chi voti

“Per la grande maggioranza delle persone c’è la sinistra e c’è la destra – spiega Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè – e le differenze non sono solo formali, ma anche nella forza dei simboli e delle parole che ne accompagnano i significati”.
Innovatori ma radicati nel territorio, parlano di tasse ma anche di tradizione: sono gli uomini di destra. Solidarietà, integrazione e pubblico, sono ancora concetti di sinistra. Authority, Colle e par condicio: i lemmi dei tecnici. Tecnè ha analizzato le parole chiave che caratterizzano l’identità politica, riscontrando la continuità tra l’appartenenza elettorale e il lessico utilizzato.

Se credi nell’uguaglianza, usi il termine garanzia, gestisci il lavoro in modalità orizzontale, la tua preferenza ricadrà a sinistra. Mentre invece se ti fidi del privato, avverti il rischio nella società, organizzi le mansioni professionali delegando i compiti, il tuo voto si attesterà nell’area di destra. Rimane forte la distanza tra i due schieramenti intorno all’idea di “luogo” e di “tempo”. L’uomo di destra, infatti, si considera prevalentemente “figlio di un luogo” segno di continuità, di trasmissione di principi superiori al mutamento; l’uomo di sinistra, invece, si considera “figlio di un tempo”, protagonista di un’epoca e di una generazione. E mentre il primo coltiva l’idea di “governo del luogo e della tradizione”, il secondo promuove il “governo del tempo” e delle sue trasformazioni. “Nel comune sentire ancora oggi- spiega ancora il sociologo Carlo Buttaroni -, l’appartenenza politica si esprime attraverso differenze che hanno molto a che fare con la visione dei diritti e dei doveri, con la concezione del tempo e del futuro, con una certa idea della storia e delle tradizioni, con la gerarchia dei valori e dei bisogni. E nell’immaginario collettivo la politica ancora si alimenta di parole, che pur venendo dal passato, spiegano e raccontano, nutrendosi di significati e di simboli che danno corpo a una visione della società e della
convivenza”.

Un capitolo a parte della ricerca è dedicato alle parole dei tecnici. Holding, decentramento, consociativismo: sono i tecnicismi più usati. “Oggi – commenta Buttaroni – l’avvento del linguaggio tecno-burocratico, ha prodotto uno smarrimento dell’ispirazione sociale e apatia nei confronti dei partiti. E ha fatto crescere il suo opposto: una miscela di iperdemocraticismo plebiscitario e di iperpersonalizzazione della politica, entrambi favoriti da ciò che è stata variamente definita come telecrazia, telepopulismo, videopolitica”.

 

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