Calcioscommesse. Così si è infranto il sogno | T-Mag | il magazine di Tecnè

Calcioscommesse. Così si è infranto il sogno

di Mario Piccirillo

Ad un certo punto le roulette si ribalteranno tra i parati, e la musica rallenterà nei cocktail da gentiluomini. E i soldi riposeranno comodi nei materassi. Gli sbirri resteranno bloccati dal livore impotente e torneranno in Centrale con le pive nel sacco. Il grammofono gracchierà la festa dell’illegalità, e non ci sarà bisogno di una banana in bocca tenuta stretta dal canovaccio, niente accento svedese: Fantozzi è lei? L’ultima puntata del calcioscommesse è un fumetto ridicolo. Una fiction che s’è persa per strada pure il minimo sindacale del buongusto.
Confesso che ho molto peccato, in pensieri, poche parole e molte omissioni: ho sfogliato il giornale e bruciato la cronaca del pallone fallito. La decadenza ormai annoia. Non c’è più redenzione per le partite col trucco slavato, come le puttane all’alba: anime stracciate. Niente è più brutto del gioco rovinato: non è questione di giocattoli rotti ed altre metafore ruminate dal luogo comune, è proprio che al divertimento basta un soffio di sospetto per degradarsi. Le regole sono – devono essere – poche e limpide. Se ci sputi su, poi finisce che ci sguazzerai per sempre. E non c’era bisogno di arrivare all’ultimo Doni per rendersene conto. Basta respirare una partita qualunque, in un bar qualunque: appena il difensore liscia il pallone la partita è venduta. Il centravanti sbaglia ad un metro dalla porta? La combine è palese. E’ così che s’è scassato il sogno. Non oggi, l’altro ieri.
Il peccato originale del calcioscommesse anni ’80, quello aveva persino un suo fascino, con le crepe nello specchio e lo scandalo vero. Ora no: già tutto è stato fatto, tutto visto, tutto digerito. Glielo leggi negli occhi spenti: nessuno si scandalizza più di nulla. Atmosfera da anni ’30, con la disillusione del nuovo millennio. Le roulette sono incassate nel cartongesso, l’ispettore lo sa, scava e trova capitani che scappano in pigiama, con la voce in falsetto al telefonino. Facciamo altro, dai. Pensiamo ad altro. Che quelli, i Doni di questo gioco malato, nemmeno se ne rendono conto di quanta mestizia portano addosso. Ci scommetterei.

Mario Piccirillo è giornalista dell’agenzia Dire e ha un blog, qui.

 

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